Dalla Francia la vinificazione in oro

Novità nel mondo enologico. Nel 2021 saranno pronte le prime bottiglie di champagne vinificate in oro dalla cantina Leclerc Briant. E in Georgia stanno studiando come coltivare la vite su Marte

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il vaso vinario placcato d'oro prodotto da GD Industries
Fonte foto: GD Industries

Nel mondo del vino ci siamo abituati ormai a (quasi) tutto. Dai vitigni impiantati sui grattacieli di New York fino alle vinificazioni blu e rosa. Abbiamo visto bottiglie lasciate ad affinare sui fondali marini e adesso arriva anche la vinificazione in oro. E' la 'follia' della maison Champagne Leclerc Briant, che produce il pregiato vino a Épernay, nel Nord-Est della Francia.

Per i malpensanti quella dell'oro potrebbe sembrare solo una trovata pubblicitaria per far parlare di sé, ma l'enologo dell'azienda, Hervé Jestin, ha affermato che "l'oro amplifica i livelli dell'attività del sole durante la prima fermentazione e crea connessioni con l'attività del cosmo". Già, perché lo champagne prodotto da Leclerc Briant è biodinamico, prodotto secondo le regole stilate da Rudolf Steiner alla fine del Novecento.

Le botti prodotte per questo tipo particolare di vino sono da 228 litri, fatte in acciaio all'esterno, ma rivestite in oro 24 carati all'interno. Rimarranno delusi gli amanti dello champagne, perché la prima bottiglia sarà messa sul mercato nel 2021 e, c'è da immaginarlo, sarà venduta a peso d'oro.


Il vino su Marte? Perché no

E mentre in Francia pensano a vinificare in oro, in Georgia, luogo nel quale secondo gli archeologi è stato prodotto il primo vino, stanno studiando il modo di portare le viti su Marte. E' lo scopo del progetto IX Millennium, che vuole celebrare i 9mila anni di storia che la Georgia può vantare nella produzione della bevanda.

Nikoloz Doborjginidze, fondatore dell'agenzia di ricerca spaziale del paese, ha spiegato in una conferenza stampa l'obiettivo di IX Millennium. E cioè prepararsi a portare la viticoltura su Marte. Ma visto che ad oggi nessuno è mai stato sul pianeta rosso, per adesso i ricercatori si limiteranno a testare diversi vitigni all'interno di strutture chiuse in cui replicheranno le condizioni ambientali di Marte.

L'obiettivo sarebbe quello di individuare un vitigno 'resistente' in grado di adattarsi ad un pianeta con un suolo non presente sulla terra, la regolite, con una pressione atmosferica equivalente a 20mila piedi di altitudine, ricca di monossido di carbonio e spazzata da radiazioni solari che rendono la vita impossibile per qualunque essere vivente, batteri compresi. E infatti secondo molti quella di Tbilisi non è altro che una trovata pubblicitaria per attirare sul piccolo paese di quattro milioni di abitanti i riflettori del mondo enologico.

"Se vivremo su Marte un giorno, la Georgia deve contribuire. I nostri antenati hanno portato il vino sulla terra, così possiamo fare lo stesso con Marte", ha detto Nikoloz Doborjginidze. A candidarsi come uno dei vitigni più promettenti è il Rkatsiteli della Georgia, vitigno dalla storia antica già apprezzato durante il regime comunista che aveva nel piccolo Stato la sua 'cantina' nazionale.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: vino viticoltura innovazione vitivinicoltura vigneto

Rubrica: AgroInnovAzione

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