Il 2022 e la geopolitica agricola

La situazione geopolitica influenza anche i mercati agricoli: una rapida occhiata e qualche previsione

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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La Cina traina i consumi mondiali che sono in incessante e netta crescita (Foto di archivio)
Fonte foto: © vegefox.com - Adobe Stock

Cominciamo l'anno con un poco di geopolitica. Agricola, "of course".
Nuove tensioni caratterizzano il mondo. La Cina e la Russia fan la voce grossa, bullizzando in qua e in là e focalizzandosi in particolare sull'Unione Europea, ricca ma debole per la mancanza di una politica estera comune. Il caso dell'Estonia, membro a tutti gli effetti dell'Unione e oggetto di indiscriminate ritorsioni cinesi per aver riconosciuto Taiwan, dovrebbe far riflettere.

Adesso in Europa salgono soprattutto i costi energetici, seguono a ruota le materie prime agricole. L'Unione Europea dipende dalle ubbie russe per quanto riguarda il gas naturale. A dir la verità l'alleato americano potrebbe ben sopperire alle carenze europee, peccato che le navi metaniere americane trovino molto più conveniente fermarsi in Cina, dove i prezzi sono assai più remunerativi (è il mercato, baby).

Altro teatro di tensioni fra Usa e Russia, con l'Europa come convitato di pietra, è l'Ucraina. Si sappia che l'Ucraina è a tutti gli effetti diventata una vera e propria potenza agricola mondiale ed è oggi fornitrice strategica dell'Unione Europea. In Ucraina le terre coltivabili coprono 32,5 milioni di ettari; il doppio della Francia, circa 3 volte l'Italia. Per la stagione in corso è stimata una produzione record: 84 milioni di tonnellate di cereali (32,4 milioni di tonnellate di grano, 10 milioni di tonnellate di orzo e 40 milioni di tonnellate di mais). Una posta ghiottissima nei mercati agricoli mondiali sempre più affamati.

Mercati agricoli condizionati soprattutto dalla Cina, dove quest'anno andrà (dati: Nikkei Asia) il 69% degli stock di mais, il 60% di quelli di riso e il 51% del grano. La Cina traina quindi i consumi mondiali che sono in incessante e netta crescita: +6,5 % per il mais, 11,2% per il grano e 9,4% per la soia. Il risultato è l'erosione delle riserve in gran parte dei paesi esportatori (dati: Pellati Informa).

E adesso prendiamo in mano la sfera di cristallo: per grano tenero bassi stock e forte domanda, previsione di prezzi ancora sostenuti. Per grano duro e il mais c'è ottimismo ma più moderato rispetto al tenero. Per la soia in Sud America i raccolti pare siano buoni, qui forse una leggera tendenza al ribasso.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura import/export prezzi mercati

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