Nardi, acquisita e riorganizzata da stranieri

Da dicembre 2017 nelle mani della società di investimento britannica Xete Investment, il Gruppo di Selci Lama (Pg) subirà una ristrutturazione aziendale ad opera della svizzera Ancorage

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Nardi, ora gestita da Xete Investment
Fonte foto: Gruppo Nardi

Dopo aver comunicato ufficialmente l'acquisizione dell'89,3% delle quote di Nardi lo scorso dicembre, la compagnia inglese Xete Investment sta già pensando alla ristrutturazione aziendale della storica casa umbra specializzata nella produzione di attrezzature per la lavorazione del terreno e la semina.

Non a caso, Nardi - la cui gestione è passata definitivamente dalla famiglia Nardi alla londinese Xete Investment - è già stata affidata alla società di consulenza svizzera Ancorage, che ha il compito di apportare modifiche particolarmente pesanti alla struttura dell'azienda. Sono previsti cambiamenti sia a livello organizzativo sia a livello di personale, attualmente composto da 104 dipendenti.

Anche se non si conoscerà il nuovo piano industriale almeno fino al prossimo incontro dei sindacalisti di Fim-Fiom-Uilm con i proprietari anglosassoni, è già all'opera un nuovo Consiglio di amministrazione formato da Paolo Carloni, consulente di Città di Castello, Marco Labbadini e Carlo Milani, rappresentanti della società svizzera.

 

Nardi dal 1895 ad oggi

Se il futuro della casa di Selci Lama (Perugia) resta incerto, il passato è sicuramente illustre. Fondata da Francesco Nardi, nel 1895 l'azienda ha iniziato la propria produzione con il progenitore del moderno aratro reversibile - il voltorecchio - e negli anni Sessanta ha raggiunto un fatturato di 150 miliardi di lire e un migliaio di dipendenti.
 
Aratro Nardi Delfino con sistema Vallerani
Aratro Nardi Delfino con sistema Vallerani

Tra i passi più recenti del Gruppo, si segnalano l'unificazione negli anni Duemila delle realtà della Holding familiare (Nardi Francesco & Figli, Sogema e Marzia seminatrici) e la realizzazione dell'aratro Delfino nel 2016.

Sviluppato con l'aiuto dell'agronomo Venanzio Vallerani, il modello Delfino è stato inserito nella top 14 delle "best practice" mondiali per la gestione sostenibile del terreno in zone desertiche.

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