L'azoto che nutre il mondo

Senza fertilizzanti azotati il cibo prodotto sul pianeta basterebbe a meno della metà della popolazione attuale. Un miracolo tecnologico e sociale di difficile comprensione a livello mediatico

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Senza fertilizzanti azotati sparirebbe più di metà del cibo prodotto a livello mondiale
Fonte foto: © denio109 - Fotolia

Certamente gli odiati "pesticidi" catalizzano su di sé buona parte dell'odio chemofobico dei tempi moderni. Anche i fertilizzanti, però, si prendono la loro buona parte di improperi, soprattutto quelli azotati. Di certo, l'azoto può finire come nitrati nelle falde o, se derivante da liquami e altri concimi "da stalla", può diffondere in atmosfera come ammoniaca, ove concorrerà a creare il particolato ultrafine secondario, cioè il famigerato PM2,5 derivante dall'aggregazione in aria di componenti gassose.

In più, essi necessitano di tanta energia per essere prodotti, quindi influiscono negativamente anche sui bilanci mondiali dei gas serra. Altra ragione per cui vengono avversati da gran parte delle compagini ambientaliste e dalle molteplici forme di lobby filo-naturaliste operanti (e lucranti) anche in agricoltura.

Peccato che senza i fertilizzanti azotati almeno metà dei contestatori non esisterebbe, lasciando presagire che, causa fame, anche l'altra metà assumerebbe un silenzio quasi religioso.

Tale stima prende origine da un'altra, consultabile su un sito che ha fatto dei numeri e delle statistiche la propria ragione di esistere. Su OurWorldInData si possono infatti trovare dati di ogni tipo, anche sull'agricoltura e la popolazione che di essa beneficia.

Secondo una statistica focalizzata specificatamente sui fertilizzanti azotati, senza di essi sopravviverebbe poco più del 50% dell'attuale popolazione mondiale.

Osservando il grafico riportato nell'approfondimento si evince infatti che nessuno viveva grazie ai fertilizzanti azotati all'inizio del '900, quando la popolazione mondiale era di circa 1,65 miliardi di individui. Per forza: tali fertilizzanti non erano stati ancora inventati.

Poi, nel primo ventennio del secolo scorso la dipendenza dai fertilizzanti azotati iniziò a salire, dapprima lentamente, poi sempre più velocemente. Anche perché stava salendo altrettanto velocemente anche la popolazione mondiale.

Dopo la Seconda guerra mondiale tale forbice si è allargata in modo impressionante, con la popolazione nutrita dai fertilizzanti azotati che incalza ormai dappresso quella che ne fa a meno. Si stima infatti che il 42% delle nascite del secolo scorso sia stato reso possibile dall'adozione dei fertilizzanti azotati. Un dettaglio che probabilmente resterà sul gozzo a tutti quei detrattori della chimica agraria che si adontano quando gli si ricorda che se esistono, se sono cioè nati e poi cresciuti, è soprattutto grazie a quella chimica contro cui oggi gettano fango chemofobico tramite social. Ovviamente a pancia piena.

Peraltro, vi è un altro piccolo particolare da considerare guardando quel grafico già di per sé emblematico: non è che la popolazione che ne fa a meno per sfamarsi se la passi particolarmente bene, visto che per lo più è quella che vive nelle aree più povere del pianeta. Quelle cioè dove i fertilizzanti, azotati o meno che siano, difficilmente vengono utilizzanti.

Se infatti i conti sono già impietosi per quanto riguarda il numero di individui la cui esistenza dipende dai fertilizzanti azotati, ancor peggio sarebbe se si calcolasse la perdita di benessere alimentare in caso si smettesse proprio di utilizzarli, questi fertilizzanti.

Perché senza di essi, magari, la popolazione mondiale non calerebbe più di tanto, ma di certo si dubita che in Europa o in America, a carestia finita, ci si accontenterebbe di alimentarsi secondo gli attuali canoni sub-sahariani. Pseudo ecologisti inclusi.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: fertilizzanti sicurezza alimentare

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