Il futuro dell'olivicoltura italiana tra riflessioni e proposte

Estratto dagli atti del primo convegno nazionale dell'olivo e dell'olio - I Sessione: modelli colturali e loro gestione

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Foto tratta dal campo sperimentale di Valenzano, Bari
Fonte foto: Soi

Sono stati recentemente pubblicati gli atti del primo Convegno nazionale dell'olivo e dell'olio, svoltosi a Portici (Na), 1-2 ottobre 2009. A partire da questo numero di Agronotizie saranno pubblicati alcuni contributi, estratti dall'opera. Questo primo articolo è relativo alla relazione di apertura dell'evento.

 

Riassunto della comunicazione orale di Angelo Godini
Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali, Università di Bari

La coltivazione tradizionale dell'olivo si caratterizza per gli alti costi, che oggi superano i prezzi di vendita dell'olio extravergine, almeno al netto dei sussidi UE, che sono a loro volta destinati a probabile scomparsa dal 2014 in poi. Incombe poi, a partire dal 2010, la libera importazione di oli extravergini dal Sud-Mediterraneo in base agli accordi di Barcellona del 1995. La maggiore voce di spesa è quella per la manodopera, sempre più rara e più cara.

Poiché i livelli produttivi degli alberi della coltura tradizionale non possono essere dilatati a piacere, i costi non possono essere compressi perché i prezzi d'acquisto delle materie utili per l'esercizio dell'olivicoltura (manodopera inclusa) sfuggono al controllo dei produttori, delle due l'una: o le Organizzazioni di categoria, attraverso il Piano Olivicolo Nazionale, riusciranno a portare le quotazioni degli extravergini a livelli remunerativi oppure all'olivicoltura non resta, pena il lento degrado, che una profonda innovazione con drastica riduzione dei costi di produzione, cosa praticamente impossibile da ottenere coi modelli tradizionali, così come con le proposte di ristrutturazione avanzate inItalia negli ultimi 50 anni.

Un viaggio compiuto in Catalogna (Spagna) nel novembre 1999, divenne occasione per convincerci ad avviare in Puglia studi sul modello di olivicoltura superintensiva, con meccanizzazione integrale di tutte le operazioni colturali. E' bene precisare che quello che più ci ha intrigato è stato il modello, a prescindere dalle varietà che adesso oggi risultano adattarsi. La relazione si conclude con l'illustrazione dei risultati forniti, in un campo sperimentale realizzato a Valenzano (Bari) nel 2006,da 13 varietà d'olivo al terzo anno dall'impianto quanto ad accrescimento vegetativo, precocità e consistenza delle produzioni iniziali. Vengono infine riportate informazioni desunte da terzi sulla valutazione complessiva degli oli di Arbequina, Arbosana e Koroneiki.

 

Parole chiave: Olea europaea L., Italia, modelli colturali tradizionali, problemi, modelli innovativi.

L'attività di ricerca svolta nel settore dell'olivicoltura superintensiva è stata resa possibile da finanziamenti concessi dalla Provincia di Bari.


La relazione completa, comprensiva di

• Introduzione

• La crisi strutturale dell'olivicoltura italiana

• Le proposte

• Il modello di olivicoltura superintensiva

è disponibile all'interno degli atti del convegno, sfogliabili on line su Agronotizie.


Per ulteriori informazioni: I Convegno Nazionale dell'Olivo e dell'Olio

Conveners:

Claudio Di Vaio - Università degli Studi di Napoli Federico II

Raffaele Sacchi - Università degli Studi di Napoli Federico II 

Il convegno è stato organizzato a Portici (NA) il 1-2 ottobre 2009, con il patrocinio ed il contributo dell'assessorato all'agricoltura della Regione Campania, dell'Università di Napoli Federico II e della Facoltà di Agraria, della SOI e del Comune di Portici.

Sponsor dell'evento: Bayer CropScienceGruppo PieralisiGowan ItaliaCifoK+S AgricolturaCovipCovilCivi-Italia e BASF Italia - Divisione Agro.

Gli atti sono pubblicati dalla Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI)

 

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