Puglia, giù del 40% le rese per ettaro del grano duro

E' la stima di Confagricoltura Puglia, elaborata sulla base dei dati raccolti da Confagricoltura Foggia a trebbiatura ormai avviata alle ultime fasi. La peggiore annata dopo il biennio nero 1982-1983. Buona invece la qualità

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Ora il rischio è che le importazioni di grano estero possano calmierare i prezzi del grano duro nazionale
Fonte foto: © Tyler Olson - Fotolia

Come già anticipato nei giorni scorsi, e in parte confermato dall'andamento dei mercati, per il grano duro potrebbe essere una pessima annata in Puglia, come non se ne vedevano da decenni. Confagricoltura Puglia stila un bilancio a pochi giorni dalla fine della trebbiatura basandosi su una elaborazione dei dati provenienti da Confagricoltura Foggia. E giunge la conferma rispetto alla prima stima, quella di Cia Foggia: le rese per ettaro medie caleranno del 40%.

Al momento, secondo tali stime, i produttori registrano un calo di circa il 30% rispetto alla media annua di 35 quintali per ettaro. Se confermato il trend, a fine campagna il calo potrebbe superare il 40 per cento. "Dati così negativi - secondo Confagricoltura Puglia - non si registravano da decenni, dalle annate 1982-1983". Si tratta, come detto, di una prima conferma della stima fatta da Cia Foggia, che però parlava anche di picchi del 60% in meno in alcune zone.

La riduzione è stata causata dalle improvvise gelate di fine marzo e aprile e dalla siccità che da mesi asseta il foggiano, zona dove viene prodotta la maggior parte del grano italiano.
Secondo la nota di Confagricoltura Puglia sarebbe "Buona invece la qualità del prodotto, con un alto valore proteico".
 

Il grano sempre più importante per la Puglia

Il presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzàro, evidenzia che sono alte le attese su questa coltura nell'ambito delle produzioni pugliesi: "Produrre grano - spiega - significa affrontare in maniera imprenditoriale l'investimento. E, a fronte di un costo economico importante, è sempre più necessario avere un riscontro certo dal mercato. Sicuramente - aggiunge - dalle politiche nazionali e regionali ci si aspetta una maggiore puntualità nell'erogazione dei sussidi economici legati al settore, quindi premi accoppiati, premi legati ai de minimis, premi legati al greening".

"Produrre grano duro - rileva poi Lazzàro - significa oggi in aree quali il Leccese, il Tarantino il Brindisino, l'arco ionico meridionale un'alternativa al dissesto e all'abbandono dei terreni colpiti dalla Xylella fastidiosa. Una riconversione, questa, non estremamente onerosa per l'azienda agricola ma, al tempo stesso, che garantisce una discreta redditività".
 

Il rischio prezzi legato all'import

A parte le gelate e la siccità, che hanno tagliato la produzione, a insidiare il valore del grano duro nazionale vi sono i prodotti stranieri, proprio ora che la scarsità di questa mietitura ha riportato i prezzi sui livelli della primavera 2015, a 325 euro alla tonnellata sui valori massimi.

Per Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura Foggia, le presunte 'migliori qualità pastificatorie dei grani esteri' sono un falso e pericoloso mito.
"Solitamente - dice - l'importazione di grano estero è giustificata dalla sua presunta qualità pastificatoria, che dovrebbe controbilanciare la scarsa qualità salutistica. Perché tanta urgenza di acquistare grano, di dubbia qualità, dall'estero, a prezzi non da saldi, se è alle porte la produzione locale? Non è che questo grano è fatto arrivare per influenzare, al ribasso, il prezzo del grano nostrano?". "Sono intollerabili - conclude Schiavone - le speculazioni a danno dei cerealicoltori, con ricadute penalizzanti anche sulla salute dei consumatori".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: cerealicoltura import/export prezzi mercati

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