Anacer, il calo dell'export di pasta peggiora il deficit commerciale

Dopo la forte riduzione del disavanzo nel 2020 per la filiera cerealicola, complice il boom dell'export 2020 di pasta e prodotti trasformati, la "normalizzazione" dei dati ha riportato a crescere il deficit della bilancia commerciale di filiera

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

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Calano le vendite di pasta e prodotti trasformati all'estero nei primi tre mesi del 2021 (Foto di archivio)
Fonte foto: © beats_ Fotolia

Continua la contrazione sia in import che in export per il comparto cerealicolo italiano, con un saldo valutario in peggioramento nei primi tre mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo 2020. A livello di import l'esborso in valuta è stato pari a 1.544 milioni di euro, mentre il giro d'affari dell'export ha generato introiti per 1.011,5 milioni, con un deficit di 532,5 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 419,5 milioni dello stesso periodo 2020.

Analizzando i dati e i trend di mercato presentati da Anacer, le importazioni sono diminuite nelle quantità di 271mila tonnellate (-5,3%) e nei valori di 78,5 milioni di euro (-5,4%). Tra i principali cereali in granella si riscontra la riduzione delle importazioni di grano duro (-304mila tonnellate) e di grano tenero (-116mila tonnellate). Crescono invece gli arrivi di granturco (+68mila tonnellate), orzo (+13mila tonnellate). Bene nel complesso anche il riso (+2.600 tonnellate). Per quanto riguarda il comparto dei semi oleosi e delle farine proteiche, si riscontra un incremento di arrivi per 114mila tonnellate.

Sul fronte dell'export battuta d'arresto per la pasta (-76.600 tonnellate, pari al -13%) e dei prodotti trasformati (-84mila tonnellate), dopo il boom durante il primo lockdown. Aumentano invece le vendite all'estero di cereali in granella (+38mila tonnellate), dovute alle vendite di grano duro verso i paesi del Nord Africa, oltre alla semola di grano duro e ai mangimi a base cerealicola (+8%).

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