Olio di oliva, dati su export e consumi in anteprima al Vinitaly-Sol

Disponibili i primi dati Ismea contenuti nel Report economico finanziario relativo al settore

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Torna positivo il saldo commerciale dell’olio di oliva italiano nel 2009, nonostante il calo delle esportazioni. E’ questa una delle dinamiche di mercato più rilevanti descritte nel Report economico finanziario relativo all’olio di oliva, l’analisi Ismea, di prossima pubblicazione, che fornisce un quadro esaustivo del settore in base ai macro-indicatori del mercato e alle performance economico-finanziarie delle aziende.

L’export del settore, che comprende anche l’olio di sansa, secondo i dati ancora provvisori relativi allo scorso anno, avrebbe infatti tenuto meglio dell’import sia in volume che in valore, tornando dopo dieci anni, su terreno positivo con un avanzo di 12 milioni di euro.

Negli ultimi anni, rende noto l’analisi Ismea, mentre la Spagna ha conquistato oltre il 50% dell’export mondiale di olio di oliva, l’Italia ha visto la sua fetta assottigliarsi al 24%. Una tendenza ancora più evidente nel 2009 con le esportazioni di olio spagnolo in aumento del 5% in quantità a fronte di una flessione del 3% di quelle targate Made in Italy. Anche in un mercato fondamentale come quello degli USA, che assorbe ben il 37% della produzione nazionale, la concorrenza spagnola sta sferrando duri colpi alla leadership Italiana, che nel triennio 2006-2008 ha perso il 4% della sua quota, passando dal 60% al 56%.

Sul fronte della domanda interna, Ismea rileva un calo dei consumi di olio d’oliva e sansa nell’anno appena concluso, mentre hanno retto bene gli extravergini, grazie anche a prezzi al consumo decisamente concorrenziali e in flessione rispetto all’anno scorso. In questo segmento gli oli Bio e Dop hanno fatto registrare tendenze opposte: in crescita i primi e in flessione i secondi.

Tra i canali distributivi perdono lentamente peso sia la vendita diretta al frantoio (che incide ancora per circa il 25% sulle vendite totali) sia la vendita porta a porta (5%), mentre va affermandosi sempre più la distribuzione moderna (oltre il 60%), al cui interno cresce il ruolo delle private label (18% delle vendite nel 2009 nella DM).

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