Agrumi, allarme Citrus black spot in Tunisia

Alcune spedizioni contaminate dal fungo Guignardia citricarpa, che causa la macchia nera degli agrumi. Le organizzazioni agricole unite nel chiedere più controlli e blocco delle importazioni dalla Tunisia

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Cia Sicilia Orientale invita a mantenere alta la guardia su Tristeza virus
Fonte foto: © Comugnero Silvana - Fotolia

Le ispezioni fitosanitarie della Commissione europea hanno recentemente rilevato la presenza del fungo Guignardia citricarpa, che causa la malattia degli agrumi nota come Cbs (Citrus Black Spot) su sette spedizioni importate dalla Tunisia. La notizia della presenza della Cbs sulle sponde del Mediterraneo è allarmante. Dopo Sudafrica, Argentina, Uruguay e non ultimo il Brasile, dove il numero di intercettazioni è aumentato in maniera esponenziale nel 2018, il pericolo non può più essere ignorato.
 

Cia, più controlli alle frontiere

In una nota di Cia, dove si ricorda come l’organizzazione ha da sempre richiamato l’attenzione sui rischi di Citrus Black Spot, attualmente non presente sul territorio europeo, si sottolinea come “Nel caso si diffondesse, provocherebbe danni irreparabili al patrimonio agrumicolo, mettendo a rischio uno dei più importanti comparti della nostra agricoltura nel Meridione”.
E ancora: “In un momento in cui il settore sta cercando di superare con ingenti investimenti il problema della Tristeza - che ha già provocato danni enormi - ed è impegnato nella ricerca di nuovi mercati di sbocco, non possiamo assolutamente esporci all’attacco di una nuova fitopatia”.
Pertanto, Cia chiede la tutela delle importazioni di agrumi dalla Tunisia, con l’incremento dei controlli da parte della Commissione.
 

Confagricoltura, bloccare le importazioni dalla Tunisia

“La notizia della presenza di Citrus Black Spot in Tunisia è assolutamente allarmante. Dopo Sud Africa, Argentina, Uruguay e Brasile, ora il pericolo può dirsi alle porte di casa, visto che è stata rilevata recentemente in sette spedizioni dalla Tunisia nell’Unione europea”. E’ il commento del presidente della Federazione nazionale agrumicola di Confagricoltura, Gerardo Diana, in relazione alla presenza del fungo che danneggia la buccia degli agrumi rendendoli invendibili.

“Abbiamo sempre richiamato l’attenzione delle autorità competenti su questa fitopatia che – ha proseguito Diana – attualmente non è presente sul territorio europeo ma che, se si diffondesse, provocherebbe danni irreparabili al patrimonio agrumicolo mettendo a rischio uno dei più importanti comparti della nostra agricoltura del Meridione”.

“In un momento in cui – ha aggiunto Gerardo Diana - stiamo cercando di superare il problema della Tristeza con ingenti investimenti, problematica che ha già provocato danni enormi e sta concentrando gli sforzi nella ricerca di nuovi mercati di sbocco, non possiamo assolutamente permetterci l’arrivo di una nuova fitopatia”.

Confagricoltura ha quindi proposto l’immediato blocco delle importazioni dalla Tunisia, l’incremento dei controlli e l’impegno della Commissione ad una rapida revisione della normativa comunitaria.

“Il caso dei controlli positivi alla frontiera evidenzia, ancora una volta - ha concluso il rappresentante degli agrumicoltori di Confagricoltura - quanto sia necessario cambiare l'approccio comunitario alle importazioni nella Ue di prodotti ortofrutticoli che è troppo aperto; invece è necessaria una normativa rigorosa per prevenire questo tipo di problemi. All'occorrenza con un monitoraggio ed una revisione degli accordi internazionali in essere".
 

Cia Sicilia Orientale, blocco import per Ce aiuti per Tristeza

E dalla Sicilia - dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni di quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600mila di mandarini e 500mila quintali di clementine all’anno - si leva la voce di Giuseppe Di Silvestro, presidente di Cia Sicilia Orientale: "Proponiamo un immediato blocco delle importazioni dalla Tunisia, l’incremento dei controlli ed un impegno della Commissione ad una rapida revisione della normativa comunitaria”.

“In un momento in cui il comparto sta cercando di superare il problema della Tristeza con ingenti investimenti e sforzi nella ricerca di nuovi mercati di sbocco, non possiamo assolutamente permetterci l’arrivo di una nuova fitopatia" aggiunge Di Silvestro.

Il presidente della Cia così traccia i numeri dell'emergenza Tristeza virus: “Ci sono 70mila ettari dedicati all’agrumicoltura, di questi 15mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad agrumi arancia amara, e fatta eccezione per i 10mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45mila ettari di agrumeti sono in ginocchio, alle imprese servono aiuti economici per la riconversione e materiale vegetale sano – sottolinea Di Silvestro – La Sicilia faccia sentire la propria voce, proprio come ha fatto la Puglia che sul fenomeno Xylella è riuscita a firmare un accordo con il ministro Centinaio che si è impegnato e reperire 200 milioni di euro dall’Europa e almeno altrettanti da altri fondi per fronteggiare la fitopatia che ha colpito duramente il settore olivicolo”.
E Di Silvestro lancia un vero e proprio appello, che ha inviato in una lettera aperta al massimo rappresentante della Regione Siciliana: “Chiediamo al presidente Nello Musumeci di far sentire altrettanto la propria voce sui tavoli nazionali per affrontare l’emergenza”.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: import/export agrumi organizzazioni agricole fitopatie

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