Controllo integrato contro la cimice asiatica: prove sperimentali

Ecco i primi risultati del progetto Contr-halys finanziato dalla Regione Emilia Romagna per proteggere pomodoro e pere

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Uno degli approcci integrati del progetto è quello di creare una
Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore

In Emilia Romagna pere e pomodori sono tra le colture più importanti e sfortunatamente anche tra quelle maggiormente colpite dalla cimice asiatica (Halyomorpha halys).

La Regione ha perciò finanziato un progetto che ha lo scopo di potenziare queste due colture contro il temuto insetto alieno. Il progetto Contr-halys sta lavorando, partendo dal miglioramento del sistema di monitoraggio di H. halys, alla creazione di un piano di controllo basato sull'integrazione di approcci diversi, a basso impatto da adottare in aziende sia a produzione integrata che biologica.


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Uno degli approcci integrati del progetto è quello di creare una "doppia cintura di protezione". Questa consiste nell'inerbimento intorno ai campi sperimentali di una fascia con favino e soia, due leguminose attrattive per la cimice, con l'aggiunta di un feromone di aggregazione specifico e di una fascia costituita dalle stesse piante perimetrali di pero e di pomodoro trattate a livello dell'apparato fogliare e del suolo con ammendati dall'effetto repulsivo. Quest'anno i lavori in campo sono cominciati.

I primi risultati su pomodoro

Nei campi di pomodoro, il favino, seminato già nell'autunno 2020, è servito in primaverile 2021 da barriera alle piante di pomodoro appena trapiantate. La soia, seminata in primavera, ha protetto il pomodoro fino alla raccolta in autunno. Alle due leguminose attrattive è stato aggiunto il trattamento con il feromone di aggregazione.

Trappole per il monitoraggio sono state poi usate per identificare eventuali focolai di infestazione e misurare gli spostamenti delle cimici nel tempo. Le trappole sono state posizionate in luoghi strategici in linea con le abitudini della cimice: ad aprile e maggio è più probabile trovare le cimici vicino agli edifici che rappresentano i siti rifugio degli esemplari svernanti; in estate le cimici preferiscono aree fresche e all'ombra come le chiome degli alberi e degli arbusti.

I monitoraggi hanno quindi evidenziato in primavera una bassa densità di cimice sul favino e in estate una significativa presenza della cimice, in particolare sulla soia ad agosto. È stato deciso, di conseguenza, di effettuare i trattamenti insetticidi sulle fasce inerbite a soia e non sulla coltura. Metà parcella simulava la conduzione integrata ed è stata quindi trattata con acetamiprid, l'altra metà con piretro per simulare le condizioni di produzione biologica. I principi attivi sono stati miscelati con un coformulante che si è dimostrato efficace nella riduzione della quantità di sostanza attiva che viene impiegata.

La densità di cimice più significativa evidenziata ad agosto spiega che la soia è un elemento davvero molto attrattivo rispetto al pomodoro, mentre il favino che si sviluppa troppo presto rispetto alle popolazioni della cimice potrebbe risultare meno necessario nel controllo a doppia cintura di protezione.

Per quanto riguarda i risultati dei trattamenti a confronto, quello con l'acetamiprid è stato più efficiente nell'abbattimento degli insetti rispetto a quello con piretro che ha avuto solo un effetto repellente momentaneo.

Dopo questo primo anno di sperimentazione si può dire che la fascia di soia, che si sviluppa quando il pomodoro è suscettibile agli attacchi di cimice, è in grado di attrarre la presenza dell'insetto alieno. Così si può intervenire con un trattamento insetticida di tipo abbattente che non entra in contatto con la coltura principale.

I dati di cattura rielaborati sono stati oggetto di studio della tesi di laurea di Jeremy Moye, studente di laurea triennale del corso Safe (Food Production Management) che ha dimostrato l'importanza dello stadio fenologico delle piante suscettibili agli attacchi da cimice e del micro habitat (presenza di cibo e condizioni microclimatiche) per la presenza delle cimici.

 

La sperimentazione nei pereti

Per quanto riguarda le sperimentazioni nei pereti, la gelata di aprile 2021 ha compromesso gravemente la produzione di pere: le varietà Coscia e William non avevano frutti e le altre cultivar sono state fortemente danneggiate con una perdita di produzione vicino al 100%, solo la varietà Conference ha fatto registrare una limitata produzione.

Il progetto ha quindi ottenuto solo qualche dato puntiforme sul danno da cimice. I danni sono risultati estesi in tutte le cultivar anche se Kaiser e Conference sono risultate quelle meno colpite. In Decana d'Inverno non c’è stato alcun effetto dei trattamenti sull'incidenza del danno; in Kaiser si è notata una minore incidenza nella tesi trattata e in Conference non è stato possibile valutare l'incidenza del danno perché la cultivar era assente nella parcella trattata.

Si avranno dati più precisi il prossimo anno. Ad oggi il favino è già stato riseminato e in primavera si provvederà a riseminare anche l'inerbimento di soia.

Nei pereti, comunque, la semina delle leguminose non è stata fatta intorno al frutteto ma lungo la sottofila e questo ha creato qualche problema nel loro sviluppo. La soia è cresciuta di meno ed è stata meno appetibile per la cimice.

 


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Iniziativa realizzata nell'ambito del Psr Emilia Romagna 2014-2020 – Tipo di operazione 16.1.01 – Gruppi operativi del Pei per produttività e sostenibilità dell'agricoltura, Focus Area 4B – Progetto: Approccio sinergico per la difesa sostenibile delle colture frutticole e orticole nei confronti della cimice asiatica (Halyomorpha halys) - Contr-halys

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