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Grano duro, da oggi in vigore il decreto sulla tracciabilità

Operativo anche il provvedimento sul riso. Intanto il cereale pastificabile - secondo Bmti - conosce un lieve incremento di prezzo a gennaio 2018 (+1,2%) e si confermano in calo le importazioni dai paesi extra Ue

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Si registra anche un calo delle superfici investite in Italia del 1,3%
Fonte foto: © Tyler Olson - Fotolia

Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali comunica oggi - 13 febbraio 2018 - che scatta l’obbligo in capo ai pastifici ed ai confezionatori di indicazione dell'origine della materia prima in etichetta per il riso e per la pasta secca alimentare. Sono entrati pienamente in vigore, infatti, i decreti firmati dai ministri alle Politiche agricole, Maurizio Martina e allo Sviluppo economico, Carlo Calenda che consentono ai consumatori di conoscere il luogo di coltivazione del grano e del riso in modo chiaro sulle confezioni. Nel solco di quanto fatto per latte e derivati, la sperimentazione è prevista per due anni.
 
Intanto il prezzo all’ingrosso del grano duro fino - secondo Borsa merci telematica italiana - ha risentito di un rialzo del 2,1% nel mese di gennaio 2018, rispetto a dicembre, proprio alla vigilia dell’entrata in vigore del provvedimento sulla pasta. E secondo la Dg Agri della Commissione Ue, l’import di grano duro verso l’Italia è diminuito nel periodo luglio 2017 – gennaio 2018 del 10% su base annua.
 
“Proteggere il made in Italy – afferma oggi il ministro Martina parlando dei decreti sull’etichettatura – significa puntare sulla massima trasparenza delle informazioni in etichetta ai cittadini. Per questo abbiamo voluto con forza sperimentare l'obbligo di indicare espressamente sulle confezioni di pasta e riso il luogo di coltivazione. Un'informazione utile ai consumatori per poter scegliere in maniera informata e consapevole. Uno strumento necessario anche per valorizzare e tutelare il lavoro dei nostri produttori. La trasparenza deve essere una battaglia comune, da condurre con tutta la filiera anche in Europa”.
 
Martina ha infatti ricordato come “L'iniziativa italiana abbia ottenuto anche un risultato politico importante: dopo quattro anni la Commissione Ue ha presentato una prima bozza di regolamento attuativo della norma sull'etichettatura. Un passo avanti che va migliorato, a partire dall'indicazione obbligatoria e non facoltativa dell'origine delle materie prime. Stiamo lavorando per una proposta che trovi il supporto della nostra filiera e di altri paesi europei a partire dalla Francia. Se non cambierà la proposta siamo pronti a dare voto negativo nel comitato che è chiamato ad esprimersi a Bruxelles".
 

Come cambiano le etichette: Decreto Grano e Pasta

Il decreto grano/pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti tre diciture:
 
a) Paese di coltivazione del grano: nome del paese nel quale il grano viene coltivato;
 
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
 
Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue;
 
c) se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri paesi Ue e/o non Ue".
 

Come cambiano le etichette: Decreto Riso

 Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicate le tre diciture:
 
a) "Paese di coltivazione del riso";
 
b) "Paese di lavorazione";
 
c) "Paese di confezionamento".
 
Se le tre fasi avvengono nello stesso paese - per esempio l'Italia - è possibile utilizzare la dicitura "Origine del riso: Italia". Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue. Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.
 

Decreti in vigore fino a piena applicazione del Regolamento Ue 1169/2011

I decreti restano in vigore fino alla piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (Ue) n 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.
 

Commissione Ue, i pastifici italiani comprano meno grano dal Canada

"Gennaio ha mostrato un leggero rialzo per i prezzi all’ingrosso del grano duro fino, cresciuti dell’1,2% su base mensile, in un mercato che si è comunque confermato statico dal punto di vista degli scambi, con una domanda contenuta. Positivo il confronto con la scorsa annata, pari ad un +6,3%". Lo rileva oggi Bmti in una nota diffusa alla stampa.

L’attuale annata 2017/18 si è invece caratterizzata sinora per un minor ricorso dell’Italia agli acquisti di grano duro da paesi extra Ue. Tra luglio 2017 e gennaio 2018 l’analisi dei dati della Direzione generale Agri della Commissione europea mostra che l’import è stato pari a circa 760mila tonnellate, in calo del 10% su base annua.

“Un risultato che si spiega con la drastica riduzione degli acquisti effettuati fuori dai confini comunitari (Canada in primis) osservata a dicembre (-88% su base annua) e gennaio (-87%) – spiega la nota di Bmti, dove però si sottolinea -. Segno 'meno' anche per le superfici, che l’Istat stima in calo dell’1,8% rispetto al 2017, principalmente per i minori ettari che sarebbero stati seminati al Sud (-3,1%)”.

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