Giornate fitopatologiche: tra agrofarmaci, distribuzione, salute e ambiente

Lo scorso 29 ottobre si è tenuto il secondo webinar dove si è parlato del controllo funzionale delle macchine distributrici e dei residui dei prodotti fitosanitari sugli alimenti

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Al webinar hanno partecipato oltre 900 iscritti (Foto di archivio)
Fonte foto: © oticki - Adobe Stock

Sostanzialmente sotto controllo la situazione dei residui dei prodotti fitosanitari sugli alimenti. Questo è quanto emerso nella relazione di Angela Santilio dell'Istituto superiore sanità, che, in apertura della seconda giornata delle Giornate fitopatologiche 2020, con oltre 900 iscritti, ha presentato l’attività condotta in Italia nel controllo dei residui degli agrofarmaci sugli alimenti.
Il programma di controllo, che si inquadra in un piano di controllo di carattere comunitario, vede coinvolti il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e le Regioni con le Arpae e gli assessorati all’Agricoltura, all’Ambiente e alla Sanità.

I risultati del 2018 sono disponibili sul sito del ministero della Salute.
 
Residui negli alimenti tra il 2014 e il 2018
Sintesi dei dati dal 2014 al 2018

Nel corso del dibattito che è seguito, Marco Brigliadori di Apofruit Italia ha presentato il disagio dei produttori agricoli che a fronte di una situazione rassicurante dei controlli ufficiali e delle analisi di autocontrollo delle Op e della grande distribuzione e nonostante la qualificazione delle produzioni che si sono ottenute attraverso l’applicazione dei disciplinari di produzione integrata, ora si devono confrontare con un mercato che continua a richiedere requisiti aggiuntivi che complicano enormemente il lavoro degli agricoltori.

A rafforzare questa posizione è poi intervenuto Giampiero Reggidori, ora in pensione e per anni colonna portante di Apoconerpo, che ha ribadito l’alto standard qualitativo delle produzioni italiane che si contraddistinguono per un basso numero di non conformità per quel che riguarda i requisiti di legge, ma che continuano ad essere condizionate da pressanti richieste da parte della grande produzione. In particolare, sollecita un chiarimento sul tema dei “multi residuo” e dei potenziali effetti cocktail, sui quali, leggendo la letteratura internazionale, ha trovato molte posizioni fra di loro contrastanti.

E’ poi intervenuto l'agronomo libero professionista Carlo Bazzocchi che, a nome di un gruppo di ricerca multidisciplinare di cui facevano parte i co-relatori Brigliadori e Alessandra Trinchera del Crea AA, ha presentato la problematicità dei residui dei fosfonati in agricoltura biologica. Nel suo intervento ha evidenziato che lo studio, condotto con Crea AA come capofila, ha probabilmente contribuito a favorire una revisione normativa della problematica (DM 7264 del 10 luglio 2020 che modifica il DM 309 del 2011) e a portare un po' di chiarezza sul problema dei residui che possono essere provocati da un uso fraudolento, ma anche da inquinamenti provocati da fenomeni di deriva e da una presenza di residui rimasti per usi effettuati negli anni precedenti.

La sezione, coordinata da Ilaria Braschi del Distal dell’Università di Bologna, si è poi completata con due interessanti relazioni che hanno illustrato:
  • le grandi potenzialità nell’utilizzo degli apoidei come indicatori ambientali, da parte di Fabio Sgolastra del Distal dell’Università di Bologna;
  • interessanti esperienze nell’utilizzo di aree umide nelle aziende agricole per la prevenzione dell’inquinamento diffuso di origine agricola da parte di Stevo Lavrnic del Distal dell’Università di Bologna che ha presentato un lavoro realizzato con Attilio Toscano, della stessa università.

Il secondo webinar delle Giornate fitopatologiche è poi proseguito con due relazioni sull’applicazione delle attività per il controllo funzionale delle macchine distributrici dei prodotti fitosanitari a livello nazionale e comunitario.

Paolo Balsari, del Disafa dell’Università di Torino, ha presentato una sintesi della situazione in Europa. La valutazione è stata chiaramente condizionata dalla criticità legata alla limitata conoscenza del patrimonio macchine disponibile nei diversi paesi della comunità. Nella maggior parte dei Paesi manca il registro delle macchine distributrici, di conseguenza si è dovuto operare con delle stime che, come dimostra la loro evoluzione negli ultimi anni, sono state sovrastimate. In ogni caso i dati raccolti dimostrano che in Europa sono attualmente stimate in circa 1.300mila le irroratrici utilizzabili sulle colture erbacee; di queste oltre 200mila sarebbero in Polonia, oltre 150mila in Francia e in Italia, 130mila in Spagna e poco meno di 100mila in Serbia.
Rispetto al patrimonio complessivo, al momento, è stato mediamente controllato il 60% delle macchine: al 100% in Austria, Belgio, Germania, Finlandia, Lussemburgo, Olanda e Polonia; sotto alla media del 60% in Francia, Grecia, Italia Portogallo, Spagna e Portogallo.

Sono invece circa 800mila gli atomizzatori in uso per le colture arboree; di queste 325mila in Italia, 175mila in Spagna, 75mila in Francia e intorno ai 25mila/30mila in Germania e Grecia (precedentemente stimati in circa 100mila). Rispetto al patrimonio complessivo al momento sono stati mediamente controllati il 58% degli atomizzatori: sopra al 100% Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Olanda e Polonia; intorno alla media del 58% Grecia, Italia Portogallo, Spagna, Slovacchia, Svezia e Portogallo; decisamente sotto la media Francia, Finlandia e Serbia.

La stima del numero delle macchine per la distribuzione dei prodotti fitosanitari è complessivamente in calo, anche per la probabile riduzione dell’utilizzo di macchine distributrici vecchie ed obsolete.

Per quel che riguarda gli spalleggiati, 12 paesi su 28 ne hanno derogato il collaudo, 4 lo hanno reso obbligatorio e 11 lo hanno ignorato.
Molto incerta la situazione delle macchine speciali (non tradizionali), circa 550mila, per le quali, in mancanza degli standard per le regolazioni, solo il 23% è stato controllato.

Per quel che riguarda gli standard dei controlli funzionali: 5 paesi, su 28, hanno accettato quelli previsti dall’Allegato II della Direttiva 128/2009/UE, 4 hanno accettato gli standard EN e 19, hanno ignorato la problematica.

Molto diversificata la situazione relativa alle attività di taratura e regolazione: 14 su 28 prevedono la regolazione periodica e 10 la prevedono contestualmente alla regolazione.

Relativamente alla durata della validità dei collaudi: tutte hanno adottato come minimo le scadenze stabilite dalla direttiva, ma molte hanno ridotto il periodo di validità dei collaudi, ed hanno già introdotto il limite dei tre anni, mentre altri sono andati oltre, come ad esempio la Gran Bretagna (2 anni di validità) e la Slovacchia (1 anno di validità).

In Europa i Centri prova per la regolazione delle macchine distributrici sono 3.300: 462 in Gran Bretagna, 900 in Germania, 400 in Polonia, 342 in Italia, 175 in Spagna, 150 in Grecia, 117 in Svezia, 119 in Austria, 147 in Irlanda, ecc.
In un range tra i 40 e i 350 euro il costo unitario per la regolazione delle macchine per le colture erbacee e tra i 40 e i 200 quello per gli atomizzatori.  La forbice, apparentemente molto ampia, è però abbastanza contenuta per quel che riguarda i paesi più rappresentativi: in Svizzera 100 euro per le macchine per colture erbacee e 100 euro per gli atomizzatori, in Francia 100/100, in Spagna 100/100, in Portogallo 60/60, in Germania 205/149, in Olanda 235/135, in Ungheria 255/190, in Grecia 100/85, in Francia 200/200, in Italia 180/180, in Gran Bretagna 190/160, in Repubblica Ceca 220/110, in Irlanda 350 e in Slovenia 40/40.

Nonostante che gli agricoltori continuino a considerare il controllo funzionale come una spesa inutile, sono invece sicuramente da considerare come positive le ricadute sul sistema produttivo. In particolare, per quel che riguarda le irroratrici per le erbacee, 42% con criticità, i maggiori problemi sono stati riscontrati sugli ugelli, i manometri e il funzionamento degli antigoccia, mentre per gli atomizzatori, 43% con criticità, oltre che per gli ugelli e i manometri, i maggiori problemi si sono avuti per il funzionamento delle pompe.

In sede di conclusione, Balsari ha precisato che è opportuno che continui a crescere il dibattito, tra gli esperti del settore, per standardizzare i diversi interventi. In futuro è necessario che tutte le attrezzature distributrici di prodotti fitosanitari siano controllate e per questo è opportuno che vengano definiti registri per conoscere l’effettiva disponibilità di macchine nei diversi Paesi e che siano standardizzate le procedure per la manutenzione, per la regolazione e la taratura delle attrezzature.

Sulla situazione italiana è stata presentata un’indagine, condotta tra tutte le Regioni, da parte di Arturo Caponero del Servizio difesa integrata dell’Alsia (Basilicata), che ha illustrato un lavoro condotto in collaborazione con Pasquale Falzarano del Mipaaf.

Per quel che riguarda il controllo funzionale delle macchine irroratrici e degli atomizzatori (calcolati insieme) i dati rilevati a fine 2019 evidenziano che è stato controllato il 38% delle 420.700 macchine stimate: 80mila macchine in Emilia Romagna, 50mila in Puglie e Campania, 38mila in Piemonte, 30mila in Veneto, circa 20mila in Toscana, Sicilia, Lombardia e Lazio.
Da evidenziare che per quel che riguarda la popolazione di macchine irroratrici la provincia autonoma di Trento ha controllato il 97% (18mila controlli), il Veneto il 95% (32-33mila), l’Alto Adige l’83% (19mila), la Lombardia il 91% (17mila), il Friuli-Venezia Giulia l’89%, il Piemonte il 64% (38mila) e l’Emilia-Romagna il 22% (36mila collaudi).

Importante anche il numero delle regolazioni strumentali (tarature) condotte nelle diverse realtà: pari al numero delle regolazioni in Abruzzo, Calabria, Umbria, Emilia, Romagna, provincia autonoma di Trento, leggermente inferiore in provincia autonoma di Bolzano, Piemonte, Marche e Basilicata; più bassi i valori nelle altre regioni.

I dati presentati sono molto interessanti e potranno essere meglio approfonditi consultando le presentazioni che saranno messe a disposizione sul sito delle Giornate fitopatologiche o prendendo contatto con Angelo Balsari e Arturo Caponero.

A conclusione del pomeriggio Marina Collina, del Distal - Università di Bologna, nel salutare i partecipanti e nel presentare i prossimi avvenimenti, ha precisato che, nonostante la tarda ora (19,10), erano ancora oltre 500 i tecnici che erano collegati al webinar. 

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