Girasole: perché scommettere ancora sulla coltura

Convegno Ais a Perugia, con il Cra e l'Università. 'Il miglioramento di tutti i fattori produttivi è la chiave di successo della coltura'

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Le prossime semine primaverili, dopo l'exploit autunnale dei frumenti, non lasciano molto spazio per un recupero delle superfici investite a girasole, scese di nuovo nel 2007 sotto i 100mila ettari, tuttavia la coltura continua a restare importante soprattutto per i coltivatori delle regioni centrali e le prospettive di mercato sono oggi quanto mai allettanti. E' quanto è emerso nel convegno sul tema: 'Il girasole, una scommessa sicura per il futuro', organizzato il 7 marzo da Ais, Associazione Italiana Sementi, in collaborazione con il Cra e l'Università di Perugia per presentare i risultati della sperimentazione 2007 del progetto 'Qualità Girasole'.

'Pensiamo che puntare ancora sul girasole possa essere una scommessa vincente - ha affermato Bruna Saviotti, presidente di Ais – in quanto è una coltura molto valida per completare la rotazione e rispettare le misure sulla condizionalità, che ha limitate esigenze idriche e che oggi beneficia di quotazioni di mercato molto elevate, simili se non superiori a quelle del grano duro'.

Secondo il Prof. Angelo Frascarelli, economista agrario dell'Università di Perugia, 'il successo della coltura è legato ad una scelta ottimale di tutti i fattori produttivi, a cominciare da quella varietale. Se negli anni scorsi solo con una produzione media non inferiore a 22-23 quintali ad ettaro il girasole consentiva bilanci aziendali positivi, ai prezzi attuali di mercato tale produzione media è scesa a 15-16 quintali. Il girasole potrà inoltre diventare ancora più appetibile, come coltura bioenergetica, allorquando saranno pienamente operative le disposizioni sui certificati verdi contenute nella recente Legge finanziaria 2008'.

Il progetto 'Qualità Girasole' è finanziato dalle aziende sementiere associate Ais che operano nel settore delle oleaginose e nel 2007 ha visto in prova in campo 29 ibridi, di cui 11 di tipo alto oleico, di 9 diverse società. Le prove, coordinate dal Dr. Domenico Laureti del Cra, Centro operativo di Osimo, hanno messo in evidenza rese produttive in parcella variabili tra 23 e 38 quintali per ettaro a Cesa (Arezzo), tra 24 e 36 quintali ad Osimo (Ancona) e tra 39 e 61 quintali ad Imola (Bologna).

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