Anga, verso un futuro innovativo

Intervista a Francesco Mastrandrea, neopresidente dell'associazione dei giovani di Confagricoltura. L'azienda agricola del domani dovrà puntare a massimizzare il reddito utilizzando le nuove tecnologie

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Francesco Mastrandrea, nuovo presidente di Anga - Confagricoltura
Fonte foto: © Confagricoltura

Francesco Mastrandrea, 33 anni, una laurea in management, è il nuovo presidente nazionale dei giovani di Confagricoltura. Siciliano, in provincia di Messina conduce un’azienda ad indirizzo olivicolo. Sin dalle prime dichiarazioni ha detto di puntare sull'agricoltura imprenditoriale, innovativa e internazionale, con un occhio alla sostenibilità, alla tracciabilità e a tutte le nuove tecnologie. Ecco cosa dice ad AgroNotizie.

Essere oggi giovani imprenditori e a capo di un’associazione come Anga: quale è il significato di questi ruoli?
"L’agricoltore oggi deve per forza di cose cambiare atteggiamento nei confronti della propria attività: passando da un obiettivo di reddito medio standard a quello di massimizzazione del reddito aziendale, esattamente come avviene in qualsiasi altro settore economico.
E’ un cambio di mentalità necessario per affrontare le nuove sfide che vengono proposte all’agricoltura nel mondo e per rendere l’impresa agricola competitiva. In questo processo, che è in atto, un ruolo fondamentale di traino lo svolgono le imprese condotte da under 40, che già oggi, secondo una recente ricerca di Nomisma, hanno in media un fatturato ben più elevato delle imprese che hanno come capo azienda un imprenditore navigato. L’innovazione che il ricambio generazionale comporta è la leva competitiva da utilizzare, accompagnare le aziende associate in questo processo con ogni iniziativa utile è la missione del mio mandato".


 Le nuove tecnologie sono la chiave di volta do questo cambiamento necessario ed in parte già in atto: come e perché?
"Il come innanzitutto. Si parla da un decennio di precision farming, di utilizzo di big data e tanto altro, ma molte aziende sono restie all’adozione di queste tecnologie pure mature e disponibili. Vale la pena interrogarsi sul perché di queste resistenze. C’è necessità di più informazione e formazione per promuoverle, per esempio, specie al Sud dove il ritardo è palpabile, ma è fondamentale anche il cambio di mentalità: se con un'impresa agricola non conta di aumentare il fatturato, diventa difficile percepire il costo delle nuove tecnologie come un investimento redditizio. Sul perché: solo l’innovazione può garantire maggiore redditività. Ma allora il passo decisivo e concreto è la capacità dell’imprenditore agricolo di sviluppare programmi a lungo termine per la propria azienda, come già avviene in Europa e nel mondo da tempo. E anche in questo caso la visione di un giovane aiuta ad avere la necessaria prospettiva di lungo periodo".

Quando parla di imprese a vocazione internazionale, cosa intende di preciso?
"L’adozione di un modello aziendale appena illustrato intanto, ma anche un diverso approccio con la proiezione internazionale delle nostre aziende verso i mercati. Per dirle: il made in Italy ha sicuramente il suo indiscutibile valore aggiunto, ma non posso immaginare di poter vendere il mio prodotto solo perché è italiano e quindi, solo per questo, il migliore in assoluto. Nel confronto sui mercati esteri, tra prodotti di provenienza da altri Stati membri e non membri, per esempio, la ricerca e il trasferimento delle innovazioni per la sostenibilità ambientale dell’azienda e del prodotto e per accrescere la produttività diventano essenziali per competere".

Oggi in Europa non sappiamo ancora cosa ne sarà sul piano normativo dell’editing genetico, che potrebbe però rendere più competitive e sostenibili tante produzioni. Sarà motivo di una battaglia questo argomento?
"Sì, siamo favorevoli alla ricerca in generale e perciò anche quella che riguarda l’editing genetico, va fermato solo nel caso singolo sia dimostrato che abbia conseguenze negative sulla salute dell’uomo. Sappiamo che oggi questa biotecnologia è già ampiamente in uso nei paesi terzi e sta producendo uno svantaggio competitivo per le imprese agricole europee. E’ questo un esempio di come per crescere le imprese agricole abbiano anche bisogno di un ambiente favorevole dal punto di vista istituzionale e politico, in una accezione ampia del termine. Il mercato è ormai globalizzato, su questo terreno occorre poter battersi ad armi pari fuori dai confini della Ue".

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