Acqua e agricoltura: arriva il maxi piano dell'Emilia Romagna

A fronte dei cambiamenti climatici in atto, la Regione e i Consorzi di bonifica scendono in campo con 42 progetti cantierabili, per un totale di 215 milioni di euro. Guarda la videointervista

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Simona Caselli, assessore all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna all'incontro 'Più acqua per l'agricoltura'
Fonte foto: Cristiano Spadoni - AgroNotizie

"Una maggiore attenzione alle tematiche ambientali e la lotta ai cambiamenti climatici saranno le principali sfide che dovrà affrontare l'agricoltura nei prossimi anni, in linea con gli orientamenti della futura Politica agricola comunitaria. Il piano di modernizzazione delle infrastrutture irrigue che vede al nostro fianco come protagonisti i Consorzi di bonifica si muove in questa prospettiva, offrendo risposte puntuali e concrete alle esigenze delle imprese agricole, con progetti che da una parte puntano a soddisfare le esigenze di approvvigionamento idrico in aree dove l'acqua ancora non arriva e dall'altra guardano al risparmio e all'uso sostenibile della risorsa. Un ambito, quest'ultimo, che da tempo ci vede impegnati anche nel sostenere con finanziamenti ad hoc le ricerche e le sperimentazioni dei Gruppi operativi per l'innovazione per la messa a punto di metodi e sistemi di irrigazione più efficienti".

Così Simona Caselli, assessore all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna, ha presentato lo scorso 17 luglio a Bologna il maxi-piano di investimenti da oltre 215 milioni di euro per il potenziamento e la modernizzazione delle infrastrutture irrigue al servizio dell'agricoltura regionale, frutto della collaborazione tra Regione e Consorzi di bonifica, che sono anche i soggetti chiamati alla realizzazione della maggior parte degli interventi.

L'incontro, intitolato "Più acqua per l'agricoltura", è stato inoltre occasione per celebrare il 60° anno del Cer, il Canale emiliano romagnolo, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Regione Stefano Bonaccini, il presidente dell'Associazione nazionale bonifiche italiane, Anbi, Francesco Vincenzi, il segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, Meuccio Berselli, oltre a rappresentanti delle organizzazioni agricole dell'Emilia-Romagna Coldiretti, Confagricoltura e Cia.

Il cambiamento climatico è molto evidente nella regione come è stato documentato da Vittorio Marletto di Arpae e, data la necessità di intervenire rapidamente, il presidente di Anbi Emilia Romagna Massimiliano Pederzoli ha dichiarato: "Dobbiamo superare la sindrome del Vajont. Il futuro sono gli invasi non solo a servizio dell'agricoltura, ma del territorio nel suo complesso".
Matteo Catellani, presidente del Consorzio dell'Emilia centrale, ha poi aggiunto: "La conservazione della risorsa, quando disponibile, è a livelli molto bassi rispetto all'indice di piovosità e questa realtà va capovolta in tempi celeri per dare risposte al territorio. Il risparmio di risorsa incide ma se l'acqua non c'è non si può fare alcun risparmio della stessa. Il dato evidenziato sui nuovi cantieri dei progetti di bonifica genera quasi 7mila nuovi posti di lavoro nel suo complesso e un invaso moderno e con un piacevole e innovativo impatto ambientale e soprattutto di dimensioni adeguate al problema in Val d'Enza, oltre a dare certezze alle imprese e alla comunità in generale, incrementerebbe il valore attrattivo di questo suggestivo territorio".
 

Riserva d'acqua e reti di distribuzione efficienti

Le priorità del piano sono la creazione di una rete di bacini di piccole e medie dimensioni per garantire un'adeguata riserva di acqua da utilizzare per l'irrigazione dei campi in caso di grave e prolungata siccità e reti di distribuzione sempre più efficienti all'insegna del risparmio idrico, delle buone pratiche e della sostenibilità ambientale.

Tra i 42 progetti pronti a partire, che rientrano nel maxi-piano di investimenti, vi sono nuovi invasi per la raccolta e l'accumulo di acqua, estensione ed efficientamento della rete delle condotte irrigue, potenziamento degli impianti di derivazione e sollevamento. E ancora: realizzazione di casse di espansione sia per il contenimento delle piene, sia a scopo irriguo, sostituzione di canalette a cielo aperto con tubazioni interrate a bassa pressione, messa in opera di impianti fotovoltaici galleggianti.

Si tratta del piano più corposo mai realizzato in Emilia-Romagna nel settore delle opere di bonifica e irrigazione, che nel giro di qualche anno permetterà di aumentare la superficie irrigua di circa 167mila ettari. Diverse sono le linee di finanziamento nazionali e regionali su cui può contare il piano per un totale di 204 milioni di euro, più la restante quota di oltre 11 milioni di euro a carico dei singoli Consorzi di bonifica e di altri Consorzi irrigui privati, per un totale, come già scritto, di oltre 215 milioni di euro.

Il presidente dell'Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, Francesco Vincenzi, ha anticipato: "Oggi pomeriggio alcuni Consorzi di bonifica firmeranno le prime delibere per interventi dal Piano di sviluppo rurale".

Il numero uno dell'Anbi ha poi aggiunto: "Ci stiamo attrezzando per utilizzare le risorse bene e in tempi utili, perché i cambiamenti climatici ci obbligano a fare presto. Dobbiamo lavorare per un nuovo modello di sviluppo, che abbia, al centro, un territorio idraulicamente sicuro a servizio delle sue eccellenze turistiche e agroalimentari. Ogni anno cadono, sull'Italia, circa 1000 millimetri di pioggia; dobbiamo utilizzarli meglio, grazie all'efficientamento della rete irrigua, ma anche grazie alla realizzazione di un piano invasi, che abbia una prospettiva almeno ventennale. Per questo chiediamo, attraverso l'azione di Irrigants d'Europe, che la nuova Politica agricola comune valorizzi la funzione produttiva e ambientale dell'irrigazione nei paesi mediterranei".

"Gli enti consortili - ha concluso Vincenzi - rappresentano una straordinaria capacità progettuale a servizio del paese per aumentare le resilienza dei territori e ridurre il gap fra Nord e Sud Italia".
 
 
Francesco Vincenzi, presidente Anbi
Francesco Vincenzi, presidente Anbi 
(Fonte foto: © Anbi)
 

Un piano da realizzare nei prossimi tre-quattro anni

Tutti gli interventi in programma sono esecutivi o hanno già superato lo step della progettazione definitiva e sono pertanto da considerare cantierabili, secondo un dettagliato cronoprogramma che prevede il completamento dei lavori, con scadenze differenziate, entro i prossimi tre-quattro anni.

La realizzazione dei progetti comporterà un incremento della disponibilità idrica di quasi 46 milioni di metri cubi di acqua all'anno e il potenziamento e l'estensione delle derivazioni e delle opere di distribuzione a vantaggio di più di 13.100 aziende agricole, con una superficie irrigua aggiuntiva di 167mila ettari.

In merito ai finanziamenti, 188,3 milioni di euro sono il risultato della programmazione di fondi nazionali, tra Piano nazionale di sviluppo rurale (66,9), Piano straordinario invasi (46,6), Fondo per lo sviluppo e la coesione (33,8), Fondo infrastrutture strategiche (27) e Fondo investimenti finanziaria 2017 (14 milioni di euro). 15,9 milioni di euro provengono direttamente dalla Regione, di cui 13,3 come budget complessivo di due bandi del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 che hanno finanziato 15 progetti, e i restanti 2,6 milioni di euro stanziati sulla legge-quadro della bonifica (n.42/1984). A questa cifra si aggiunge la quota-parte di circa 11 milioni di euro a carico dei Consorzi di bonifica e altri Consorzi privati, per un ammontare totale, appunto, di oltre 215 milioni di euro di investimenti.
 

Investimenti e territorio

Quanto agli interventi previsti, nei territori si registrano opere per 59,2 milioni in provincia di Ravenna, poi quella di Piacenza (42,7), Modena (28,3), Reggio Emilia (25,7), Parma (25,3), Bologna (20,7), Ferrara (9) e Forlì-Cesena (1,8 milioni di euro). Infine altri 2,9 milioni riguardano progetti a cavallo tra Bologna e Ravenna.

Al maxi-piano va poi aggiunto un progetto in itinere con importanti ricadute sul riminese. Si tratta di un intervento per il recupero a fini irrigui delle acque reflue del depuratore di Santa Giustina, a Rimini, sfruttando i processi fito-depurativi del sistema dei canali e degli invasi sulla sponda sinistra del fiume Marecchia. Un progetto da 6,5 milioni di euro di grande valenza ambientale per ridurre l'uso delle acque di falda che la Regione ha candidato per un finanziamento europeo nell'ambito del programma Life.
 

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