Aiuti in campo

Sostegno alle filiere e stop ai contributi nel decreto "Sostegni". Per tutti un negozio sul web. Export in Gran Bretagna, non serve il certificato. Per il vino si riaffaccia la distillazione d'emergenza, mentre il Vinitaly si arrende al virus. Etichette, la disfida continua

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dal 15 al 21 marzo

Vendere sul web

La vendita dei prodotti agricoli sul web è un’opportunità per molte aziende agricole, ma non sempre questa via è facilmente percorribile.
Per aiutare gli imprenditori agricoli in questo percorso la Cia, con il supporto di J.P. Morgan, ha lanciato il primo portale di e-commerce dedicato ai prodotti agroalimentari di produzione artigianale, come conserve, frutta, bio, vino, olio, legumi, farine e formaggi da tutta Italia.

L’iniziativa, battezzata "Dal campo alla tavola", è descritta da Barbara Millucci sulle pagine di “Economia” del Corriere della Sera in edicola lunedì 15 marzo, dove si ricorda che il nuovo canale commerciale, www.dalcampoallatavola.it è a disposizione di tutte le imprese associate.
L’articolo prosegue ricordando che secondo l’osservatorio e-commerce B2C di Netcomm e Politecnico di Milano, gli italiani quest’anno hanno acquistato online beni per un valore di 23,4 miliardi di euro, oltre 5,5 miliardi in più rispetto allo scorso anno.
Sul totale il segmento agroalimentare vale circa 2,7 miliardi di euro, oltre il 70% in più rispetto all’anno scorso.
Nodo centrale sarà quello della consegna degli ordini, affidata a Poste Italiane, con l’obiettivo di arrivare a destinazione entro 24-48 ore.
 

Non serve il certificato

Non ci sarà bisogno del certificato sanitario per le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani verso il Regno Unito. L’obbligo doveva scattare dal prossimo primo aprile, ma il Governo britannico ha annunciato che l’applicazione di questa misura è stata rinviata al primo ottobre.
La notizia arriva dalle pagine di “Italia Oggi” del 16 marzo, che spiega come la motivazione di questo rinvio risieda nelle difficoltà degli stessi uffici doganali britannici, che hanno chiesto più tempo per adeguarsi ai nuovi obblighi.

Per le piante e i prodotti vegetali a basso rischio, si legge ancora nell’articolo firmato da Luigi Chiarello, saranno richiesti requisiti in materia di notifica preliminare e controlli documentali, compresi i certificati fitosanitari, a decorre dal primo gennaio 202
Stessa data per i prodotti di origine animale, a partire dalla quale i controlli si svolgeranno ai posti di controllo delle frontiere.
 

Arrivederci Vinitaly

Nuova resa del Vinitaly di fronte all’emergenza sanitaria da coronavirus. “Il Sole 24 Ore” del 17 marzo conferma che anche per il 2021 il salone veronese dedicato al mondo del vino, inizialmente previsto dal 20 al 23 giugno, non si potrà svolgere.
L’ente organizzatore della manifestazione ha così deciso che la 54esima edizione si svolgerà nel 2022, in aprile come da tradizione, nei giorni dal 10 al 13.
Si tratta di una scelta di responsabilità, ha affermato il presidente di Veronafiere Spa, Maurizio Danese, assicurando che Vinitaly continuerà a impegnarsi a sostegno della competitività del vino made in Italy sui mercati internazionali.

Va in questa direzione la conferma che dal 19 al 20 giugno si terrà OperaWine, con la presenza della rivista americana Wine Spectator, mentre dal 16 al 18 ottobre si svolgerà un evento intitolato “Vinitaly - edizione speciale”, dedicato al B2B.
La decisione del  rinvio di Vinitaly al prossimo anno è stata condivisa con le organizzazioni agricole, come pure da Federvini, il cui presidente, Sandro Boscaini, sottolinea comunque la necessità di proseguire nei contatti internazionali per presentare i nostri prodotti.
 

Un passaporto per il lavoro

Il “passaporto verde” dovrebbe diventare operativo prima dell’estate e aprire uno spiraglio non solo al turismo, ma anche alla “fame” di manodopera del settore agricolo.
Se è difficile far arrivare lavoratori extracomunitari, scrive Annamaria Capparelli su “Il Quotidiano del Sud” del 18 marzo, occorre aprire le porte agli stagionali europei.
Tanto più che i campi si sono dimostrati luoghi di lavoro sicuri, stando alle denunce Inail, che evidenziano come solo lo 0,3% dei contagi si verifichi nelle campagne.

E’ importante accelerare i tempi perché in particolare nelle aree del Mezzogiorno è già tempo di raccolta delle fragole e anche delle prime albicocche e delle prime pesche.
Poi c’è il problema della semina e trapianto degli ortaggi e si avvicina la raccolta delle ciliegie, a iniziare dalla Puglia.
L’articolo si conclude ricordando che dalla sola Romania giungono circa 98mila stagionali e questi nel loro insieme assicurano il 30% del totale delle giornate lavorative necessarie in agricoltura.
 

Distillazione, sì e no

Si torna a parlare di distillazione di crisi per risolvere i problemi del vino, riassunti da Federico Ferrero sulla pagine de “Il Domani” del 19 marzo.
Nel 2020, ricorda l’articolo, l’export dei nostri vini ha subìto una contrazione di 1,3 miliardi di euro, mentre nelle cantine le giacenze in attesa di trovare spazio sul mercato sono arrivate a 6,9 miliardi di litri.
La soluzione, secondo alcuni, sarebbe quella di intervenire con la distillazione di emergenza per almeno 200 milioni di litri.
In questo modo, continua l’articolo, si trasforma un prodotto invenduto in un altro pronto per una lunga serie di usi industriali, dai superalcolici alla farmacopea.
In Francia si è deciso il via libera alla distillazione anche per i vini di qualità superiore, mentre in Italia ci si ferma ai vini da tavola, destinando a questo fine 50 milioni di euro.

Seguendo l’esempio francese, l’intervento potrebbe essere esteso anche ai vini di fascia superiore, investendo altri 150 milioni per garantire ai produttori un valore medio di 75 euro a ettolitro.
Non tutti sono d’accordo con questa tesi. Piuttosto che rimediare con la distillazione di emergenza, i produttori italiani dovrebbero non solo fare il vino, ma soprattutto imparare a venderlo.
Ancor prima dell’emergenza sanitaria era stato denunciato a questo proposito lo “scandalo” del Barolo venduto a meno di 10 euro. La pandemia ha solo accelerato le storture e le contraddizioni del settore enologico italiano.
 

Nutriscore vs Nutrinform

Si torna a parlare delle disfida sulle etichette nutrizionali, da una parte l’Italia con il suo Nutrinform e dall’altra l’etichetta a semaforo, il Nutriscore, promossa da Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, ai quali si è aggiunta infine anche la Spagna.
Il Nutriscore, ricorda Colomba Mongiello su “Il Mattino di Puglia e Basilicata” del 20 marzo, è una sistema di etichettatura messo a punto in Francia nel tentativo di semplificare l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto con una scala cromatica di 5 gradazioni, dal verde al rosso.
L’obiettivo sarebbe quello di limitare il consumo di cibi ad alto contenuto di sale e grassi per combattere il crescere dell’obesità.
Ma in questo modo alcuni degli alimenti più importanti della dieta mediterranea verrebbero etichettati come “pericolosi”, per dare invece il via libera ad altri cibi ultraprocessati dell’industria.

Il sistema messo a punto dall’Italia punta invece a dare un’informazione più puntuale, legata alle quantità di alimento assunte.
Al momento la proposta italiana ha trovato il favore di Repubblica Ceca, Cipro, Grecia. Ungheria, Lettonia, e Romania.
Bruxelles, ricorda l’articolo, è chiamata a prendere una decisione entro il prossimo anno e l’europarlamentare Paolo De Castro sta combattendo un’accesa battaglia per spiegare quanto sia sbagliata la proposta insita nel Nutriscore.
Sulla stessa linea il ministro per e Politiche agricole Stefano Patuanelli, che in audizione alla commissione Agricoltura della Camera ha confermato che darà battaglia alla proposta francese.
Le multinazionali, conclude l’articolo, non staranno a guardare e sosterranno le posizioni dei paesi favorevoli al Nutriscore, ma l’Italia non può indietreggiare, mettendo a rischio gli sforzi dei produttori sul fronte della qualità e della trasparenza.


C’è anche l’agricoltura

Promuovere un'agricoltura migliore, filiere produttive sostenibili e stili di vita salutari”. Queste le parole del presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo discorso di insediamento.
E i primi fatti conseguenti a questo impegno si trovano nell’ultimo provvedimento del Governo a sostegno dell’economia.
Quali siano questi interventi dedicati all’agricoltura lo racconta Andrea Zaghi dalle pagine di “Avvenire” in edicola il 21 marzo, ricordando anzitutto il taglio del costo del lavoro con l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali.
Si tratta, come si legge nell’articolo, di 300 milioni di euro ai quali si aggiungono altri 150 milioni destinati al Fondo del ministero per le Politiche agricole per il sostegno delle filiere.

La motivazione alla base di questi aiuti risiede nelle conseguenze che anche il settore primario ha subìto con la chiusura delle attività di ristorazione collettiva.
Ora si spera che gli aiuti non siano rallentati dall’imperante burocrazia, come accaduto per precedenti interventi.
Fra le richieste del mondo agricolo, anche quella di sviluppare iniziative per l’export dei nostri prodotti, che nel solo mese di gennaio hanno avuto in media un taglio del 5%, ma che nel caso del Regno Unito sono precipitate di oltre il 27%, segnando anche negli Usa un meno 17%.
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell’agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d’Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all’articolo recensito.

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