Accedi Registrati Non ricordi la password? ?  
30 anni di Image Line
Una Mano per i Bambini

2018, anno nero per l'olio d'oliva

Clima anomalo, Xylella e mancati investimenti. Ecco i motivi per i quali l'olivicoltura italiana ha sofferto in questo 'annus terribilis'. A salvare l'industria, ancora una volta, il mercato estero

olio-di-oliva-by-giovanni-cancemi-fotolia-750.jpeg

Per rilanciare e rinnovare il settore occorre seguire la strada della collaborazione tra tutti gli attori della filiera
Fonte foto: © Giovanni Cancemi - Fotolia

L'intera filiera olivicola è in difficoltà. E' questo il quadro che si presenta per il 2018, "un'annus terribilis' per la produzione dell'olio d'oliva italiano" afferma la presidente Anna Cane del gruppo olio d'oliva di Assitol, l'associazione italiana dell'industria olearia.

Sulla base delle prime stime sulla campagna, ormai avanzata, la produzione nazionale non supererà le 200mila tonnellate comprensive di extra vergine, vergine di oliva e il lampante. 

"E' un quadro negativo, ben al di sotto delle previsioni di inizio campagna – osserva Cane - La nostra olivicoltura, vittima del clima anomalo, della Xylella e della mancanza di investimenti e di innovazione, non è in grado di rispondere alle richieste degli italiani. Ecco perché il periodo 2018-2019 appare ancora più difficile dell'anno 2014, definito 'Annus horribilis'".


Produzione nazionale, influisce il clima

Se le condizioni meteorologiche sembrano mutate, non cambia invece il nostro fabbisogno interno che, nel 2018, si è attestato sulle 500mila tonnellate, con un consumo italiano medio pro-capite di circa 10,5kg. 

Per far fronte a questi numeri, i grandi marchi italiani hanno in parte impiegato le scorte dello scorso anno, in parte hanno ricercato e selezionato oli in tutto il Mediterraneo. Una capacità consolidata dell'industria olearia, grazie alla quale si sopperisce da sempre con successo all'insufficiente produzione nazionale, creando "blend" in grado di catturare il gusto di italiani e stranieri

A parte la Spagna, che secondo le previsioni del Consiglio oleicolo internazionale, potrà contare su 1.600.0000 tonnellate, le conseguenze del clima impazzito hanno influenzato al ribasso anche i quantitativi relativi ai principali produttori dell'area mediterranea: 110mila per il Portogallo, 190mila in Grecia, 120mila per la Tunisia.


L'export traina l'industria

Il mercato estero, ancora una volta, salva l'industria. Secondo il monitoraggio di Assitol da gennaio ad agosto 2018 l'export è aumentato dell'1,9%rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

Buona performance dell'olio d'oliva che verso i paesi Ue ha registrato un +3,4%, passando da 75.535 tonnellate a 76mila tonnellate. 
Anche le vendite le vendite in Gran Bretagna, nonostante l'aria di Brexit, sono cresciute mettendo a segno un +8,1%.
Una leggera flessione del -0,5% si è invece registrata per le esportazioni verso i Paesi Terzi.


Il settore crede nella collaborazione

"Per rilanciare e rinnovare il settore crediamo che la strada della collaborazione, tra tutti gli attori della filiera, sia quella da seguire. La nostra presenza all'interno della Fooi, l'Interprofessione dell'olio d'oliva, vuole stimolare la costruzione di un percorso comune, capace di fare sistema e ridare valore al prodotto-olio" conclude la presidente del gruppo.

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner