Stop al falso pomodoro made in Italy

Condannato in Campania un imprenditore che aveva commercializzato come italiano del concentrato importato dalla Cina. Soddisfazione del Mipaaf

Questo articolo è stato pubblicato oltre 7 anni fa

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Cantania: bene condanna per il concentrato di pomodoro contraffatto

"Non posso che esprimere la mia soddisfazione per l'efficace intervento della magistratura che finalmente ha fatto chiarezza sulla pratica scorretta di etichettare come prodotto italiano il concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina. E' di fondamentale importanza, infatti, tutelare i consumatori da comportamenti scorretti e difendere la corrispondenza del marchio 'Made in Italy' con prodotti di qualità presenti sul mercato italiano come su quelli internazionali. Per questo voglio esprimere il mio plauso all'azione svolta dai Nuclei antifrodi Carabinieri che, anche in questa circostanza, hanno evidenziato competenza e attenzione nella tutela della legalità e della qualità alimentare".

Così il ministro  delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mario Catania, ha commentato la notizia dell'intervenuta condanna da parte del Tribunale di Nocera Inferiore nei confronti di un imprenditore dell'agro nocerino-sarnese che aveva commercializzato come italiano del concentrato di pomodoro importato dalla Cina.

Il Tribunale, infatti, ha pronunciato la prima sentenza di condanna per il reato di 'Vendita di prodotti industriali con segni mendaci' (art. 517 c.p.) infliggendo la pena di 4 mesi di reclusione e 6 mila euro di multa (con la concessione della sospensione condizionale) al titolare di una importante industria conserviera che, nell'ottobre 2010, aveva trasformato e commercializzato "triplo concentrato di pomodoro" importato dalla Cina etichettandolo "made in Italy". 

Sulla scorta delle indagini condotte dai Nuclei antifrodi Carabinieri del Comando Carabinieri Politiche agricole e alimentari unitamente all'Agenzia delle Dogane, nell'ottobre 2010 il sostituto procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore, Roberto Lenza, aveva disposto il sequestro preventivo di oltre 500 tonnellate di prodotto con etichettatura fuorviante. Sul punto la Procura della Repubblica ha sollecitato anche un parere tecnico di Paolo Masi, preside della Facoltà di Agraria dell'Università di Napoli, e, secondo l'autorevole docente, il processo di lavorazione effettuato in Italia non consente di etichettare come produzione italiana il concentrato di pomodoro di provenienza cinese, per cui si è ora arrivati alla prima sentenza di condanna del Tribunale di Nocera Inferiore.

La Corte ha, dunque, sconfessato la tesi difensiva secondo cui il processo di lavorazione cui il prodotto era stato sottoposto in Italia (pastorizzazione e aggiunta di acqua e sale) era da considerarsi - secondo la normativa doganale - "lavorazione sostanziale", tanto da consentire di commercializzarlo come "doppio concentrato di pomodoro" e "prodotto in Italia".

L'alimento era destinato al mercato Ue ed extra Ue e certamente l'ingannevole indicazione del 'made in Italy' avrebbe reso più accattivante la sua commercializzazione all'estero.

"L'azione di contrasto all'agropirateria costituisce una priorità strategica del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari e l'attività di controllo sui flussi di import-export in collaborazione con l'Agenzia delle Dogane rappresenta il modello operativo più efficace per contrastare il falso made in Italy" ha ricordato Catania: negli ultimi due anni i Nuclei antifrodi Carabinieri hanno operato sequestri per oltre 15.000 tonnellate di prodotti irregolari.

 

 

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