Mais, un supporto dall'accordo quadro e dal fondo competitività filiere

All'incontro organizzato da Compag focus su progetti e sinergie per il rilancio

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Compag: la superficie dedicata alla coltivazione del mais è passata da circa 1 milione di ettari della fine degli anni '90 agli attuali 600mila ettari
Fonte foto: © Dusan Kostic - Fotolia

I nuovi strumenti a supporto della filiera maidicola, il fondo competitività delle filiere istituito dal Mipaaf e l'accordo quadro mais sono stati al centro del webinar "Mais: progetti e sinergie per il rilancio" organizzato da Compag, federazione nazionale delle rivendite agrarie, nei giorni scorsi allo scopo di spiegare nella pratica questi due strumenti (già operativi) e, al contempo, cercare di capire i possibili risvolti per l'intera filiera.

E' nota l'importanza del mais per il settore agroalimentare italiano, tuttavia la superficie dedicata alla coltivazione di questo prezioso cereale è andata quasi dimezzandosi negli ultimi 20 anni, passando da circa 1 milione di ettari della fine degli anni '90 agli attuali 600mila ettari. Ciò si è tradotto, prevedibilmente, in una forte dipendenza dalle importazioni (per circa la metà del fabbisogno nazionale). Fortunatamente, di recente si è registrata una lieve inversione di tendenza.

Compag si è resa promotrice di due nuove iniziative (a disposizione di tutti gli operatori coinvolti nella coltivazione, commercializzazione e trasformazione del mais) nate per dare ulteriore impulso a questa coltura: l'accordo quadro mais sviluppato in sinergia da dieci associazioni in rappresentanza di tutta la filiera e il fondo competitività delle filiere istituito dal Mipaaf.

L'accordo quadro mais, pensato per incentivare una produzione sostenibile di mais nazionale destinato ad uso zootecnico con elevate caratteristiche qualitative, consente anche una maggiore programmazione produttiva, oltre alla stipula di contratti di filiera che contribuiscano a ridurre o diversificare le fluttuazioni di prezzo. Lo ha spiegato Edoardo Musarò, segretario del comitato cereali di Compag.

In merito al fondo competitività delle filiere, Musarò ha poi chiarito che quello 2020-2021, gestito da Agea, vede come diretti beneficiari le imprese agricole che abbiano stipulato dei contratti di filiera almeno triennali (attestanti la volontà di impegno) e la possibilità di integrare questi ultimi con accordi annuali. "In base al decreto fondo filiere sono stati stanziati" specifica Musarò "5 milioni di euro per il 2020 e 6 milioni per il 2021 per il mais, e 4,5 milioni per ciascun anno per soia e legumi, offrendo un aiuto fino a 100 euro per ettaro per un massimo di 50 ettari".

Il presidente dell'Associazione dei maiscoltori italiani Cesare Soldi ha ricordato come la partita in atto abbia dinamiche internazionali, ma con criticità tutte italiane (dalle condizioni biotiche ai vincoli normativi nazionali). L'aspetto positivo della crisi, rilevato da più relatori, è stata la voglia di incontrarsi e confrontarsi per trovare una soluzione congiunta alle numerose criticità da parte di tutti gli operatori.

Il tavolo tecnico che ne è seguito ha definito tre linee guida:
1) La promozione e il sostegno dei contratti di filiera attraverso un'azione sinergica
2) L'aumento della competitività del settore attraverso la ricerca e l'innovazione
3) La promozione di efficienti politiche nazionali e comunitarie

Il rilancio sarà possibile solo se tutte queste azioni verranno sostenute. "Con un costo di produzione di 178 euro a tonnellata e un prezzo all'agricoltore di circa 166 euro a tonnellata, siamo in una situazione di sottocosto, quindi i contratti di filiera e l'accordo quadro rappresentano delle buone opportunità per l'agricoltore perché per la prima volta non sono i costi ad essere analizzati ma il prezzo, le premialità. E un prezzo minimo garantito potrebbe essere un buon incentivo all'adesione ai contratti di filiera, così come la riduzione dei tempi di pagamento" ha affermato Soldi. Bisogna però soprattutto evitare di ingannare il consumatore sulla fonte del proprio cibo: l'Italia è oggi importatore per più di metà del proprio fabbisogno di mais, che viene importato spesso da paesi dove vengono usate sostanze attive che in Italia non sono ammesse.

Importante (ma spesso trascurato) anello di congiunzione tra il mondo degli agricoltori e quello dell'industria, il settore degli stoccatori è stato rappresentato da Fabio Manara, presidente di Compag, il quale ha sottolineato che, a causa dell'emergenza Covid, è stata ritardata la divulgazione e applicazione dell'accordo quadro. "Un altro aspetto degno di nota" afferma Manara "è che l'aiuto massimo di 100 euro per ettaro può andare bene per cereali come il grano duro, mentre dovrebbe essere aumentato per il mais, che ha costi colturali superiori. La pandemia ha sensibilizzato i governi sulla dipendenza dall'estero e l'importanza dell'autosufficienza alimentare. Per quanto riguarda il mais, dovremo affrontare con il governo la questione del futuro dei contratti di filiera per il periodo 2022-24 e cercheremo di sensibilizzarlo per raggiungere una maggiore autosufficienza".

Anche Assalzoo, tramite il responsabile dell'area economica Giulio Usai, ha sottolineato l'importanza del mais per la zootecnia nazionale e, di conseguenza, per le produzioni di eccellenza dell'Italia. "Assalzoo ha sempre denunciato la mancanza di attenzione rispetto a questa problematica: oggi la nostra dipendenza dal mais è passata da poche migliaia di tonnellate a vari milioni di tonnellate di mais annue" dice Usai, elencando i primi risultati del lavoro di filiera: "L'accordo quadro mais è un primo punto di partenza, una presa di consapevolezza riguardo alle difficoltà vissute in particolare dagli agricoltori. L'industria ha capito la necessità di aiutare, ma lo sforzo va allargato all'intera filiera. Si è capito poi che l'aiuto per ettaro può essere solo un primo passaggio. Sono necessari interventi maggiori. La filiera sta facendo molto, ma a livello politico sono necessarie delle decisioni e degli strumenti innovativi, come le biotecnologie, per essere competitivi. Il fabbisogno di mais è di 14 milioni di tonnellate, di cui 7 milioni vengono assorbiti dall'industria e altri 8-9 dall'alimentazione animale. Stando così le cose, a rischiare sono soprattutto le Dop per le quali è necessario garantire che gli animali vengano nutriti almeno per il 50% con granella di mais nazionale, quindi non dobbiamo permettere che la produzione attuale scenda sotto questa soglia, che è già minima. Il mais ha una criticità tale per cui non ci possiamo permettere di trascurarlo".

Positiva la conclusione a cura del presidente di Compag Fabio Manara: "Abbiamo costituito un tavolo operativo e stiamo aggiustando il tiro per i prossimi anni affinché questa filiera diventi sempre più organizzata". C'è speranza. E viene dal dialogo e dalla collaborazione.

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