Cinipide del castagno, lotta biologica al nemico che viene dall'Oriente

Un progetto congiunto delle Università di Torino e della Tuscia introdurrà il principale antagonista naturale della vespa cinese nelle zone del Lazio maggiormente colpite

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Sintomi della vespa cinese su castagno

Nella primavera del 2002 fu riscontrata la presenza, in una zona pedemontana a sud di Cuneo, dell'imenottero cinipide Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, noto anche come vespa cinese. Questa specie, non segnalata in precedenza in Europa, è in grado di provocare la formazione di galle (ingrossamenti di forma tondeggiante e dimensioni variabili da 0,5 a 2 cm di diametro, di colore verde o rossastro) su foglie e germogli dei castagni, compromettendo lo sviluppo vegetativo delle piante e la fruttificazione.

Dal 2002 si è poi diffuso in tutte le restanti aree castanicole italiane e ha superato i confini nazionali, instaurandosi anche in Slovenia e Francia dove ha colpito la zona dell'Ardeche, che ricopre l'80% della produzione francese. (Clicca qui per vedere le aree castanicole)

Regioni, istituti di ricerca, enti e servizi fitosanitari regionali si sono attivati per arginare la diffusione della vespa cinese e mettere in atto una valida metodologia di controllo e difesa.

"Entro novembre - dice Angela Birindelli, assessore alle Politiche agricole e valorizzazione dei prodotti locali della Regione Lazio - verrà stipulata una nuova convenzione tra la Regione Lazio, l'Università di Torino e l'Università della Tuscia, per dare il via alla fase operativa del nuovo programma di lotta al cinipide del castagno messo in campo dall’assessorato per aiutare i produttori castanicoli a contrastare il parassita".

"La convenzione - spiega Birindelli - prevederà due linee d’intervento: da una parte, monitoraggio e controllo dell'insetto nelle principali aree produttive della Regione Lazio e italiane, dall'altra l'introduzione del Torymus (il principale antagonista naturale del cinipide del castagno) nelle zone del Lazio maggiormente colpite".

"Naturalmente per poter introdurre l'antagonista sarà necessario creare un sito specifico che permetterà di riprodurre ed allevare il Torymus" specifica Birindelli. "Il luogo scelto è il centro Arsial - Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'agricoltura del Lazio di Caprarola, in provincia di Viterbo, attualmente inutilizzato. Un progetto necessario per rendere, nel tempo, autosufficiente la nostra regione rispetto al problema di reperire il numero di Torymus adeguato a contrastare il cinipide nelle varie aree del Lazio. Tutto questo però richiederà tempi lunghi".

In Giappone dopo sei anni di lotta biologica il cinipide è presente ancora nel 30% di castagneti. "Per quanto riguarda i finanziamenti - sottolinea Birindelli - potrebbero essere utilizzati i fondi per gli usi civici e il miglioramento boschivo presenti nel piano nazionale per la lotta al cinipide del ministero per le politiche agricole".

L'assessore Birindelli invita infine all'unità del comparto: "Se lavoriamo uniti a livello istituzionale con province e comuni e in accordo con i produttori, sono convinta che possiamo risollevare il comparto castanicolo regionale, oggi duramente provato".

Il raccolto 2010, secondo gli esperti, sarà inferiore a quello dello scorso anno, peraltro non dei migliori, di circa il 90%. Il danno economico per i produttori sarà di circa 15 milioni di euro, con gravi ripercussioni anche sull'occupazione.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare frutticoltura ricerca difesa

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