E' crisi nera per i suini

I prezzi del vivo crollano ai livelli del 2016 e non si salvano nemmeno i prosciutti. Una situazione che favorisce i macelli, che vedono tuttavia calare le quotazioni dei tagli freschi. Lo confermano le analisi del Crefis

suino-cinta-senese-ag.jpg

Rispetto allo scorso anno gli allevamenti hanno perso il 17% in termini di redditività
Fonte foto: Angelo Gamberini - AgroNotizie

Prezzi così bassi per i suini da macello non si vedevano dal lontano 2016.
Una situazione che pesa sulla redditività degli allevamenti suini registrata dal Crefis, il Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell'Università Cattolica di Piacenza diretto da Gabriele Canali.

In febbraio rispetto al mese precedente il calo dell'indice Crefis è del 2,8%, ma ciò che più preoccupa è il meno 17% a livello tendenziale, cioè rispetto al febbraio 2018, un dato dunque non influenzato da fattori stagionali e contingenti.
Anche se è vero che la redditività era decisamente positiva lo scorso anno, il calo è veramente molto significativo.


La caduta dei prezzi

A febbraio, i prezzi dei capi pesanti destinati alle produzioni tutelate hanno continuato a diminuire, raggiungendo i 1,238 euro/kg, con un calo del 3,1% rispetto a gennaio (variazione congiunturale) e del 19,2% rispetto all'anno scorso.

Ma sempre a febbraio sono scese anche le quotazioni dei suini da macello destinati al circuito non tutelato, tanto che il prezzo medio mensile degli animali di peso 160-176 kg è stato pari a 1,140 euro/kg (-2,4% rispetto a gennaio).


Macelli in vantaggio

I prezzi in discesa dei suini da macello hanno favorito, dal lato dei costi, l'industria di macellazione.
Un andamento mostrato dall'indice Crefis di redditività che a febbraio sale del 2% su base congiunturale e del 7,4% su base tendenziale.

E questo nonostante il momento negativo del mercato dei tagli freschi.
A febbraio sono infatti diminuiti i prezzi delle cosce fresche pesanti destinate a produzioni tipiche, arrivando a 3,730 euro/kg, e cioè -1,8% rispetto al mese precedente ma soprattutto -27,7% rispetto all'anno precedente.

E' scesa anche la quotazione della coscia fresca pesante destinata a produzioni non tipiche, scambiata a febbraio a 3,170 euro/kg (-0,9% la variazione congiunturale e -16,8% la variazione tendenziale).

Calano infine i prezzi dei lombi freschi, con valori medi mensili arrivati a 3,050 euro/kg per il taglio Padova (-1% la variazione congiunturale).
 

Il crollo dei prosciutti

Sempre a febbraio scende ulteriormente la redditività della stagionatura di prosciutti.
In termini congiunturali, la redditività del Parma Dop pesante è diminuita dell'1,8%, arrivando a mostrarsi al livello più basso da quando l'indice viene calcolato (aprile 2012).

Una fase negativa mostrata pure dalla variazione tendenziale, pari a -16,4%. Redditività in calo anche per i prosciutti pesanti non tipici: indice Crefis a -5,1% a febbraio (-8,8% la variazione tendenziale).


Ma il Dop "tiene"

In un contesto di redditività comunque straordinariamente basse, il gap rimane a favore del prodotto Dop (+4,7%), così che a febbraio è stato più redditizio produrre prosciutti pesanti destinati al circuito tutelato rispetto a stagionare prosciutti non tipici.

Uno sguardo infine al mercato delle cosce stagionate.
A febbraio il prezzo del Prosciutto di Parma pesante è arrivato a 8,600 euro/kg, il che significa -2,3% rispetto a gennaio e -16,4% su febbraio 2018.

In discesa anche i prezzi dei prosciutti stagionati pesanti destinati a produzioni non tipiche, con valori giunti a febbraio a 6,113 euro/kg; un tale valore, oltre a mostrare un -15,4% a livello tendenziale, risulta essere il più basso da ottobre del 2013.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 191.621 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner