Campania, un film per esportare le castagne del Cilento

A Salerno messa a punto una procedura di sanitizzazione e una confezione ideali per prolungare la shelf life del frutto in guscio

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Castagne: una volta sanitizzate possono avere vita breve, a causa di fenomeni come il marciume o l'eccessiva secchezza. Per prolungarne la giusta freschezza ora c'è un film
Fonte foto: © Pesca - Fotolia

Dopo l’esperienza del Giffoni Experience, dove è stato accolto con grande interesse, il progetto “Cilento castagna da valorizzare” ha proseguito con successo il suo tour di presentazione. Il progetto di ricerca Cilcava, finanziato dalla misura 124 del Programma di sviluppo rurale della Campania 2007/2013 nel quadro del Piano di azione locale del Gruppo di azione locale Cilento, ha trasferito ai produttori un processo di sanitizzazione delle castagne costruito su base scientifica e al tempo stesso ha messo a punto un sacchetto salva freschezza destinato ad allungare di alcuni mesi la shelf-life del prodotto.
 
Il progetto Cilcava vede come ente ricerca il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università degli Studi di Salerno, con la docente Marisa Di Matteo responsabile scientifico del progetto, e come soggetti partner la Cooperativa San Pietro Apostolo di Cuccaro Vetere e l’organizzazione di produttori Terra Orti di Eboli.
 
Lo scopo del progetto Cilcava è quello di sviluppare tutta la filiera della castagna cilentana, dalla raccolta alla commercializzazione allo stato fresco o trasformato per valorizzarne la qualità e permettere agli operatori del settore un incremento delle vendite. “Infatti, grazie a una corretta tecnica di sanitizzazione e di conservazione, è possibile rifornire la grande distribuzione con i frutti del castagno per un periodo di tempo prolungato e consentire anche l’esportazione del prodotto secondo gli standard specifici richiesti agli operatori del settore – afferma Marisa Di Matteo, responsabile del progetto. Ecco come è stato raggiunto l’obiettivo.
 
Originariamente nell’area del Cilento le castagne venivano commercializzate senza alcuna forma di curatura. “Tale condotta provocava di per se la scarsa conservabilità del prodotto – spiega Di Matteo – per via del facile sviluppo che potevano avere parassiti come cidie e balanino”.
 
I soci della Cooperativa San Pietro Apostolo, grazie al progetto, hanno implementato un sistema di curatura molto accurato: “Non solo è stato effettuato il lavaggio delle castagne in vasche di acqua calda a 45° - dice Di Matteo – ma abbiamo anche costruito delle curve di riscaldamento delle castagne, suddivise per pezzatura, in modo da consentire il raggiungimento della temperatura obiettivo al centro della polpa dei singoli frutti, così da eliminare i parassiti con certezza ovunque presenti, evitando fenomeni di proliferazione all’interno delle partite di castagne”.
 
L’amministrazione comunale di Cuccaro Vetere ha messo a disposizione il capannone dove consentire ai soci della cooperativa di metter su le vasche per la curatura“Una curatura così fatta – spiega ancora Di Matteo non solo consente una buona sanitizzazione delle castagne, ma comporta anche che i polifenoli presenti nella buccia penetrino nella polpa, con un effetto protettivo ulteriore”.
 
Ed è il packaging la mossa definitiva e vincente: “Stiamo sperimentando delle confezioni per la commercializzazione delle castagne prodotte con un film semipermeabile, in grado di allontanare gradualmente l’acqua e ridurre l’ossigeno, così da minimizzare l’ossidazione – spiega la Di Matteo. Il risultato è che ora le castagne del Cilento, imbustate lo scorso ottobre, si sono mantenute fresche fino a febbraio, evitando fenomeni di marciume o secchezza eccessiva. “Ma con il nuovo film che stiamo mettendo a punto nella fase finale del progetto - conclude Di Matteo contiamo di rendere il prodotto conservabile fino a marzo”.
 

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