Cina, terra di conquista?

Da un lato il mercato dell'ex Celeste Impero attira le realtà produttive occidentali e dall'altro anche quello europeo sta diventando un obiettivo sempre più ambito in Oriente. Focus sui nuovi accordi commerciali

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Il rilancio della politica commerciale agricola cinese
Fonte foto: © aphotostory - Adobe Stock

Non soltanto la Nuova Via della Seta. Nei mesi scorsi la Cina ha cercato un rilancio in chiave di politica commerciale agricola, favorendo le imprese agricole e le importazioni di materia prima, grazie ad accordi su più livelli. Fortemente indicativo è, in tal senso, il mercato della soia, utilizzata come mangime per bovini, suini e polli: Pechino intende aumentare le importazioni, alla luce delle tensioni con gli Stati Uniti.
La guerra commerciale con gli americani potrebbe dare ulteriore impulso alle già fiorenti esportazioni di cereali e di semi oleosi dalla regione del Mar Nero, secondo alcuni analisti e operatori del settore. Nuove opportunità di vendere frumento, mais e soia alla Cina, e perfino all'Unione europea, dovrebbero aprirsi per i principali esportatori della regione, Russia, Ucraina e Kazakhstan, la cui recente ascesa ha già messo fine al predominio statunitense in mercati come la Nigeria e il Messico.
 

L'accordo Asia-Pacifico

Proprio la recente guerra dei dazi con gli Stati Uniti ha portato l'ex Celeste Impero ad adottare dallo scorso luglio agevolazioni nei confronti di alcuni prodotti, codificati nell'ambito di un "accordo commerciale Asia-Pacifico", tra Cina, Bangladesh, India, Laos, Corea del Sud e Sri Lanka. Gli ultimi mesi sono punteggiati da nuovi accordi e riaperture commerciali che molto dicono sulla futura politica cinese.

Nel giugno del 2018 con il Kazakhstan è stato sottoscritto un accordo finalizzato a espandere la cooperazione nel settore agricolo e l'implementazione di un programma di investimenti congiunto per l'organizzazione delle esportazioni di bestiame e di carne verso Pechino.
Via libera anche per la carne di pollame proveniente dalla Germania (che, dopo il prolungato embargo a causa dell'influenza aviaria, potrà essere nuovamente esportata in Cina), per la carne di maiale e di manzo francese e per il salmone norvegese, grazie alla rimozione de divieti sulle importazioni.
 

Nuove strategie

La Nuova Via della Seta, che proprio nei giorni scorsi ha visto scrivere un interessante capitolo per l'Italia con 29 accordi bilaterali siglati con il Regno di Mezzo, consentirà al paese del Dragone di esplorare nuove strategie di collaborazione e potenziare gli scambi commerciali, investendo anche direttamente in altri paesi e altre economie di mercato.

Secondo quanto recentemente riportato dal quotidiano Le Monde, la nota catena di supermercati francese Carrefour avrebbe annunciato un'alleanza con la sua omologa locale, Yonghui, e Tencent, colosso cinese dei social network e dei media. Un accordo, questo, che punterebbe a contrastare la supremazia dei giganti del commercio online cinese, tra cui spiccano Alibaba e JD.com, scommettendo su digitalizzazione dei negozi, soluzioni di pagamento mobile e utilizzo di dati con l'obiettivo di rilanciare il commercio fisico in negozio.

La stessa strategia pare sia stata adottata anche da Aldi, multinazionale tedesca attiva nel settore della Grande distribuzione organizzata che, secondo quanto riferisce il Lebensmittel Zeitung, sarebbe intenzionata ad aprire una cinquantina di filiali nell'area di Shanghai. E sotto stretta osservazione è finito anche il mercato della birra: Heineken è infatti fortemente orientata ad acquisire una partecipazione strategica in China resources beer, il più grande produttore di birra della Cina. Una operazione da 2,68 miliardi di euro, che consentirà al gruppo olandese l'accesso ad un mercato in forte espansione.

Cina, dunque, terra di conquista? Non esattamente, o meglio, non solo. Se, infatti, da un lato il mercato cinese attira non poco le realtà produttive occidentali, dall'altro anche quello europeo sta diventando un obiettivo sempre più ambito in Oriente. A confermare questo trend è lo stesso JD.com, che sta puntando ad espugnare il vecchio continente e gli Stati Uniti. Nato nel 1998, in soli venti anni è riuscito a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel mondo dell'e-commerce cinese, grazie anche alla gamma completa di prodotti offerti, dai cosmetici all'abbigliamento fino agli alimentari e all'elettronica, e ai tempi rapidissimi di consegna (in 24 ore o addirittura in giornata in molti casi). Il guanto di sfida ad Amazon ormai è stato lanciato, con la benedizione di Google che, dal canto suo, avrebbe già garantito a JD tutti gli strumenti tecnologici per farsi notare dal grande pubblico.


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Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: agricoltura nel mondo accordo

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