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Castagneti, in Campania c'è il nuovo regolamento: da boschi a frutteti

Pronte le norme colturali, di sistemazione dei soprassuoli e per l'irrigazione e la fertilizzazione ed un precetto di natura fitosaniatiria. Le raccomandazioni tecniche saranno contenute in un decreto dirigenziale di prossima emanazione

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Abolita in buona parte la compensazione ambientale per la trasformazione del ceduo castanicolo in frutteto in attualità di coltura
Fonte foto: © photolife95 - Fotolia

Con delibera di giunta, la Regione Campania ha approvato lo schema di “Regolamento di tutela e gestione sostenibile dei castagni da frutto in attualità di coltura”. Non solo, in giunta regionale è stata approvata la modifica al "Regolamento di tutela e gestione sostenibile del patrimoni forestale regionale" n. 3/2017 della Regione Campania, prevedendo lo sgravio dell'intera quota regionale dovuta per la conversione dei cedui castanili in frutteti in attualità di coltura. In pratica, la regione non richiederà più la sua parte di compensazione ambientale, che scenderà così da 15mila euro ad ettaro a circa duemila-tremila euro ad ettaro e di competenza statale
 
Il nuovo regolamento individua gli aspetti normativi e le disposizioni di carattere agronomico e fitosanitario per la gestione sostenibile dei castagni da frutto in attualità di coltura, in considerazione delle loro peculiari caratteristiche strutturali, ecologiche ed ambientali.
 
“In pratica - sottolinea Franco Alfieri, capo della segreteria del presidente ed assessore all’Agricoltura, Vincenzo De Luca - abbiamo conciliato la funzione produttiva con la molteplicità dei servizi ecosistemici che è in grado di assicurare questo particolare tipo di coltivazione legnosa permanente che, grazie all’importante modifica alla legge regionale 11/96 introdotta con il Collegato alla legge di Stabilità 2017, non rientra più nella definizione di bosco, ma è considerata una coltura legnosa agricola, vale a dire un vero e proprio frutteto”.
 
“La variazione da bosco a frutteto e l’emanazione di questo regolamento - sottolinea Alfieri - insieme all’avvenuta approvazione e finanziamento del Progetto speciale Castagno, su proposta condivisa anche con i rappresentanti delle associazioni dei castanicoltori e delle organizzazioni di categoria, rappresentano risposte concrete e tangibili di questa amministrazione per fronteggiare la grave crisi produttiva e di mercato che ha colpito la castanicoltura. Un comparto, è bene ricordarlo, già indebolito dal Cinipide galligeno del castagno ed ora sotto attacco da funghi parassiti e cidie, che rappresenta un’importante fonte di reddito per tante comunità delle nostre aree interne”.
 
La Regione Campania, con successivo decreto dirigenziale, emanerà specifiche raccomandazioni tecniche integrative delle norme obbligatorie contenute nel Regolamento approvato al fine di favorire ulteriormente la gestione agronomica e fitosanitaria dei castagneti da frutto in attualità di coltura.

Il regolamento appena approvato dalla giunta fissa il parametro per considerare un castagneto quale frutteto in attualità di coltura. Si tratterà di un impianto specializzato "per la produzione di frutti, castagne o marroni, costituito dall’esclusiva o prevalente presenza di piante delle specie Castanea sativa, Castanea creanta e relativi iridi, innestate per almeno il 70% dei soggetti arborei presenti, oppure in numero di almeno 70 piante di castagno innestate per ettaro, con sesto regolare o naturaliforme, sottoposto a cure colturali”.

In tale ambiente il regolamento disciplina le possibili lavorazioni del terreno, anche finalizzate alla sistemazione di impianti irrigui, e pratiche agronomiche quali l’inerbimento controllato delle superfici. La fertilizzazione dei suoli è consentita previa analisi del terreno e con apporti bilanciati delle sostanze eventualmente necessarie. Sul piano fitosanitario: ogni utilizzo di sostanze chimiche sarà meglio precisato nelle raccomandazioni dal Decreto dirigenziale, che seguirà l’entrata in vigore del regolamento. Intanto, vale la norma imperativa per la quale è vietato l’utilizzo degli insetticidi per tre anni nel raggio di almeno 200 metri dai luoghi dove sono stati effettuati gli ultimi lanci di Torymus sinensis, il parassitoide del Cinipide galligeno del castagno.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: castanicoltura fertilizzanti difesa burocrazia frutta in guscio

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