Xylella, il punto sugli abbattimenti

Il 5 settembre la sentenza della Corte di Giustizia Ue: le piante infette in fascia di contenimento vanno abbattute nel giro di poco tempo. Un mese dopo, non è ancora chiaro quante ne siano rimaste da abbattere

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Più tempo passa e più l'Italia rischia un secondo procedimento innanzi ai giudici europei ed una condanna a pagare salate sanzioni economiche
Fonte foto: © Enrico Rovelli - Fotolia

Lo scorso 5 settembre la Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia per non aver “immediatamente” abbattuto le piante di olivo colpite da Xylella fastidiosa ritrovate nella fascia di contenimento dell’area infetta: quella dove è obbligatorio abbattere subito gli alberi riscontrati infetti, come prescritto dalla Decisione di esecuzione della Commissione Ue 789/2015, al fine di evitare che il batterio killer degli olivi pugliesi possa ulteriormente avanzare verso nord. E' questo almeno il capo di imputazione che resta attualmente ancora in piedi, visto che la mancanza dei monitoraggi è stata superata e la stessa Corte ha bocciato l'ulteriore capo d'imputazione inerente la più generale mancanza di "leale collaborazione" basata su un generico atteggiamento dell'Italia volto a non eradicare la fitopatia.

La sentenza ha chiarito che il termine "immediatamente contenuto nella decisione della Commissione è inconciliabile con un periodo di più settimane o addirittura di più mesi”. Questo passo della sentenza è fondamentale, poiché lascia capire all’Italia che se non vuole rischiare un nuovo giudizio per l'inottemperanza alla prima sentenza, bisogna tagliare gli alberi infetti in fascia di contenimento al massimo nel giro di un mese. In caso contrario, una eventuale seconda sentenza non sarebbe indolore e comporterebbe sanzioni economiche verso il paese e la fine di ogni speranza di ottenere aiuti dall’Unione europea per ricostruire la zona infetta.

Non a caso, Gianluca Nardone, direttore generale del Dipartimento agricoltura di Regione Puglia, commentando in una nota ufficiale  la sentenza della Corte del Lussemburgo, si era affrettato a chiarire: ”Riscontri per 5.731 piante trovate infette di cui 5.130 abbattute. Ne restano da abbattere, quindi, circa 600 che, secondo il piano di intervento, saranno tagliate entro i prossimi 30 giorni”. In pratica Nardone si dà un mese di tempo: fino al 5 ottobre.

Ma, a causa di problemi interni, culminati con le dimissioni del direttore generale dell’Agenzia regionale per l’irrigazione e le foreste di Regione Puglia Oronzo Milillo, il soggetto incaricato di abbattere materialmente gli alberi infetti in zona di contenimento, proprio mentre Nardone parla, non stava eseguendo gli abbattimenti.

L’Arif solo il 9 settembre scorso fa sapere:Da domani 10 settembre, a due giorni dall'insediamento del sub commissario Francesco Ferraro alla guida dell'Arif, gli uomini dell'Agenzia saranno di nuovo in campo per procedere agli abbattimenti degli ulivi risultati infetti dal batterio della Xylella fastidiosa, come da disposizioni dell'Osservatorio Fitosanitario regionale. Da domani quindi – continua la nota del 9 settembre scorso - si riprenderanno le operazioni a cominciare da piante infette ricadenti nella zona contenimento”.

“L'incremento delle squadre in campo, disposto dal sub commissario Francesco Ferraro, contribuirà ad eseguire quanto prima le operazioni di abbattimento più volte sollecitate dall' Unione europea
" conclude la nota.

Passano i giorni e la scadenza del 5 ottobre, assegnata dal direttore generale Nardone, si avvicina. Ma né dall’Arif, né da Regione Puglia arrivano notizie sullo stato di avanzamento dei lavori di abbattimento dei circa 600 olivi infetti.

Nel frattempo, Coldiretti Puglia, con due comunicati stampa solleva la questione: “Secondo i Decreti di abbattimento erano già 650 gli ulivi da espiantare nelle province di Brindisi e Taranto entro la fine di settembre per estinguere i focolai infetti e arginare la diffusione della malattia e tra una settimana il mese di settembre è finito" dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia in una nota ufficiale dell’organizzazione datata 23 settembre.

Il numero delle piante da abbattere lievita – dalle 600 piante nominate da Nardone il 5 settembre alle 650 piante riferite dal presidente Coldiretti Puglia il 23 settembre, perché il monitoraggio del Servizio fitosanitario della Regione Puglia continua e vengono rinvenute altre piante infette in zona di contenimento. Ieri, 24 settembre, Coldiretti Puglia fa sapere che le piante infette da abbattere sarebbero ulteriormente salite di 61 unità. Ma se da un lato ci sono gli esiti diagnostici del monitoraggio, non perviene alcuna risposta da parte di Regione Puglia, né dall’Arif sugli abbattimenti eseguiti negli ultimi 20 giorni.

Sarebbe a questo punto interessante sapere - a 10 giorni dal compimento del mese assegnato per gli abbattimenti - quanti alberi siano ancora effettivamente da abbattere e quando il ritardo contestato dalla Commissione Ue all’Italia e asseverato dalla Corte del Lussemburgo potrà essere colmato: perché un eventuale successivo giudizio di inottemperanza, a questo punto, porterebbe contro l’Italia sanzioni economiche severe e la perdita degli aiuti targati Ue.

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