Guerra e grano

Sconvolti gli equilibri mondiali nell'approvvigionamento di materie prime. Anche il riso nella bufera. Le minacce sull'ortofrutta. Meglio non togliere il glifosate. Contratti di filiera, ecco i soldi. Maggio, mese di fiere

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati fra il 19 e il 25 aprile
Fonte foto: AgroNotizie

Se manca il grano

Il cibo utilizzato come arma di guerra, è questo il grido di allarme lanciato da David Beasley, direttore del Programma alimentare mondiale dell'Onu, intervistato da Rosaria Amato per le pagine di Repubblica del 19 aprile.
Il riferimento è ovviamente al conflitto che si sta svolgendo in Ucraina, paese considerato il granaio del mondo, capace di sfamare almeno 400 milioni di persone del pianeta.
Allora è importante riportare gli agricoltori a lavorare sui campi e al contempo riaprire i porti del Mar Nero.
Un appello che si aggiunge a quelli della Fao e dell'Unicef per trovare una soluzione almeno alla questione alimentare.

 

Il blocco dell'agricoltura Ucraina ha come conseguenza quella di affamare una grande porzione del mondo già in gravi difficoltà.
Già si parla di forti proteste per gli aumenti del prezzo del pane in Libano e in Egitto, come in altri paesi del Nord Africa.
La crisi Ucraina infiamma i prezzi e alla borsa merci di Chicago quelli del mais hanno raggiunto il livello più alto dal 2012.
L'Unione Europea, prosegue l'articolo, sta cercando di correre ripari e attraverso il Copa, l'organizzazione a cui aderiscono le associazioni agricole europee, si propone di fornire agli agricoltori ucraini i mezzi dei quali hanno maggiore bisogno.


La diplomazia della spiga

Che si stia rischiando una tra le più gravi emergenze alimentari dell'ultimo secolo lo riferisce Carlo Cambi dalle pagine del settimanale Panorama in edicola il 20 aprile.
Vaste zone dell'Africa rischiano la fame a causa della devastazione delle campagne ucraine. 
Intanto i prezzi dei prodotti alimentari hanno raggiunto livelli record e per il prossimo mese si attendono ulteriori rincari, in particolare per grano, mais e orzo.
Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si sta andando incontro a una crisi alimentare globale.

 

A risentirne è soprattutto l'Africa, dove ci sono almeno 25 Stati totalmente dipendenti da Kiev e Mosca per i loro approvvigionamenti di grano.
Il conflitto ha profondamente modificato il mercato mondiale dei cereali e attorno alla diplomazia della spiga, continua all'articolo, si sta muovendo una speculazione fortissima.
In questo quadro complesso, le scelte in tema di politica agricola della Commissione europea sono fortemente criticate e l'articolo si conclude affermando che l'aver rimesso a coltura i terreni fermi per il "set aside" non risolverà nulla, tenuto conto che il grano non si semina in primavera, ma in autunno.
Se ne avremo un beneficio, occorre attendere il 2023.


Salvate il glifosate

Sullo scenario agricolo, già minato dai rincari energetici e dalle difficoltà scaturite dal conflitto, si aggiunge il quesito riguardante il glifosate, la cui eliminazione potrebbe avere conseguenze importanti sulle rese delle produzioni agricole.
Il tema è affrontato da Giorgia De Cupertinis su QN del 21 aprile, prendendo spunto da un recente incontro promosso dall'Associazione granaria emiliano romagnola e dalla Bayer.
L'uso di questo diserbante, si ricorda, è approvato nell'Unione europea fino al 15 dicembre di quest'anno, una scadenza che sarebbe opportuno spostare, come ha specificato Guido Zama, direttore Confagricoltura Emilia-Romagna.

 

Prima di togliere il glifosate, che peraltro non avrebbe conseguenze dannose sull'ambiente, sarebbe necessario un suo valido sostituto.
In assenza di un efficace diserbante, la produzione di frumento tenero, come evidenziano ricerche in tal senso, avrebbe una flessione fra il 10 e il 20%.
Perdite non meno importanti si registrerebbero per la coltivazione del mais, come pure per la coltivazione del riso, già alle prese con le problematiche legate alla siccità.
Senza dimenticare la soia, che in assenza di una efficace azione diserbante subirebbe un calo di oltre il 20%.


Se manca il riso

Anche il riso rischia di essere travolto dalla serie di eventi avversi di questo periodo, che somma gli effetti negativi della siccità a quelli dell'aumento dei costi di produzione, dall'energia all'imballaggio.
A lanciare l'allarme è Mario Francese, presidente dell'Airi, l'associazoine delle industrie risiere italiane, che intervistato da Michelangelo Borrillo per le pagine del Corriere della Sera del 22 aprile, spiega come in questa situazione sia difficile produrre riso.

 

La disponibilità residua di risone nazionale rilevata dall'Ente nazionale risi, si legge nell'articolo, è la più bassa delle ultime 10 campagne.
Il riso italiano potrebbe allora non essere sufficiente a soddisfare la domanda, che è in aumento.
Per evitare questo rischio, Francese invita i produttori a vendere le scorte per evitare che gli scaffali rimangano vuoti.

 

Attenti all'ortofrutta

Il conflitto in Ucraina rischia di avere pesanti ripercussioni per l'ortofrutta, a causa del riassetto dei flussi commerciali a livello mondiale.
E' l'allarme lanciato da Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, intervistato da Silvia Marzialetti per Il Sole 24 Ore del 23 aprile.
La chiusura dei mercati dell'Est Europa porterà a una diversa destinazione per le produzioni provenienti da Turchia, Egitto, Sudafrica e Sudamerica, destinate tradizionalmente alla Russia.
Si tratta di circa 4 milioni di tonnellate che potrebbero riversarsi in Europa, causando una forte pressione sui prezzi.

 

Per i produttori italiani, già alle prese con il forte aumento dei costi e i problemi legati alla siccità, una caduta dei prezzi dovuta ad un aumento delle importazioni da questi paesi potrebbe rivelarsi insostenibile.
Alla Commissione europea e già arrivata da parte di Alleanza cooperative agroalimentari la richiesta di deroghe transitorie per consentire alle organizzazioni professionali maggiore flessibilità nei programmi operativi.

 

I soldi per le filiere

I soldi per i contratti di filiera, e si tratta di 1,2 miliardi di euro, sono finalmente disponibili.
Lo scrive Verità & Affari del 24 aprile, confermando la pubblicazione del bando che dà il via libera a questi finanziamenti destinati a sostenere le imprese dell'agroalimentare.
Soddisfazione da parte del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che ha sollecitato il raggiungimento di questo risultato, che consente di combattere la speculazione sui prezzi con una più equa distribuzione del valore lungo la filiera.


Risultato conseguito anche grazie alla collaborazione di Filiera Italia, da tempo al lavoro per presentare progetti operativi per il migliore utilizzo di queste risorse.
L'articolo prosegue ricordando che i contratti di filiera riguardano tutti comparti dell'agroalimentare e prevedono sostegni da parte dello Stato per la produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.
Gli interventi si allargano alla promozione per le produzioni di qualità certificata e le attuali soglie di aiuto possono arrivare anche al 100% degli investimenti, qualora siano destinati alla ricerca.


Le fiere che verranno

Maggio è un mese denso di appuntamenti fieristici dedicati al mondo agroalimentare e QN in edicola il 25 aprile ospita una serie di articoli nei quali si anticipano alcune delle iniziative che in queste occasioni saranno realizzate.
Si inizia con l'appuntamento a Rimini del "Fieravicola Poultry Forum", in calendario dal 4 al 6 maggio nel recinto fieristico riminese.
E' una prima edizione, organizzata dalle principali organizzazioni di settore (Assonavi, Unaitalia, Wpsa, Asic), che affronterà le tematiche strategiche del settore avicolo grazie all'intervento di relatori di caratura internazionale.
L'obiettivo è quello di affrontare i temi chiave del settore per dare agli operatori le risposte per affrontare questa difficile congiuntura, segnata dai rincari dei costi delle materie prime.

 

Quasi in contemporanea con l'appuntamento di Rimini, andrà in scena a Parma dal 3 al 6 maggio la 21esima edizione di Cibus, la fiera internazionale dell'agroalimentare, organizzata da fiere di Parma e Federalimentare.
Sono attesi migliaia di buyer esteri che potranno toccare con mano le proposte presentate da oltre 3000 espositori.
All'appuntamento con Cibus sono già registrati 50.000 operatori professionali italiani della distribuzione e della ristorazione.
Avranno la possibilità di partecipare a visite guidate e a percorsi tematici sia nel recinto fieristico, sia sul territorio.
Cibus sarà anche l'occasione per la presentazione ufficiale di numerose produzioni innovative che saranno esposte in fiera nell'area del "Cibus Innovation Corner".
Già le prime anticipazioni sulla manifestazione di Parma lasciano prevedere che questa edizione si concluderà con numeri analoghi a quelli raggiunti nel periodo pre pandemia, sia per numero di espositori che di visitatori.


Per il mondo del vino si avvicina a grandi passi il Prowein di Düsseldorf che si svolgerà in Germania dal 15 al 17 maggio.
A dispetto delle incertezze del momento, le anticipazioni che vengono dagli operatori interessanti a questa manifestazione, lasciano intuire che il settore sia pronto a una ripresa.
Secondo Carlo Delmonte, presidente di Caviro, fra le più grandi cooperative vitivinicole italiane, c'è un "sentiment" positivo, anche se è necessario fare i conti con gli aumenti dei costi e con le difficoltà a trasferire questi aumenti sul prezzo finale.

 


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

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