Xylella, i monitoraggi sono troppo lenti

Secondo Coldiretti Puglia solo 15 squadre con 30 tecnici sarebbero impegnate nel tentativo di individuare piante positive al batterio killer degli olivi. E rilancia sul Regolamento Ue: troppo piccola l'area buffer da 50 metri di raggio

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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L'organizzazione chiede che l'Arif proceda più velocemente anche nell'individuazione dei vettori positivi al batterio (Foto di archivio)
Fonte foto: © Enrico Rovelli - Fotolia

I monitoraggi per sondare la presenza di Xylella fastidiosa nelle piante proseguono col contagocce, in ritardo rispetto al piano di azione 2021 pubblicato lo scorso aprile, e nel quale sono impegnate solo 15 squadre con 30 tecnici rispetto alle 90 squadre da 180 tecnici dell'anno scorso. Il rischio è che salti la scadenza programmata di ottobre 2021 per la chiusura dell'attività di monitoraggio e campionamento, utile a salvare la Piana degli ulivi monumentali e fermare l'avanzata della malattia verso l'area ancora indenne. È quanto denuncia Coldiretti Puglia, che chiede un'accelerazione ad Arif per portare a regime il piano di monitoraggio entro i tempi prestabiliti, con l'impiego di un numero almeno pari a quello degli anni precedenti di agenti dedicati al monitoraggio e al campionamento degli ulivi, mentre sono già stati conclamati infetti dalla Xylella 11 olivi e Monopoli ed uno a Polignano.

"Uno scenario senza difesa, soprattutto nell'attuale contesto pugliese dove è determinante l'attività di contenimento della malattia, è inimmaginabile" afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

"Lotta al vettore, monitoraggi e campionamenti sono attività cruciali, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, per l'individuazione dei focolai nei primissimi stadi dell'infezione su piante sensibili e la successiva rimozione secondo la legge, così come il controllo della presenza di potenziali vettori contaminati - ricorda il presidente di Coldiretti Puglia - restano l'unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento dell'infezione".

"L'efficacia e la sistematicità sono garanzie per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe e non vanno messe in alcun modo in discussione - sottolinea ancora Muraglia -, anzi, il sistema dei monitoraggi e campionamenti va potenziato, perché la lotta all'insetto vettore è stata trascurata e monitoraggi e campionamenti degli ulivi ancora oggi si basano principalmente su analisi visiva di piante troppo spesso asintomatiche".

Intanto, continua la conta degli olivi infetti a Monopoli, mentre a Polignano a mare l'ulivo infetto è ubicato nei pressi della frazione di Triggianello, in un focolaio individuato nella precedente campagna di monitoraggio, ovvero un'area con raggio di 50 metri nel contorno delle piante già trovate infette e, salvo deroghe, già abbattute.

Si tratta di un olivo che, sulla base del requisito di monumentalità, era stato escluso dalla Determina di abbattimento - spiega Coldiretti Puglia sulla base degli aggiornamenti di Infoxylella - avvalendosi della possibilità di deroga prevista proprio per i monumentali risultati negativi alle analisi.

Analoga la situazione per due dei tre nuovi positivi di Monopoli, anch'essi monumentali ricadenti in due precedenti focolai, mentre il terzo olivo infetto di Monopoli, essendo appena 4-5 metri fuori dei 50 metri del focolaio già demarcato, genera a sua volta un nuovo focolaio.

"I risultati delle analisi statistiche condotte dagli enti di ricerca impongono una seria riflessione circa il nuovo regolamento comunitario approvato il 14 agosto 2020 che ha ridotto a 50 metri, dai 100 metri inizialmente previsti, l'area buffer, ovvero il raggio dell'area focolaio intorno alle piante trovate infette e soggette a taglio obbligatorio per sottrarle all'azione di diffusione degli insetti vettori, come la cicalina sputacchina" rileva il presidente Muraglia.

"Se la sputacchina cammina fino a 400 metri in una stagione - sottolinea infine il presidente di Coldiretti Puglia - l'area buffer di 50 metri risulta decisamente insufficiente a contenere il rischio contagio, quindi si ottiene solo un'azione di rallentamento della diffusione, non certo l'estinzione dei focolai più avanzati nelle aree cuscinetto sul fronte epidemico che richiederebbe invece azioni ben più drastiche".

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