Come l’applicazione della legge modifichi lo scenario dell’agricoltura sociale è stato il tema di una iniziativa dal titolo "L'agricoltura sociale è legge: una vera opportunità per l'intera società" che la Cia - Confederazione italiana agricoltori ha organizzato a Roma, presso l'auditorium Giuseppe Avolio e alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il viceministro per le politiche agricole, Andrea Olivero, il relatore alla Camera della legge, Massimo Fiorio, il portavoce del Forum nazionale dell’agricoltura sociale, Antonio Carbone, e il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino.
 
"La buona agricoltura svolge da sempre una rilevante funzione sociale: oltre a latte, vino e frutta, produce welfare ‘rigenerativo' - ha detto il presidente della Cia - dando nuova vita e nuove risorse al rapporto tra città e campagna e diventando un soggetto attivo nell'erogazione di servizi al pubblico. Tantissime aziende associate alla Cia hanno già avviato e sperimentato questo nuovo modo di fare agricoltura, promuovendo l'offerta di servizi assistenziali e occupazionali a vantaggio di soggetti deboli e di aree fragili in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il vasto mondo del terzo settore”.
 
L'agricoltura sociale cresce nei numeri, contando su tutto il territorio nazionale oltre 4 mila addetti, più di 1000 progetti attivi e un valore alla produzione di circa 200 milioni di euro, che pongono l'Italia ai primi posti dello scenario Ue. L'approvazione della legge nazionale sull'agricoltura sociale ha di fatto portato al riconoscimento giuridico delle tante esperienze, spesso volontarie e autogestite, di chi ha voluto e saputo coniugare l'imprenditorialità agricola con l’impegno solidale e, prevedibilmente porterà a un’accelerazione del settore.
 
"Si tratta di un'importante novità nel panorama giuridico agricolo - ha sottolineato Scanavino - che apre nuovi spazi di valorizzazione per le imprese e consolida il rapporto tra le nuove funzioni pubbliche e sociali svolte da agricoltura e cittadini. La sua approvazione è fondamentale e la Cia l'ha fortemente sostenuta, perché una legge nazionale stabilisce delle definizioni, crea un linguaggio, pone limiti, mette a punto strumenti, favorisce una strategia condivisa, orienta l'attività legislativa delle Regioni. Ora - ha continuato il presidente della Confederazione - bisogna subito approfittare della legge nazionale per mettere a punto le leggi regionali, magari prendendo a riferimento le cose buone scritte da quelle Regioni che hanno già legiferato e sostenere i vari assessorati regionali all'Agricoltura a essere i veri protagonisti e non demandare ad altri".
 
Con l’eccezione delle cooperative sociali, che bocciano la legge per motivi legati all’accesso ai Psr, la norma sembra ricevere un plauso generale. L'onorevole Massimo Fioro, relatore alla Camera della legge, spiega che il testo approvato "è il frutto di un confronto costante con tutti i rappresentanti del settore. Il risultato non è un compromesso, ma una sintesi efficace che valorizza la pluralità di operatori in campo. Ora occorre tempestivamente avviare la sua applicazione a partire, per esempio, dalla costituzione dell'Osservatorio nazionale”.
L'assessore all'Agricoltura della Regione Abruzzo, Dino Pepe, ha invece ribadito l'opportunità che la legge offre per orientare le normative regionali, anche per utilizzare al meglio le risorse del Psr e degli altri fondi Sie: "L'agricoltura sociale - ha precisato - può dare un contributo essenziale ai problemi socioeconomici delle aree più difficili, come quelle interne e montane".
 
Dal canto suo, la Cia vuole evidenziare il suo impegno nel settore e lavorare per il rafforzamento del Forum dell'agricoltura sociale, aderendo ai diversi forum regionali e facendo aderire le proprie aziende.
"Vogliamo accrescere e promuovere sul territorio la partecipazione attiva della Cia al Forum, - ha spiegato  Scanavino - perché l'agricoltura sociale è un processo plurale, radicato nei luoghi e sulla base dei bisogni delle comunità locali. La fattoria sociale non è mai un'esperienza isolata, ma sempre un sistema territoriale che coinvolge aziende agricole, cooperative sociali, strutture sanitarie, enti locali, famiglie".

La Confederazione italiana agricoltori vuole essere parte propositiva con le Regioni nella predisposizione dei Psr, nella realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo della multifunzionalità delle imprese agricole e basati su pratiche di progettazione integrata territoriale e di sviluppo dell'agricoltura sociale.
"Vogliamo promuovere progetti in questo periodo di avvio della nuova fase di programmazione dei fondi Sie”, ha aggiunto il presidente della Cia, secondo il quale i fondi europei di investimento e sviluppo dovrebbero sostenere l’agricoltura al pari dei Psr, in quanto un progetto di agricoltura sociale coinvolge una serie di elementi che va ben oltre la produzione di cibo.
 
La Cia intende avviare un programma di ‘seminari aperti' sul territorio, momenti di informazione e approfondimento, di animazione, di interlocuzione con le amministrazioni anche per il rinnovamento normativo, ma soprattutto di creazione di esperienze concrete - ha concluso Scanavino - L'agricoltura sociale è un'attività economica e come tale deve produrre reddito, ma non dimentichiamo che per la sua natura solidale, essa accresce la reputazione del comparto ed è un ulteriore valore per la società".
 
"Con questa legge abbiamo raggiunto un doppio risultato nell'interesse dell'agricoltura - ha affermato il viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero - a vantaggio della multifunzionalità e del welfare del Paese".

Il riconoscimento delle attività svolte nell'ambito dell'agricoltura sociale come attività agricole a tutti gli effetti con la cosiddetta "connessione", porterà all’applicazione dello stesso regime fiscale.
"La tassazione sarà la stessa senza la necessità di aprire posizioni differenti, rientrando nella normale attività agricola nella logica delle multifunzionalità - ha evidenziato Olivero - e questo aiuta moltissimo perché se si vuole aprire la propria azienda a un agri-nido, fare attività di fattoria sociale, questo diventa parte integrante dell'attività agricola, compresi gli effetti fiscali".