Interpera: previsioni nere per la produzione europea

I principali Paesi di produzione vedono cali vistosi a causa delle gelate primaverili e della cascola: si va dal meno 30% del Belgio al meno 50% della Francia e al meno 5% della Spagna. Stessa situazione in Italia dove la produzione non sarà abbondante. L'unica eccezione è rappresentata dal Portogallo

Barbara Righini di Barbara Righini

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Marco Salvi, presidente di Fruitimprese: 'Abbiamo perso competitività da un lato per il calo delle rese, dall'altro per la scarsa vivacità sul fronte della ricerca' (Foto di archivio)
Fonte foto: © Ozgur Coskun - Adobe Stock

Nuvole nere all'orizzonte della stagione pericola 2021-2022, l'Italia non è la sola ad aver ricevuto i duri colpi delle gelate primaverili. La situazione infatti non è migliore negli altri Paesi produttori europei. Il quadro delle prospettive è stato fatto durante Interpera, convegno internazionale dedicato alla pera che si è tenuto online e che è stato organizzato dall'Assemblea delle regioni europee, frutticole, orticole e floricole (Areflh). Il gelo, secondo i dati forniti durante l'evento, ha colpito duro un po' tutte le principali nazioni produttrici di pere. Durante il convegno è stata scattata anche una fotografia aggiornata dell'Europa come produttrice di pere.

Con i dati aggiornati alla stagione scorsa, l'Italia resta il principale produttore di pere del vecchio continente, nonostante la forte riduzione sia di prodotto che di superfici, rispetto a inizio anni 2000. Nel 2020 rappresentava il 27% della produzione europea, con 640mila tonnellate prodotte. Belgio e Paesi Bassi valgono il 18% della produzione europea, assieme quindi rappresentano il 36%, segue la Spagna con il 14% e il Portogallo con il 7%.

Per quanto riguarda le varietà in Europa, a farla da padrona è la Conference, a quasi 1 milione di tonnellate, seguono le Williams, rimaste più o meno stabili dal 2000 attorno alle 300mila tonnellate fino al 2007, poi in calo.

Complessivamente l'Unione europea ha prodotto lo scorso anno 2.235 tonnellate di pere, in crescita sul 2019. Secondo dati forniti dal Cso Italy, l'Europa, da sola, vale il 44% delle esportazioni mondiali, attorno a 1 milione e 200mila tonnellate, ma i due terzi delle esportazioni resta nel mercato interno all'Europa. Venendo alle previsioni di prodotto, ciò che interessa per la programmazione commerciale, i dati sono ancora in aggiornamento ma tutti i principali Paesi di produzione (ad eccezione del Portogallo) vedono cali vistosi a causa delle gelate primaverili e della cascola: si va dal meno 30% del Belgio al meno 50% della Francia, al meno 5% della Spagna. Solo il Portogallo, produttore di un'unica varietà, la Rocha, si è ripreso dopo la brutta annata 2020 e quest'anno dovrebbe toccare le 210mila tonnellate con un più 56% rispetto allo scorso anno.

"In Italia - ha detto Laura Stocchi del Cso Italy - inizialmente nel 2021 si pensava a una buona produzione. La fioritura è stata in generale buona per tutte le varietà, poi sono seguite diverse e ripetute gelate, hanno interessato tutta la penisola ma di più il Nord. L'impatto delle gelate si è visto successivamente, c'è stata una cascola molto importante, le gelate hanno creato una situazione non omogenea anche all'interno della stessa zona. Non ci sarà una produzione abbondante anche se le stime saranno disponibili fra qualche settimana".

Per l'Italia, oltre al Cso Italy, era presente anche Marco Salvi, presidente di Fruitimprese che ha presentato la situazione import ed export dell'Italia e che sulle attese per la stagione 2021 non ha usato mezzi termini. "Quest'anno - ha detto - avremo una campagna molto molto scarsa. Un calo produttivo enorme, facciamo fatica ora a prevedere i volumi ma avremo l'anno più scarso della storia italiana".

Per quanto riguarda invece i dati relativi al commercio con l'estero dell'Italia ha detto: "Durante le ultime due campagne abbiamo avuto sfortune produttive quindi l'Italia è stata condizionata dalla disponibilità di prodotto, ma se guardiamo alle precedenti campagne la pera viene esportata meno rispetto alle potenzialità. L'andamento climatico è ormai un problema strutturale legato alle gelate di primavera, la principale sfida per il futuro è riuscire a produrre per la potenzialità che abbiamo. Dal 2018 al 2020 abbiamo perso il 50% delle esportazioni, passando da circa 160mila tonnellate di export fino a 80mila tonnellate, il mercato di riferimento è ancora la Germania ma è in calo, da 80-90mila tonnellate siamo arrivati, nel 2020, a 35mila tonnellate. Il secondo mercato è la Francia, poi l'Austria. L'Italia fa riferimento da sempre ai mercati europei. Abbiamo perso competitività da un lato per il calo delle rese, dall'altro per la scarsa vivacità sul fronte della ricerca. Ciò non aiuta i consumi e la segmentazione di mercato".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura ortofrutta convegni import/export mercati unione europea

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