Consulente fitosanitario, mai più dubbi

In tanti si chiedono ancora quale sia il suo ruolo e perché sia così importante: facciamo chiarezza

Vittoriana Lasorella di Vittoriana Lasorella

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Quella del consulente rimane ad oggi un'abilitazione aggiuntiva rispetto a quella professionale (Foto di archivio)
Fonte foto: © joyfotoliakid - Adobe Stock

Nonostante la figura del consulente fitosanitario rientri nel Pan da ormai dieci anni, in tanti si chiedono ancora quale sia il suo ruolo e perché sia così importante.

In questo articolo si cerca di dare una risposta a tutti i dubbi e gli interrogativi che ruotano intorno al consulente fitosanitario:
  • è una figura in conflitto con quella dell'agronomo?
  • quali criticità ci sono riguardo il metodo di formazione del consulente?
  • qual è il legame tra consulente e impresa?


Il consulente fitosanitario

Di consulente fitosanitario ne abbiamo già parlato su AgroNotizie. Un breve riassunto: il consulente è una figura professionale esperta in difesa fitosanitaria a basso input chimico indirizzata anche alla produzione integrata e biologica, all'impiego sostenibile e sicuro dei prodotti fitosanitari e ai metodi di difesa alternativi, in grado di sostenere le aziende agricole a perseguire gli obiettivi del Pan.

La figura del consulente fitosanitario nasce con la direttiva sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (Direttiva 2009/128/CE) recepita dal decreto legislativo 150 del 14 agosto 2012 e di conseguenza rientra nel Pan (Piano d'azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) scaduto nel 2019 e ad oggi in fase di revisione.

Per poter esercitare, il consulente deve essere in possesso di uno specifico certificato di abilitazione alla consulenza e non deve avere nessun tipo di relazione con le ditte produttrici dei prodotti fitosanitari.

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Consulente fitosanitario vs agronomo

Sin dalla sua nascita è stata una figura incompresa. L'Ordine degli Agronomi, il Collegio dei Periti Agrari e quello degli Agrotecnici hanno reagito attraverso delle azioni legali, facendo ricorso. Ritenevano, infatti, che l'iscrizione all'ordine o al collegio rappresentasse di per sé un requisito per avere automaticamente l'abilitazione da consulente. Il ricorso non è stato accolto e la norma non è stata modificata.

Quella del consulente rimane quindi un'abilitazione aggiuntiva rispetto a quella professionale. L'abilitazione da consulente viene rilasciata attraverso un percorso formativo e un esame dall'ente preposto cioè la regione di riferimento o la provincia autonoma.


Ma il consulente fitosanitario è obbligatorio o no?

I singoli stati europei hanno recepito la Direttiva in maniera diversa su alcuni aspetti.

Alcuni stati, una minoranza, hanno previsto l'obbligo per l'azienda agricola di avere un consulente per la difesa fitosanitaria sostenibile. Invece la maggior parte degli stati europei, tra cui l'Italia, non ha creato questo vincolo o meglio ha previsto che un'azienda non è obbligata ad avere il consulente se a livello territoriale le istituzioni pubbliche preposte predispongono dei bollettini tecnici periodici che danno indicazioni sulle tecniche di difesa che riguardano le principali colture sul loro territorio. Ciò non toglie ovviamente che un’azienda agricola si possa avvalere del supporto di un consulente, supporto sempre più utile nel nuovo scenario europeo che prevede un uso sempre più oculato e limitato di prodotti fitosanitari.

Eppure, anche in Italia, in alcuni contesti diventa obbligatoria, quando? La risposta è semplice: quando alla figura del tecnico è legato un finanziamento pubblico.

"La figura del consulente diventa indispensabile quando un'azienda aderisce a dei percorsi previsti nella Pac". Un esempio viene da Floriano Mazzini, del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia Romagna: "Immaginiamo un'azienda agricola che aderisce ad una organizzazione di produttori e percepisce un finanziamento all'interno dell'Ocm e questo progetto prevede l'applicazione del disciplinare di lotta integrata. A questo punto il progetto dell'organizzazione dei produttori dovrà prevedere obbligatoriamente un servizio di assistenza tecnica a favore di quell'azienda. È chiaro che il soggetto per l'assistenza tecnica in questo contesto specifico sarà un consulente abilitato. L'azienda deve avere un consulente perché volontariamente ha aderito a un progetto dell'Ocm e a quel punto si porta a casa anche i vincoli che questo prevede, in questo caso il vincolo, o per meglio dire l'opportunità, è l'assistenza tecnica".


Criticità sulla formazione del consulente fitosanitario

Il motivo per cui un professionista anche iscritto all'albo di riferimento non può esercitare in automatico la funzione del consulente è anche legato al percorso formativo. È, infatti, possibile diventare agronomi senza affrontare i temi specifici della difesa delle colture.

I corsi di laurea triennali e magistrali di agraria in Italia non riescono a formare in tutti gli aspetti necessari la figura del consulente fitosanitario: mancano corsi specifici per lo studio del diserbo (gestione delle infestanti), della meccanica agraria e della tossicologia. È per questo motivo che si è stabilita nel Pan la necessità di un corso specifico per il consulente.

Ma a questo punto non sarebbe più facile creare un titolo universitario specifico per diventare direttamente consulente? Sembrerebbe un'opzione pratica, ma al momento il Pan non prevede piani di studio ad hoc: se anche un'università facesse un corso di laurea adeguato non sarebbe riconosciuto dalla regione.

Questo problema dovrebbe essere superato con il nuovo Pan che è in corso di discussione.

Floriano Mazzini riporta: "L'università di Bologna ad esempio e credo anche quella di Bari si stanno attrezzando per avere all'interno del loro corso di laurea un percorso formativo in modo tale da poter dimostrare che lo studente ha già quei requisiti e può chiedere il rilascio dell'abilitazione senza dover fare seguire un secondo percorso formativo. Nel nuovo Pan questa opzione è prevista”.


I corsi di formazione

I corsi per l'abilitazione alla consulenza devono prevedere lo studio delle seguenti materie indicate nell'allegato I del Decreto legislativo 150/2012:
  • legislazione nazionale e comunitaria relativa ai prodotti fitosanitari, nonché alla lotta obbligatoria contro gli organismi nocivi;
  • pericoli e rischi associati ai prodotti fitosanitari;
  • strategie e tecniche di difesa integrata, di produzione integrata e di contenimento biologico delle specie nocive nonché principi di agricoltura biologica. Informazioni sui principi generali e sugli orientamenti specifici per coltura e per settore ai fini della difesa integrata con particolare riguardo alle principali avversità presenti nell'area trattata;
  • valutazione comparativa dei prodotti fitosanitari: principi per la scelta dei prodotti fitosanitari con minori effetti sulla salute umana, sugli organismi non bersaglio e sull'ambiente;
  • misure per la riduzione dei rischi per le persone, gli organismi non bersaglio e l'ambiente;
  • pratiche di stoccaggio dei prodotti fitosanitari e smaltimento degli imballaggi vuoti, di alto materiale contaminato e dei prodotti fitosanitari in eccesso (comprese le miscele contenute nei serbatoi), in forma sia concentrata che diluita;
  • corretto uso dei dispositivi di protezione individuale e misure di controllo dell'esposizione dell'utilizzatore nelle fasi di manipolazione, miscela e applicazione dei prodotti fitosanitari;
  • rischi per le acque di falsa e le acque superficiali connessi all'uso dei prodotti fitosanitari e misure di mitigazione del rischio. Migliori pratiche per la gestione delle emergenze in caso di contaminazioni accidentali o di eventi meteorologici estremi che comportano rischi di contaminazione da prodotti fitosanitari;
  • attrezzature per l'applicazione dei prodotti fitosanitari;
  • aree specifiche ai sensi degli articoli 14 e 15;
  • registrazione delle informazioni su ogni utilizzo dei prodotti fitosanitari.
Per accedere ai corsi delle regioni e province autonome è necessario possedere il diploma quinquennale o una laurea in discipline agrarie e forestali. I corsi hanno una durata di 25 ore e dopo il superamento dell'esame si ottiene l'abilitazione alla consulenza fitosanitaria valida per cinque anni. Il rinnovo è volontario e si ottiene attraverso la partecipazione ad un corso di aggiornamento della durata di 12 ore.


Legame tra impresa agricola e consulente: una questione di fiducia

Come fa un agricoltore a trovarlo?
Una volta abilitato il consulente deve lavorare. Le regioni, come previsto nel Pan, devono rendere pubblico l'elenco dei consulenti abilitati sul loro sito. Ma tra vari click e multiple ricerche su Google, pagine non esistenti o non aggiornate, non è così facile come sembra.

Mazzini torna all'esempio delle organizzazioni dei produttori nell'ambito dell'Ocm: "Quando queste presentano il progetto indicano anche la lista dei tecnici abilitati che poi forniranno assistenza alle aziende nell'ambito del progetto. L'azienda a quel punto non dovrà scegliere fra gli ottocento consulenti abilitati della Regione Emilia Romagna ma si avvarrà di quelli che la sua organizzazione dei produttori ha segnalato. Più o meno succede la stessa cosa per il Psr: nel menù del Piano di sviluppo rurale si cercano le strutture che si sono candidate a servire questo tipo di servizi".

Conclusioni

Il consulente fitosanitario rappresenta un aiuto in più agli agricoltori che lavorano con dedizione e passione e si ritrovano oggi ad affrontare i problemi legati al cambiamento climatico, alla globalizzazione e all'arrivo di nuove avversità che non consentono più di ottenere delle produzioni sostenibili.

Interviene Tiziano Galassi ex funzionario ora in pensione del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia Romagna: "È sempre più importante strutturare delle informazioni specifiche per le singole imprese e per il singolo campo".

È da queste necessità che nacque l'agricoltura di precisione, per ridurre le generalizzazioni al minimo. Nell'ambito specifico della difesa sono fondamentali i monitoraggi proprio per capire quando fare i trattamenti e scegliere la strategia più adatta a quel preciso contesto. Quella del consulente è una figura indispensabile in questo senso per aiutare le aziende ad avere un ritorno economico, riducendo il numero dei trattamenti ed evitando gli sprechi.

Perchè tutto ciò funzioni e sia utile, alla base ci deve essere un buon rapporto tra agricoltore e tecnico basato sulla fiducia reciproca e tanta professionalità.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: difesa fitosanitari pan formazione difesa integrata

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