La frenata dei suini

Scesi in giugno prezzi e redditività. Va meglio la macellazione, ma solo su base congiunturale, come evidenziano le analisi del Crefis

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A pesare sulla redditività degli allevamenti anche l’aumento dei costi di produzione
Fonte foto: dave pullig

L'effetto Cina che aveva spinto verso l'alto i prezzi dei suini sembra aver perso energia.
Dopo l'impennata di maggio, conseguenza dell'aumento della domanda cinese di carne suina sui mercati internazionali, in giugno i prezzi sono scesi, mentre al contempo sono aumentati i costi di produzione.

Inevitabile la ricaduta sulla redditività degli allevamenti, che ha subìto una battuta d'arresto, come evidenziano le analisi del Crefis, il Centro di ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell'Università Cattolica di Piacenza, diretto da Gabriele Canali.
 

Aumentano i costi

L'indice Crefis segna infatti -3,9% su base congiunturale (ovvero rispetto a maggio) e -3% su base tendenziale (cioè nei confronti di giugno 2018).
A causare questa perfomance negativa sono stati sia i corsi delle materie prime sul lato dei costi sia i prezzi dei suini da macello sul lato dei ricavi.

A giugno, i capi pesanti da macello destinati al circuito Dop hanno quotato 1,340 euro/kg, che significa un calo del 3,6% rispetto a maggio, ma soprattutto dell'8,5% rispetto a giugno dell'anno scorso.
Stessa sorte è toccata ai prezzi dei suini pesanti destinati a produzioni generiche, che a giugno sono scesi a 1,277 euro/kg, ovvero -3,6% su base congiunturale e 3,3% su base tendenziale.

In aumento invece a giugno le quotazioni dei suinetti da allevamento.
In particolare, i capi da 30 kg hanno toccato valori medi mensili di 3,096 euro/kg (+1,4% rispetto al mese precedente); il confronto con l'anno scorso risulta però ancora negativo (-2,7%).
 

Meglio i macelli

Come mostra lo specifico indice Crefis, a giugno aumenta la redditività dell'industria di macellazione, anche se solo su base congiunturale (+2,6%); a livello tendenziale, invece, il dato è negativo (-1,1%).
Nel corso del mese i prezzi dei tagli freschi sono risultati perlopiù in aumento, salvo i lombi che, rispetto a maggio, sono calati del -2,9% nella tipologia "taglio Padova", scendendo a 3,525 euro/kg (+0,4% la variazione tendenziale).

Per le cosce fresche pesanti destinate a produzioni tipiche, i prezzi a giugno sono lievemente cresciuti (+0,1%), con una quotazione media di 3,640 euro/kg.
Un valore peraltro molto più basso (-20%) rispetto al giugno dell'anno scorso.
Una dinamica simile ha interessato anche le cosce fresche pesanti destinate a produzioni non tipiche, che a giugno hanno raggiunto valori di 3,280 euro/kg, per un +0,5% rispetto a maggio ma -12,8% rispetto al 2018.


Bene i prosciutti

A giugno aumenta la redditività della stagionatura dei prosciutti. A cominciare dai prodotti Dop pesanti che segnano +0,7% rispetto a maggio ma -4,5% rispetto a giugno dell'anno scorso.
Bene la perfomance anche dei prosciutti generici, con l'indice Crefis di redditività che registra a giugno +7,5% su maggio e +0,6% sullo stesso mese del 2018.

Da queste dinamiche, sempre nel caso dei prosciutti pesanti, esce un gap di redditività lievemente positivo (+2,7%), ovvero a favore della stagionatura dei prosciutti Dop.
Sul lato del mercato, a giugno il prezzo del Prosciutto di Parma pesante è rimasto stabile a 7,950 euro/kg; un valore però basso rispetto all'anno scorso, tanto che la variazione tendenziale è fortemente negativa (-16,4%).

Invariati a giugno anche i prezzi dei prosciutti stagionati destinati a produzioni non tipiche, che nella tipologia pesante hanno quotato 6,000 euro/kg; negativa anche in questo caso la variazione tendenziale (-11,8%).

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