Agroalimentare, 20 anni di Dop

La Regione Emilia-Romagna prima in Europa con 43 denominazioni. A Piacenza un Forum nazionale dedicato a questo comparto del made in Italy. L'europarlamentare Zoffoli: "La sfida per il futuro è innovare nella tradizione"

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L'Emilia-Romagna detiene il record europeo di prodotti Dop e Igp con ben 43 specialità
Fonte foto: © draghicich - Fotolia

Compiono vent’anni le Dop, le eccellenze agroalimentari simbolo in tutto il mondo del miglior made in Italy. Nascevano nel 1996 le prime denominazioni e indicazioni d’origine e da subito l’Emilia-Romagna si è distinta con ben 13 prodotti: le Dop Parmigiano-Reggiano, Prosciutto di Parma, Grana Padano, Prosciutto di Modena, Culatello di Zibello, Coppa Piacentina, Salame Piacentino e Pancetta Piacentina, Casciotta di Urbino, Olio di Brisighella; le Igp Marrone di Castel Del Rio e Fungo di Borgotaro (Igp).
 
L'Emilia-Romagna ha il record europeo di prodotti Dop e Igp con ben 43 specialità. Per questo, in occasione del ventennale, la Regione si è fatta promotrice a Piacenza di un forum nazionale dedicato a questo comparto del food, strategico per impatto economico ed export, ma importante anche da un punto di vista culturale e identitario. Ad affiancare la Regione, il Consorzio dei salumi Dop piacentini. Piacenza è infatti ancora oggi la sola provincia in tutta Europa ad avere tre salumi Dop: Coppa, Pancetta e Salame.
 
Il presidente della Regione in occasione del Forum ha sottolineato: "L’agroalimentare è la seconda voce del nostro export e il 2015 è stato un anno record con un valore di quasi 5,8 miliardi e una crescita del 6,2% ma possiamo crescere ancora, perché nel mondo la domanda di qualità e di tipicità è in crescita. Come Regione vogliamo sostenere questo processo anche grazie alle risorse del Psr 2014-2020, la cui applicazione procede a pieno ritmo e che può contare su un plafond di circa 1,2 miliardi di euro. A fine 2016 avremo messo a bando il 60% delle risorse. Vogliamo agire con velocità, per superare definitivamente la crisi e creare posti di lavoro. L’agroalimentare può dare un contributo importante".
 
Tra le risorse che il Programma regionale di sviluppo rurale dell’Emilia-Romagna mette a disposizione, quelle per la promozione. Il primo bando si è appena chiuso con la presentazione di 34 domande di sostegno, presentate da vari consorzi e associazioni, anche con progetti in comune, e prevede un finanziamento complessivo di oltre 4 milioni.
 
Nella relazione introduttiva l'assessore all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Simona Caselli ha dichiarato: "Siamo la regione con il più alto numero di Dop e Igp in Europa. Un primato che dice molto sulla vocazione alla qualità di questo territorio; qualità delle materie prime e delle tecniche di produzione tutti fattori di competizione sui mercati, ma anche di salvaguardia del territorio rurale, del paesaggio, dell’ambiente. Filiere di qualità servono anche a costruire un più alto valore aggiunto. E’ essenziale però che questo si traduca in un’equa distribuzione dalla terra alla tavola, a cominciare dagli agricoltori, primo e fondamentale anello".
 
Il presidente del Consorzio di tutela salumi Dop Piacentini Antonio Grossetti ha aggiunto: "Abbiamo voluto festeggiare un compleanno molto importante e rendere omaggio agli artigiani che hanno saputo resistere a fatica, crisi, cambiamento dei consumi. Se oggi possiamo essere orgogliosi di ciò che siamo diventati è soprattutto grazie a loro, che ci hanno sempre creduto e che sono stati capaci di fare squadra".
 
Le Dop portabandiera dell'agroalimentare italiano nel mondo 
Nel corso dell'incontro è stato fatto un focus sulle prospettive future dei prodotti a indicazione d’origine, importante strumento di penetrazione sui mercati esteri.
 
Il sottosegretario al ministero dell'Economia, Paola De Micheli, ha sottolineato l'importanza di un "rilancio delle Denominazioni d’origine anche sul piano commerciale. Fino ad ora le Dop sono state infatti soprattutto garanzia di qualità e di origine, ora, anche nel nuovo contesto commerciale internazionale, è giunto il momento di rafforzare le politiche di marketing e di promozione. In questa direzione il ruolo dei Consorzi può essere importante".
 
Dello stesso parere è Luigi Verrini, componente della Commissione prodotti tutelati Ue, che ha ricordato i passi avanti compiuti dal ‘92 (anno del primo regolamento europeo in materia) a oggi.
"Il Regolamento 2081 del 92 è una tappa fondamentale della politica della qualità in Europa e di una cultura che nel tempo si è diffusa dai Paesi dell’area mediterranea a quelli del Centro-Nord. Oggi grazie a un consumatore sempre più consapevole, le Indicazioni d’origine e i grandi brand commerciali non sono più in contrapposizione, ma complementari".
 
L'europarlamentare Damiano Zoffoli ha sottolineato: "Mentre l’Europa cerca un nuovo assetto e vive un momento difficile, mostra, unita nella diversità, il suo volto migliore: le peculiarità e la storia del territorio espresse nelle eccellenze alimentari artigianali locali. E’ questa la sfida per il futuro: innovare nella tradizione. Ripartiamo dai territori, dalla qualità dei capolavori alimentari Dop e Igp, per esaltare le ricchezze e i valori di un’Europa che scommette sulle persone, sul lavoro e sulla creatività".

Obiettivo: più informazione
"Che i prodotti  Dop e Igp siano la punta avanzata dell’agroalimentare italiano è fuori di dubbio". Lo afferma Nicola Levoni, presidente di Assica. “Grazie anche a questi prodotti oggi possiamo vantare circa un miliardo di euro di esportazioni, la cui quota dei tutelati risulta di circa il 17% del totale. La qualità dei salumi tutelati è legata a tutto il processo produttivo. Questo però non sempre è riconosciuto dal consumatore. Il problema principale è la conoscenza del significato delle denominazioni. Dopo oltre 20 anni, è noto solo al 15% circa dei consumatori europei (33% circa in Italia)”.
 
Per trasferire ai consumatori il concetto che la Dop non garantisce solo la qualità del prodotto ma dell'intero processo di cui fa parte, è essenziale il ruolo dei Consorzi, che, come ha sottolineato Davide Nini, presidente del Consorzio Prosciutto di Modena, “devono svolgere un grande lavoro di comunicazione. Noi da diversi anni abbiamo intensificato la promozione, attraverso eventi sul territorio e la presenza alle fiere”.
 
In Emilia-Romagna il 40% del fatturato nazionale
Le Dop e le Igp sono attribuite dalla Ue (la Comunità europea ha istituito i primi regimi di qualità nel 1992, ma i primi riconoscimenti risalgono al 1996) a prodotti le cui caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono prodotti. In particolare per le Dop è previsto che tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano in un’area geografica delimitata; per le Igp questo requisito è limitato ad almeno una fase del processo produttivo.

Se l’Emilia-Romagna può contare su 43 Dop e Igp (ma è in fase di istruttoria a Bruxelles un altro riconoscimento: quello per l’Anguria Reggiana Igp) in Italia le Dop e Igp sono 282, e in Europa 1.352 (compresi i Paesi terzi). 
Si tratta di un settore che in Italia coinvolge tra aziende agricole e di trasformazione oltre 81 mila aziende per un giro di affari di 6,38 miliardi (alla produzione). In Emilia-Romagna le imprese coinvolte nelle diverse filiere Dop e Igp sono oltre 6.500 e il giro d’affari alla produzione è di 2,5 miliardi.

L’Emilia-Romagna dunque pesa da sola per circa il 40% del totale nazionale.
I primi quattro prodotti per valore economico sono: Parmigiano Reggiano Dop, Prosciutto di Parma Dop, Aceto Balsamico Igp e Mortadella Bologna Igp.
Considerando le prime venti province in Italia per impatto economico del settore, nei primi dieci posti ci sono Parma (1°) con 950,8 milioni di euro e 12 prodotti; Modena (2°) con 375,8 milioni e 15 prodotti; Reggio Emilia (4°) con 355 milioni e 12 prodotti; Bologna (8°) con 290 milioni e 22 prodotti.

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