Agrumi, Di Maio pronto a cambiare l'accordo Ue-Marocco

Federica Argentati, presidente del Distretto agrumi di Sicilia, disponibile per un tavolo di confronto con il governo per elaborare un piano di rilancio dell'intera agrumicoltura italiana

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Durante la visita in Sicilia presente anche il sottosegretario alle Politiche agricole Alessandra Pesce
Fonte foto: © jillchen - Fotolia

Nell’agenda del governo potrebbe presto finire anche la revisione dell’accordo commerciale Ue-Marocco, in particolare per quanto riguarda l’import senza dazio di agrumi, un dossier che dovrebbe così essere posto all'attenzione di Bruxelles. Questo, almeno, stando alle dichiarazioni rilasciate a Catania lo scorso 22 luglio dal ministro per lo Sviluppo economico, Luigi di Maio: "Dobbiamo rivedere i trattati con Marocco e Tunisia, che riguardano arance e olio". E la presidente di Distretto agrumi di Sicilia, Federica Argentati, si è detta pronta a collaborare con il governo per ridefinire l’accordo, che verte naturalmente su un fitto elenco di prodotti dell’agricoltura e della pesca.
 

Cosa prevede l'accordo commerciale Ue-Marocco

L’accordo commerciale vigente tra l'Unione europea ed il Marocco, che ha ricevuto l’approvazione del Parlamento europeo il 16 febbraio 2012, prevede l’aumento delle quote di scambio per una serie di prodotti che vengono importati a tariffe doganali basse o pari a zero e rappresenta una tappa verso un accordo di libero scambio.
In particolare, l’accordo eliminò immediatamente il 55% delle tariffe doganali sui prodotti agricoli e di pesca marocchini: quelli esenti prima dell’accordo erano il 33%. E sta eliminando gradualmente il 70% delle tariffe sui prodotti agricoli e di pesca dell’Ue, prima dell’accordo solo l’1% dei prodotti Ue era esente: processo che terminerà nel 2022: a ben dieci anni dalla ratifica dell’accordo. Il testo - inoltre - prevede una serie di misure di salvaguardia basate su quote e sulla stagionalità dei prodotti per evitare distorsioni sul mercato Ue - queste di difficile attivazione, poiché fuori dalla giurisdizione dei singoli Stati membri dell'Ue - e l’obbligo dei prodotti marocchini di rispettare gli standard sanitari europei.
 

La reazione del Distretto agrumi di Sicilia

“La filiera agrumicola siciliana è pronta a sedersi al tavolo ministeriale per lavorare a un Piano di settore nazionale per gli agrumi che il comparto richiede ormai da tempo e auspica una maggiore sinergia tra il ministero dell'Agricoltura e quello dello Sviluppo economico e del lavoro, la Regione Siciliana e le altre regioni agrumetate italiane per dare risposte concrete alle esigenze della filiera”. Federica Argentati, presidente del Distretto agrumi di Sicilia raccoglie così la disponibilità manifestata dal ministro dello sviluppo Economico e del lavoro Luigi Di Maio e del sottosegretario all'Agricoltura Alessandra Pesce sui temi evidenziati dai rappresentanti della filiera e delle organizzazioni di categoria nell’incontro di Catania del 22 luglio scorso.

“Abbiamo accolto con piacere l'invito dei rappresentanti del governo nazionale a un confronto sulla filiera agrumicola siciliana - aggiunge Argentati -. La presenza, inizialmente non prevista, del sottosegretario Pesce è un importante segnale di attenzione alle esigenze dell'intero comparto che auspichiamo venga anche dal ministro Centinaio. Il Distretto agrumi di Sicilia, raccogliendo la disponibilità del sottosegretario, si attiverà al più presto anche per richiedere il riconoscimento come Distretto del cibo”.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: import/export agrumi mercati unione europea accordo

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