Ortofrutta, una fotografia del settore post Covid-19

La situazione di mercato è stata esaminata durante un convegno online targato Cso Italy e Nomisma, dove è emersa la capacità di reagire del comparto e dove sono state descritte anche le nuove tendenze dei consumatori

Barbara Righini di Barbara Righini

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Non solo coronavirus, il settore ha dovuto fare i conti con condizioni climatiche negative e nuove patologie da insetti o da altre avversità biotiche (Foto di archivio)
Fonte foto: © Eagle Keeper - Adobe Stock

Il settore ortofrutta ha sostanzialmente tenuto allo shock dovuto alla pandemia, sono altre le minacce che fanno paura e si chiamano cambiamenti climatici e fitopatie. Il quadro della situazione di mercato di frutta e verdura è stato fatto durante un convegno online targato Cso Italy e Nomisma, che ha ospitato anche addetti al settore che hanno poi commentato i dati economici emersi.

Gli acquisti al dettaglio di frutta e verdura nell'anno 2020 sono apparti sostanzialmente stabili in quantità ma in valore sono cresciuti, segno di un aumento dei prezzi. In particolare, secondo i dati di Cso Italy, più 13% nel prezzo medio della frutta, rispetto al 2019; più 1% nel prezzo degli ortaggi. Gli andamenti degli acquisti sono stati anomali nei mesi del primo lockdown, con più 13% di quantità di frutta e verdura acquistate e, più in dettaglio, più 28% sempre in quantità, per le famiglie con figli under quindici.

Per quanto riguarda le esportazioni di ortofrutta nel 2020, in termini di volumi, sono scese del 4% ma sono invece salite in termini di valore con un più 5%, segno che frutta e verdura vengono pagate di più. Durante il convegno è stato sottolineato come le esportazioni siano inevitabilmente influenzate dalle disponibilità di prodotto, ecco dunque che le albicocche, che l'anno scorso hanno subìto un brutto colpo causa gelate primaverili, hanno visto le esportazioni dimezzate rispetto al 2019 così come l'export dei kiwi è in continuo calo dal 2018, sotto l'influenza del gelo e, soprattutto, della morìa.

Fra i prodotti che hanno particolarmente sofferto l'anno scorso in termini di vendite ci sono la quarta gamma (una questione legata alla mancanza del canale Horeca) e le fragole. Per quanto riguarda modalità di vendita e canale d'acquisto, si sono modificati i comportamenti degli acquirenti e le indicazioni che arrivano dalle diverse ricerche dovrebbero suggerire ai produttori l'ascolto delle tendenze: cresce la preferenza per frutta e verdura confezionate con un più 23% durante il lockdown e un più 2% nei mesi successivi (secondo Nomisma più ottanta milioni di confezioni di frutta e verdura rispetto al 2019); cresce l'attenzione del consumatore verso il tema salute che si riflette nei consumi (il consumatore fa molta attenzione all'origine, che sia italiana o locale, alla tracciabilità e al biologico - ricerca Nomisma); sempre più il consumatore si sta abituando a comprare anche frutta e verdura online (nel 22% dei casi lo ha fatto nel 2020 e frequentemente ha scelto anche siti e app dei produttori - ricerca Nomisma).

In particolare, sulle vendite online, la ricerca Nomisma è andata ancor più nel dettaglio: nel largo consumo gli acquisti sono cresciuti, sul 2019, del 134%. L'ortofrutta, per quanto riguarda il primo semestre 2020, ha messo a segno un più 162% di vendite online. Grande attenzione per il biologico, l'ortofrutta rappresenta il 14% delle vendite del bio online e nel 2020 ha segnato un più 161% rispetto all'anno precedente.

Fra le tendenze da tenere sotto controllo c'è quella che riguarda la confezione dei prodotti: il consumatore nel 18% dei casi preferisce per l'ortofrutta una confezione 100% riciclabile, nel 16% preferisce ortofrutta sfusa, nel 12% dei casi preferisce una confezione biodegradabile o compostabile. Il dato da sottolineare è che solo nel 5% dei casi non valuta come è confezionato il prodotto.

I ricercatori di Nomisma hanno indagato anche su come le aziende dell'ortofrutta abbiano reagito alla pandemia, in termini organizzativi e su come il Covid-19 abbia impattato su costi e ricavi. Il campione ha coinvolto quaranta aziende concentrate al Nord, con buona propensione all'export, che operano soprattutto sul fresco e che hanno un'attenzione particolare al green. Il settore ha dimostrato la capacità di reagire in un contesto di eccezionale gravità che non ha riguardato solo la questione Covid-19 ma anche la contemporanea emergenza dovuta a condizioni climatiche negative e nuove patologie da insetti o da altre avversità biotiche. Nessuna delle imprese ha chiuso durante il lockdown ma nel 70% dei casi hanno lamentato una maggiore complessità organizzativa, nel 65% dei casi un impatto negativo sui costi di produzione, nel 55% un peggioramento nei tempi di produzione.

"L'emergenza Covid-19 non è stata una passeggiata - ha detto Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, fra gli intervenuti al dibattito - anche se rispetto ad altri settori, l'ortofrutta ne ha risentito meno. La vera pandemia è causata però dal cambiamento climatico. Le gelate anche quest'anno hanno eliminato molto prodotto, ci troveremo ad avere mancanza di prodotto".
 
Per quanto riguarda il futuro Salvi ha detto: "Il Recovery fund è una grande opportunità. Ci sono questioni da risolvere e abbiamo un'occasione per svecchiare il Paese. Bisogna andare verso un miglioramento dei porti, delle strade, della logistica. Ci sono da risolvere la questione formazione e quella del costo del lavoro che, in agricoltura, è il più alto d'Europa".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ortofrutta convegni import/export biologico ricerca mercati consumi

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