Olio, il Ceq chiede unità al settore

Presentati a Roma i risultati della ricerca svolta in Svezia, Ucraina e Italia su oli Dop e orientamenti d’acquisto

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Roma, il Ceq presenta la ricerca sugli oli Dop

Presentati a Roma dal Ceq i risultati della ricerca svolta in Svezia, Ucraina e Italia sugli oli Dop e orientamenti d’acquisto.
Alla presentazione, che ha preceduto una breve tavola rotonda sull’argomento, hanno partecipato tra gli altri: Elia Fiorillo e Mauro Meloni, rispettivamente presidente e direttore Ceq; Emilio Gatto, direttore generale della prevenzione e del contrasto alle frodi agroalimentari e Roberto Varese, dirigente Mipaaf.

Dai dati presentati emerge con chiarezza che, benché esista una forte penetrazione dell’olio d’oliva nelle abitudini alimentari dei consumatori (circa il 70%), la conoscenza di questi dei marchi di qualità rimane bassissima e in linea con la stima Ue, con meno del 14% degli acquirenti che dichiara di riconoscere i logo dei prodotti Dop o Igp.
Di questa sparuta minoranza, il 68% (pari al solo 9% dell’intero campione di acquirenti) si accorgono della presenza o meno del logo e, di quest’ultimi, solo il 63% fanno del marchio di qualità una discriminante positiva al momento della scelta.

In sostanza, la presenza dei marchi Dop e/o Igp si rivela significativa solo per il 6% dei consumatori di olio d’oliva.
Gli elementi che in effetti guidano la scelta all’acquisto, guidato dal gusto e dagli effetti benefici sulla salute, sono prevalente legati al prezzo e alla ‘freschezza’ (data di scadenza e campagna di produzione).

"È evidente – ha commentato Meloniche il settore dell’olio d’oliva non ha virtualmente limiti di crescita se non quelli dettati dall’ignoranza. Ignoranza che deve essere combattuta facendo leva principalmente sugli effetti salutari del prodotto. Il problema del mercato dell’olio non può essere affrontato e superato solo dal segmento delle Dop, che pure hanno dato molto alla promozione e diffusione del prodotto e molto altro possono ancora dare, ma che non hanno da sole la forza e i numeri per fare il salto necessario".

"Tutti i nostri sforzi per innalzare e mantenere la qualità dei prodotti sono vani se non riusciamo a farla conoscere ai consumatori – ha chiosato il presidente Fiorillo -. Se non è riconosciuta, la qualità è come se non esistesse. Tutti gli operatori del settore dell’olio d’oliva si trovano sulla stessa barca. È arrivato il momento di cominciare a remare tutti nella stessa direzione". 
   

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Fonte: Agronotizie

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Tag: olio marchi di tutela

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