Social farming, scende in pista il Distretto agrumi Sicilia

Si è concluso ad Acireale (Catania) il corso "Le vie della Zagara" dedicato al turismo relazionale integrato, da sviluppare nel contesto agrario e ambientale degli agrumeti siciliani e rivolto a soggetti svantaggiati

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Un limoneto. Anche luoghi come questo possono essere occasione di turismo rurale
Fonte foto: © Consorzio tutela Limone di Siracusa Igp

Teoria ed esperienze pratiche di turismo relazionale integrato.
Diciotto corsisti, 14 donne e 4 uomini, hanno concluso, il 30 ottobre 2018, la loro esperienza al corso di formazione "Le Vie della Zagara". Questo era l'ultimo dei cinque corsi di formazione gratuiti rivolti a soggetti svantaggiati sul mercato del lavoro realizzati ad Acireale (Ct) nell'ambito del progetto "Social farming. Agricoltura sociale per la filiera agrumicola siciliana 2.0", realizzato dal Distretto Agrumi di Sicilia e Alta Scuola Arces con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation.

"Il corso – spiega Mariagrazia Pavone dell'associazione Gusto di Campagna e tutor del corso – ha previsto lezioni teoriche sulla multifunzionalità nell'impresa agrumicola tenute da docenti di assoluta competenza e testimonianze sul campo di chi si occupa di turismo relazionale integrato, tra visite e stage aziendali. Siamo particolarmente soddisfatti perché il corso ha lasciato tutti gli allievi contenti e con un bagaglio di conoscenze accresciuto e vogliosi di mettere in pratica quanto appreso in queste due settimane".

"Il territorio di riferimento del corso, che ha avuto sede ad Acireale, è stato quello di vocazione del Limone dell'Etna, prossimo al riconoscimento Igp – aggiunge Federica Argentati, presidente del Distretto agrumi di Sicilia - Abbiamo coinvolto l'eccellenza del territorio associata al Distretto, tra agricoltori, aziende di commercializzazione e trasformazione, maestri artigiani di gelati e granite, attività di accoglienza e ricettività turistica in un contesto di assoluta bellezza e dalle grandi potenzialità nel fondere agricoltura, turismo e produzione tipica. Credo – conclude Argentati – che questa esperienza abbia raggiunto in pieno gli obiettivi di Social farming: offrire formazione a donne, giovani e disoccupati per inserirsi nella filiera agrumicola, anche come imprenditori che vogliono accrescere le opportunità della propria impresa, già esistente o di futura creazione".


Le testimonianze dei corsisti

"Ho partecipato al corso perché vorrei renderlo produttivo mescolando le mie conoscenze sulle erbe officinali e aprendo una fattoria didattica - racconta Lucia Nigita, professione estetista ma proprietaria di un terreno di circa 40mila metri quadri - Il corso è stato molto utile sul fronte delle informazioni e delle competenze necessarie ad avviare il mio progetto".

Tra i partecipanti anche Rosario Bella, acese: "Volevo capire come si sviluppa un sistema agricolo integrato. Io ho un piccolo appezzamento che coltivo per il fabbisogno miei e dei miei amici, ma sono convinto che l'accoppiata agricoltura e turismo sia una grande risorsa per la nostra regione".

Anche il ventenne Marco Calabretta, diploma al liceo linguistico, si è imbarcato in questa avventura. Già bazzica in campagna, grazie all'esempio del nonno, e gli piacerebbe continuare ad approfondire le sue conoscenze.

C'è poi chi ha frequentato già con un progetto ben preciso. "Ho un'azienda agricola di famiglia a Viagrande (Ct) - dice Maria Lucia Rapisarda - e mi occuperò, spero nella prossima primavera, della fattoria didattica per la quale abbiamo già ottenuto l'accreditamento. Ho voluto partecipare al corso perché è bene allargare le proprie conoscenze anche sulle prospettive di unire attività agricola e turismo, tema su cui il corso ha puntato molto. Sarò sincera, all'inizio ero un po' scettica, invece l'ho trovato utilissimo".

Anche Georgina Liotta, argentina spostata con un catanese, ingegnere edile, ha scelto di frequentare il corso, "Trovato su internet, perché ero interessata ad approfondire gli assetti organizzativi sulla ricettività turistica, visto che vorrei trasformare un casolare che possediamo nel catanese in un luogo che possa ospitare i turisti facendoli interagire con il territorio".

Anche Carmen Tripi, laureata in economia e gestione dei servizi turistici, dopo una carriera da ispettore di bordo sulle navi da crociera si è dedicata all'agricoltura sui terreni ereditati dai nonni sulle Madonie. "Nell'ottica di fare anche ricettività avevo bisogno di formazione per approfondire le tematiche relative al turismo integrato e al Social farming, utilissimo, che non avevo mai studiato. Ma da cosa nasce cosa e proprio qui al corso è nato anche il progetto con un'altra partecipante, Cristina Cocuzza, che spero possa partire l'anno prossimo. Obiettivo introdurre una coltivazione innovativa".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Distretto Agrumi di Sicilia

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Tag: agrumi agriturismo formazione marchi di tutela

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