Campania, torna all'assalto il cinipide del castagno

La Cia regionale denuncia il profilo troppo basso delle politiche di contenimento e prevede un raccolto 2016 ai minimi storici

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Castagne, il raccolto 2015 in Campania si è attestato a 60mila tonnellate
Fonte foto: © Pesca - Fotolia

Un crollo di produzione dell'80% rispetto ai livelli pre-crisi, parassiti distruttivi e mancanza di strategie politiche hanno messo in ginocchio la castanicoltura in  Campania, eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. E' questo l'allarme lanciato dalla Cia Campania durante una recente audizione della commissione Agricoltura del Consiglio regionale della Campania.

A restituire la gravità della situazione sono i numeri: la produzione di castagne in Campania prima della crisi si aggirava intorno ai 300mila quintali, mentre l'anno scorso ne sono stati prodotti 60mila e quest'anno si prevede un'ulteriore diminuzione.
 
Particolarmente colpita è la provincia di Avellino, dove il Cinipide galligeno del castagno sta devastando i castagneti tipici degli areali di Montella, del Partenio e di Serino, oltre a quelli di altre aree vocate della Campania, a Caserta, a Salerno ed a Benevento.
 
“Finora il fenomeno è stato affrontato con l’esclusiva e insufficiente immissione del Torymus sinensis, antagonista naturale d’importazione del Cinipide”, afferma il presidente della Cia Campania e vice presidente nazionale, Alessandro Mastrocinque.
 
“Secondo la Cia questo non basta, anche alla luce degli scarsi risultati ottenuti in un quinquennio, comprovabili con i dati negativi delle produzioni e delle sperimentazioni. Con un documento, argomentato e firmato pochi mesi fa dai vari livelli della Cia sono stati interessati Regione e ministeri e sono state prospettate soluzioni più complete" aggiunge Mastrocinque.
 
“Chi fa impresa si vedrà quasi azzerata la propria produzione”, dichiara senza mezzi termini Salvatore Malerba, imprenditore del settore e presidente del Gruppo di interesse economico della Cia. “L’avevamo paventato e purtroppo la realtà ci dà ragione. L’attacco del parassita si è di questi tempi triplicato. Ci sono colpevoli ritardi che non possono essere sottaciuti: le strategie poste in essere negli anni scorsi contro il Cinipide sono state insufficienti". 
 
Innanzitutto, occorre, secondo la Cia, ridefinire le aree vocate a castagneto, trattate finora semplicemente come zone boscate e non come superficie agricola e frutteti. In realtà i castagneti, parte dei quali insigniti del marchio Igp, assolvono al ruolo di vere e proprie produzioni a reddito d’impresa, esportate in tutto il mondo, con centinaia di unità lavorative occupate, che fanno della Campania la prima Regione produttrice d’Italia.
 
Oltre all’aspetto economico e di mercato, va anche considerato che il settore, se messo in condizione di produrre reddito, difende l’ambiente da incendi e squilibri idro-geologici. La Cia regionale chiede quindi che Regione Campania e ministero delle Politiche agricole ridefiniscano le aree montane vocate come veri e propri frutteti e non come boschi. Questo significherebbe poter accedere ad altre soluzioni anti-crisi, anche biologiche, possibili nell’ortofrutta, ma negate nella castanicoltura. In, particolare, già due anni fa, Cia Campania aveva prospettato l'utilizzo del piretro contro il Cinipide.
 
Si tratta, secondo la Cia, di operare una svolta, cominciando a considerare i castagneti come una risorsa ambientale ed economica, tipica della Campania e delle sue montagne, e non solo come una risorsa forestale. L'organizzazione agricola auspica che Consiglio e Giunta regionale prendano atto della realtà e assumano tutti i provvedimenti urgenti volti a garantire alla castanicoltura e a molte parti del territorio regionale una prospettiva di fuoriuscita dalla crisi, che per quest’anno si annuncia gravissima.

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