Agroalimentare, tutto bene anzi malissimo

La catena del valore si sposta sempre più a favore della distribuzione e a scapito dei produttori. Non c'è da stupirsi, allora, se l'agricoltura è in affanno

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Fra i problemi dell'agricoltura vi è anche quello, non facile da risolvere, di un riequilibrio dei rapporti con la distribuzione organizzata
Fonte foto: C'est moi

Per trovare una spiegazione ci si può rifare ai polli  di Trilussa, in altre parole alle tante interpretazioni che ai numeri e alle statistiche è possibile dare. Difficile altrimenti spiegare perché da una parte si dice e si scrive che il settore agroalimentare esce indenne dalla crisi e dall’altra si grida per le difficoltà che sempre il settore agroalimentare sta vivendo.

Vediamo qualche numero. Secondo i dati diffusi in questi giorni da Istat sull’andamento del Pil (prodotto interno lordo) l’agricoltura ha conseguito nei primi tre mesi del 2009 un risultato analogo a quello dello stesso periodo del 2008 (+0.1%). Solo una modesta flessione (-1.3%) se il confronto è fatto con gli ultimi tre mesi dello scorso anno. Nulla in paragone alla “debacle” di molti comparti industriali. Anche da Federalimentare (ne abbiamo parlato la scorsa settimana su Agronotizie), arrivano notizie allineate a quelle di Istat. Nei campi, dunque, si dovrebbe far baldoria e invece si parla di crisi e si invocano aiuti. Perché? Per raccapezzarsi almeno un po’ bisogna andare a spulciare fra i numeri per scoprire che nella catena del valore della filiera agroalimentare gli equilibri da tempo si vanno sempre più spostando verso la parte finale, quella della commercializzazione, a danno soprattutto della prima parte (quella della produzione delle materie prime) e in parte anche della seconda componente, quella delle industrie alimentari. Semplificando gli agricoltori guadagnano sempre meno e le imprese di distribuzione sempre di più.

Ecco perché le stalle chiudono e le industrie non riescono a pagare un prezzo equo per il latte, perché le carni di suino valgono come una tazzina di caffè e perché il Parmigiano Reggiano è in continua svendita a prezzi di saldo. Che la situazione sia pesante lo denuncia anche Confagricoltura commentando i dati diffusi da Ismea sull’andamento dei mercati agricoli. “A maggio, rispetto ad aprile – si legge nella nota diffusa da Confagricoltura – i prezzi agricoli sono diminuiti del 4,3% e del 12,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (ma già ad aprile erano calati del 4,7% rispetto a marzo e dell’11% rispetto a aprile 2008).”

 

Bene solo gli ortaggi

Le analisi di Ismea lasciano poco spazio all’ottimismo. Solo gli ortaggi nel confronto annuale fanno registrare un dato positivo (+11%). Per tutti gi altri settori è profondo rosso. A guidare la classifica in negativo sono i cereali (-36.3%) seguiti da vino e olio che rispettivamente sono calati a maggio 2009 del 25,8% e del 24,3% rispetto al maggio dell’anno precedente. Male anche la frutta con un significativo –28.7%. In campo zootecnico è il latte che con il suo meno 13.2% è al primo posto di questa classifica dei peggiori risultati. Male anche i suini con il loro -2% che va ad aggiungersi ai deludenti risultati già registrati nel 2008. E per i bovini (-3.5%) è andata anche peggio. Solo polli e dintorni riescono a crescere un po’ (+5%), ma si tratta solo del recupero alla crisi da influenza aviare, un altro degli inutili allarmi alimentari di questi ultimi anni.

 

Congiuntura negativa

Anche ricorrendo a Trilussa è difficile interpretare questi numeri in modo diverso da quello che sono. Il mondo agricolo nel suo complesso sta attraversando una congiuntura di mercato difficile e resa ancor più complicata dalla crisi globale. Servono rimedi risolutivi, a iniziare da un riequilibrio nei rapporti della distribuzione del valore lungo le diverse filiere. Un compito che imporrebbe un profondo ripensamento della struttura organizzativa del comparto agricolo. Facile a dirsi...

 

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Fonte: Agronotizie

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