AgroInnovazione, la carica degli spin-off universitari

Anche le università si sono buttate nell'agribusiness dando vita a decine di spin-off innovativi che spaziano dalla veterinaria ai software per l'agricoltura

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Sono molte le università che hanno dato vita a spin-off nel campo dell'agricoltura
Fonte foto: © Frank - Fotolia

La parola magica è spin-off. Per chi ama le serie televisive è un termine noto: si tratta di una storia la cui trama ha inizio all'interno di un'altra serie. Fin qui il cinema, ma il termine spin-off è utilizzato anche nel mondo dell'impresa e negli ultimi anni le università italiane lo hanno adottato per dare vita ad un gran numero di società.
Sono il ramo business degli atenei, con il compito di sviluppare tecnologie grazie alle menti e alle infrastrutture universitarie per poi metterle a frutto sul mercato.

Sarà forse a causa di Expo2015 o perché l'agroindustria sta attraendo sempre più finanziatori ed è ormai molto cool, ma molte università stanno dando vita ai loro spin-off che puntano a fare innovazione, dal campo alla tavola.
Fra gli ultimi arrivati c'è l'Università di Parma che ha lanciato R&D in Food, che mette insieme il dipartimento di Neuroscienze e di scienze medico-veterinarie oltre ad esperti nel campo dell'alimentazione.
Lo scopo è diventare il centro dell'innovazione della Food Valley italiana, sede di prestigiose aziende e di istituzioni internazionali, come l'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare).

Una delle università più prolifiche è la Cattolica. Horta è nata nel 2008 e come spin-off si occupa di fornire strumenti tecnologici al mondo dell'agricoltura.
"I soci portano con sé un’esperienza pluriennale nel campo della ricerca in epidemiologia vegetale e dell’applicazione di tecniche agronomiche, corredata da un ampio bagaglio di relazioni nazionali ed internazionali", viene riportato sul sito.

Sempre legata alla Cattolica, questa volta di Piacenza, c'è Aeiforia uno spin-off che si propone come piattaforma permanente per la valorizzazione dei risultati provenienti dalla ricerca nel settore chimico-agrario, agronomico, ambientale ed eco-tossicologico. Mentre Advanced analytical technologies si occupa di diagnostica.

L'Università di Torino ha diversi spin-off dedicati all'agribusiness tra cui Grape, impegnato nella ricerca e nello sviluppo di metodiche innovative per la valutazione e il monitoraggio della qualità di uve e vini.
Mentre UpToFarm aiuta le imprese a ridurre gli sprechi e a riutilizzare gli scarti di lavorazione.

Micro4yoU è invece uno spin-off dell'Università statale di Milano che ha come obiettivo quello di sviluppare, produrre e commercializzare dei formulati a base microbica destinati a soddisfare le esigenze degli imprenditori agricoli, ed in particolare di quelli che operano nel settore biologico. 

Il Nord Italia è certamente l'area più prolifica da questo punto di vista e sono decine le imprese nate negli ultimi anni. Ma anche al Sud la scena è vivace. For.Rest.Med è ad esempio uno spin-off dell'Università degli studi di Bari che si occupa di tutela e valorizzazione delle foreste.
Offrono "consulenza e assistenza tecnica a soggetti pubblici e privati per la valorizzazione dei risultati della ricerca e lo sviluppo di nuovi servizi in assestamento forestale, pianificazione sostenibile del territorio e restauro vegetazionale".

ArieSpace è invece il primo spin-off dell’Università degli studi di Napoli Federico II. Nato nel 2006 per iniziativa di un gruppo di ricercatori del dipartimento di Agraria, ArieSpace si occupa di fornire servizi agli agricoltori nel campo del telerilevamento.
"Negli ultimi venti anni si è assistito ad un progressivo miglioramento ed aumento delle informazioni provenienti dai sensori montati a bordo dei satelliti", scrivono sul sito.
"Tali informazioni purtroppo sono ancora appannaggio dei ricercatori e degli specialisti. Noi vogliamo eliminare questo gap e rendere le immagini satellitari pronte all'uso"



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