Rapporto Agri2000, l'apprezzamento di Agrofarma

Le aziende agricole dovranno aggregarsi per stare sul mercato e valorizzare il made in Italy

Ivano Valmori di Ivano Valmori

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Andrea Barella, presidente di Agrofarma

Andrea Barella, presidente di Agrofarma, alla presentazione del “Rapporto 2014” sull’innovazione e sostenibilità della produzione agricola, ha espresso apprezzamento sia per il lavoro svolto da Agri2000, sia per i dati emersi.

Secondo Barella il rapporto evidenzia come in Italia il settore agroalimentare sia particolarmente attento all’innovazione e alla tecnologia e sia capace di recepirla al pari (e spesso prima) di quanto si registri in altri paesi e in altri settori.

L’attenzione di Barella si centra poi sulla capacità delle aziende agricole italiane di fare rete e alle loro motivazioni profonde: così come evidenzia il rapporto “Le aziende agricole che scelgono di fare rete (il 28,8% nel settore dei seminativi, il 37,6% nel settore frutta e vite, il 29,2% nelle produzioni orticole) si aggregano in primis per abbattere i costi dei mezzi tecnici attraverso gruppi di acquisto, per acquistare e scambiare mezzi meccanici, scambiare manodopera e gestire in maniera associata il processo produttivo”.
Emerge quindi chiaramente che gli agricoltori italiani si approcciano all’aggregazione non tanto per promuovere il loro prodotto, quanto per ottenere sconti per acquistare i mezzi tecnici.

Per Andrea Barella gli agricoltori dovrebbero “fare sistema” anche per la promozione del loro prodotto che deve essere valorizzato per quel che vale e non sottopagato, spesso molto al disotto del costo di produzione. “Se non si aggregano per la vendita dei loro prodotti ma solo per ottenere sconti sull’acquisito dei mezzi tecnici - dice Barella - non dimostrano una grande lungimiranza: è necessario valorizzare al meglio la produzione agricola made in Italy”.


Un’altra considerazione di Barella è legata a quanto viene percepito (e quindi comunicato) relativamente alla riduzione dell’uso degli agrofarmaci.

Non è solo grazie alle restrizioni normative o alla maggiore operatività dei tecnici che si è ridotto l’uso degli agrofarmaci in agricoltura; molto si deve all’innovazione, alla ricerca e alla tecnologia messa a  punto dalle aziende che sviluppano gli agrofarmaci stessi se oggi gli agricoltori sono in grado di proteggere il patrimonio agricolo italiano con meno del 50% dei prodotti utilizzati solo 10 anni fa.

L’investimento in “ricerca e sviluppo” delle aziende agrochimiche che permette di rendere disponibili prodotti per la cura delle piante, non viene ancora percepita fino in fondo come fattore determinante per garantire la sostenibilità economica e ambientale dell’intera agricoltura.
Perplessità, infine, per quanto definito dal Pan relativamente all’impossibilità, da parte delle aziende agrochimiche, di contribuire alla formazione degli operatori del settore: secondo Barella sono le aziende che sviluppano i prodotti le massime esperte del prodotto stesso e avrebbero tutto il diritto (e la competenza) per essere parte attiva, assieme ai rivenditori, tecnici, consulenti e contoterzisti, nel processo di formazione all’uso corretto degli agrofarmaci nell’ottica dell’uso sostenibile e della difesa integrata.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci innovazione sostenibilità

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