Agroalimentare, l'eredità di Expo in Emilia Romagna

Al convegno tenutosi ieri nella sede della Regione, politica, agricoltura e mondo dell'agroindustria hanno ribadito la necessità di costruire strategie per innovare e internazionalizzare sempre di più

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

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L'assessore regionale Simona Caselli presenta i dati dell'agroalimentare emiliano-romagnolo
Fonte foto: © Regione Emilia-Romagna

Innovazione e strategie per accrescere l’export e l’internazionalizzazione dell’agroalimentare emiliano romagnolo. E’ questa l’eredità di Expo che si porta dietro per sé l’Emilia Romagna, puntando sempre di più sulla qualità dei propri prodotti, sulla salubrità e su azioni efficaci di marketing che posizionino sempre meglio le eccellenze dell’agroalimentare dell’Emilia Romagna sui mercati esteri.

Se ne è parlato ieri mattina al convegno “L’eredità di Expo per l’agricoltura dell’Emilia Romagna”, organizzato a Bologna in Regione.
Le direttrici per il nostro agroalimentare sono la qualità, l’innovazione e l’internazionalizzazione insieme al Governo e alle imprese – ha affermato il presidente della Regione Stefano Bonaccini, aprendo i lavori del convegno – l’agroalimentare è la seconda voce del nostro export ed è per questo che risulta fondamentale, con questo settore agganciare la ripresa, per superare definitivamente la crisi economica e creare nuovi posti di lavoro. Entro la fine del 2016 emetteremo dei bandi per quasi un miliardo di euro, perché vogliamo fare presto e sostenere così l’economia grazie a un settore che ha visto nel 2015 è cresciuto del 3%”.

L’obiettivo è quindi valorizzare al meglio l’esperienza ereditata dall’Esposizione milanese, per sostenere la propensione all’export e all’innovazione del sistema produttivo. Un impegno ribadito tra l’altro dal ministro Maurizio Martina, intervenuto al convegno con un messaggio video. “L’internazionalizzazione è uno dei fronti su cui il governo è impegnato – ha ribadito il titolare del Mipaaf – grazie all’export che nel 2015 ha superato i 36 miliardi di euro, oltre al tema del ricambio generazionale in agricoltura e alla questione organizzativa con la nascita del Ministero dell’agroalimentare. Per questo ritengo necessaria una collaborazione fra Regione Emilia Romagna e Governo su questo tema”.

L’assessore Simona Caselli ha poi ricordato l’esperienza di Expo tracciando poi le linee da seguire per il futuro. “Il nostro impegno in Expo è stato davvero enorme, non solo per i soldi investiti direttamente che per la nostra presenza capillare. La nostra prospettiva è sui mercati esteri e qui il potenziale è enorme. A fronte di un buon andamento dell’export complessivo, sono però ancora tante le aziende che non vanno all’estero. Al mondo produttivo chiediamo di condividere una strategia comune: è necessario muoverci come sistema, all’interno di un’azione completa nazionale. I capisaldi per la valorizzazione del nostro sistema agroalimentare sono la costituzione di una diplomazia agroalimentare, un sostegno forte all’innovazione e alla promozione dell’identità regionale”.

L’assessore regionale alle attività produttive Palma Costi ha ricordato anche le risorse destinate specificatamente all’internazionalizzazione, “circa 17 milioni, con i quali saranno finanziati bandi per la promozione dell’export, sia sui mercati europei che extra Ue, anche per piccole e medie imprese non esportatrici oltre che consorzi export e partecipazioni fieristiche. Bisogna intercettare un bacino di oltre 20mila imprese che solo occasionalmente esportano”. Paolo De Castro ha poi spiegato lo stato dei lavori a livello europeo riguardo gli accordi internazionali, in particolare il Ttip, ovvero il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti.

La scommessa è la domanda estera – ha spiegato l’europarlamentare – la qualità è certamente una condizione necessaria ma non più sufficiente per vincere sui mercati esteri. Dobbiamo lavorare di più sull’aggregazione commerciale e sulla distintività dei nostri prodotti, che subiscono ancora purtroppo la concorrenza dell’Italian Sounding, ovvero tutti quei prodotti non made in Italy con un nome simile al vero prodotto italiano”.

Il Ttip è praticamente impossibile chiuderlo entro la fine dell’amministrazione Obama – ha ammesso De Castro – per cui probabilmente si andrà alla fine del 2017, con la nuova amministrazione. Dal canto nostro dobbiamo lavorare sulla promozione, e il pacchetto europeo ad hoc per questo finanzia gli investimenti in questa ottica con 200 milioni di euro all’anno. Dobbiamo inoltre scongiurare la possibilità che vengano liberalizzate le denominazioni dei vitigni, sarebbe davvero grave per alcuni dei nomi principali del nostro sistema vitivinicolo. Lavoreremo per difendere il nostro agroalimentare e le nostre eccellenze”.

Tra le attività di sostegno all’export, il presidente regionale di Unioncamere, Maurizio Torreggiani, ha ricordato il programma “Deliziando”, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, oltre che con paesi come Canada, Usa, Cina e Hong Kong, con la quale nel 2016 si farà formazione, promozione e fiere internazionali. Infine, il convegno si è chiuso con una tavola rotonda con alcuni protagonisti della filiera agroalimentare regionale, tra cui Maurizio Gardini di Conserve Italia, Luigi Scordamaglia di Inalca, Gianpiero Calzolari di Granarolo, Sara Roversi di Future Food Institute e Lucio Cavazzoni di Alce Nero.

A chiudere il breve intervento di Fabrizio Grillo, segretario generale del Padiglione Italia all’Esposizione Universale. “Quella di Expo è stata una sfida vinta, ora è necessario insistere puntando su ricerca, tecnologia, educazione e valorizzazione delle tradizioni alimentari del nostro Paese”.

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