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Una Mano per i Bambini

Meglio cinque che niente

Interviste impossibili – Glifosate: il grande accusato, la causa di tutti i mali, o solo un esperimento di populismo mediatico?

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Le interviste impossibili: oggi è il giorno di glifosate

Cinque anni, si sa, son meglio di nulla. Tanti ne hanno dati di vita a glifosate prima di essere sottoposto ancora a giudizio europeo. Di questo erbicida si è detto di tutto: che è tossico e cancerogeno, che causa autismo e celiachia, che insterilisce i terreni e rende schiavi gli agricoltori. Ogni nefandezza è stata attribuita a lui, l’erbicida più utilizzato al mondo. Ma lui, glifosate, cosa ne pensa?
 
Come va? Tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo?
“Mah, guardi, mica tanto. Vorrei vedere Lei dopo due anni e mezzo di linciaggi mediatici, di accuse d’ogni genere, messo alla berlina e sbattuto sulle prime pagine come un mostro. Fossi una persona, chi mi ripagherebbe mai per le calunnie di cui sono stato fatto oggetto?”
 
Calunnie? Lei si sente oggettivamente innocente?
“Assolutamente sì. M’hanno detto di tutto: perfino che faccio seccare io gli olivi nel Salento pugliese, che deformo feti in Argentina, che creo bambini autistici in America e rendo sterile il pianeta. Si sono addirittura inventati che io facevo parte del famigerato Agente Orange che gli americani usavano in Vietnam, quando io con quella miscela c’entro come i cavoli a merenda. Insomma, di tutto. Ogni parte del globo pare averne una in tasca, di accusa. Perfino che causerei celiachia per via del grano trattato con… sì, con me”.
 
Ma Lei a tali accuse che risponde? Una per volta: è tossico?
“Ma mi faccia il piacere! A Lei piacciono cozze e vongole in guazzetto?”
 
Sì.
“E ce lo mette il limone?”
 
In quelle senza pomodoro, sì…
“Ecco, l’acido citrico dentro a quel limone è tossico il doppio di me. E in un chilo di limoni ce ne sono 50 grammi di acido citrico, cioè molto ma molto di più di quanto un essere umano mangerà mai di me in tutta la sua vita”.
 
Ecco, appunto: ma quanto ne mangiamo di glifosate?
“Andando proprio male male? Guardi, fra acqua e cibo state sui pochi milligrammi l’anno. La maggior parte della popolazione europea mi sa che non arriva al milligrammo. Se non fossi di Monsanto, la più odiata multinazionale al mondo anche per via degli Ogm, e se nessuno vi avesse detto che esisto, non vi sareste mai nemmeno accorti di me”.
 
Beh, però nelle urine l’hanno pur trovata…
“Bella forza, io vengo escreto dal corpo umano per due terzi con le feci e per il rimanente terzo con le urine. Feci e urine: io passo sempre da lì, prima di andarmene. Si rende conto che vita di…”
 
Ok, si fermi pure qui. Abbiamo capito. Quindi le Sue tracce nelle urine sono trascurabili?
“Ma certo che sì. Io faccio un po’ come quella famosa acqua minerale: passo e vado. In uno studio americano durato 23 anni, su mille individui, mi hanno trovato al massimo a poco più di mezzo microgrammo per litro di urina. Mezzo microgrammo! Sa cosa vuol dire? Si prenda una calcolatrice e moltiplichi per tre quel valore, poi per due, perché un uomo può anche urinare due litri al giorno. Fatto?”
 

Sì, ma vada piano: non ho mica 16 anni e uso ancora un solo indice…
“Ora lo moltiplichi per 365 e troverà, indovini, circa un milligrammo all’anno. Il che equivale a 14 microgrammi per chilo di peso corporeo all’anno con un uomo da 70 chili. Al giorno sa quanto fa?”
 
No, ma sono sicuro me lo dirà Lei.
“Fa circa 40 nanogrammi per chilo di peso corporeo al giorno. Solo 40 nanogrammi! Al chilo e al giorno! Se ne ricordi quando leggerà i soliti lavori scientifici che dimostrano che sono un flagello dell’inferno, ma solo quando somministrato a badilate…” 
 
E le famose analisi della pasta, tipo quelle di Granosalus e di Report?
“Ecco, si facessero una bella spaghettata aglio e olio. Con tutte le loro analisi hanno solo dimostrato che per mangiare la mia soglia di sicurezza tossicologica servirebbero quintali di pasta, ogni giorno, per tutta la vita. O, viceversa, dovreste mangiare pasta per più di un secolo di fila per raggiungere la medesima soglia su base annua. Praticamente il nulla…”.
 
Sì, comprendo, ma con il cancro come la mettiamo?
“Guardi, se uno si va a leggere la bibliografia, il cancro in laboratorio si è manifestato su ratti a dosi che come minimo dovevano essere 25 milioni di volte superiori a quelle assunte mediamente da voi umani. E anche in quelle condizioni limite mica ho fatto una strage sa? Il 2% delle femmine e l’8% nei maschi. Lei quanto pesa?”
 
85 chili e spiccioli.
“Bene, dovrebbe mangiarmi in ragione di 85 grammi al giorno, tutti i giorni, per anni, per avere un incremento minimo della probabilità di avere un tumore a causa mia. Si rende conto che in tutta la sua vita Lei non vedrà mai nemmeno l’ombra di quella dose? In tutta la vita, eh, mica in un giorno, come successo a quelle povere bestiole. Dovrebbe campare più di 80mila anni per arrivarci. Io glielo auguro di campare tanto, ma temo che non ce la farà mai. Anche perché in ciò che mangia ci sono molte più sostanze nocive di me e le ingerisce tutti i giorni senza pensarci”.
 
Tipo?
“Tipo l’acrilamide dei fritti, o il benzopirene delle grigliate. Lei beve vino Immagino”.
 
Sì. Secondo lei, mangio una frittura di paranza o una grigliata di carne bevendo succo di frutta?
“Era una domanda pleonastica, infatti. Ecco, l’alcol contenuto in quel vino, ma anche in birre, grappe e ogni altro alcolico, è una sostanza sicuramente cancerogena, cioè molto peggio di quanto sia stato classificato io. Solo in una bottiglia di vino ce ne sono almeno 100 grammi. Cento grammi! Di una sostanza in Gruppo 1 dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro! E mi fanno delle storie per qualche microgrammo di residui? Come diceva il vostro famoso comico? Ma mi faccia il piacere…”
 
No, guardi, io proprio di storie non ne faccio. Figuriamoci. Ma a livello sociale questa è la percezione: lei è probabilmente cancerogeno. Lo ha detto appunto la Iarc.
“Certo. Al termine di un processo di valutazione viziato da molteplici ingerenze, tutte poco piacevoli”.
 
Intende i Monsanto Papers?
“Ma sì, anche loro. Monsanto è stata beccata con le mani nella marmellata. E con lei alcuni personaggi di spicco di Epa e del mondo della ricerca americano. Ma di tutti gli altri di papers, ne vogliamo parlare?”
 
Appunto, parliamone.
“Primo, che diavolo ci faceva un dichiarato ambientalista come presidente della Commissione Iarc che ha deciso la mia valutazione? Per giunta, quel tal Christopher Portier si è poi scoperto che aveva firmato un contratto di consulenza con lo studio legale che ha dato vita alla class action contro Monsanto. Uno studio legale col quale è emerso avesse avuto pure contatti anche prima che io finissi sulla graticola. Mi permette che io di questa gente mi fidi meno di zero?”
 
Sì, direi che è suo pieno diritto diffidare. Ma la Iarc, Portier a parte, è un’agenzia prestigiosa. Dire Iarc è come dire Oms.
“Per favore, non ci si metta anche lei a dire stupidaggini. L’Oms è una cosa, la Iarc un’altra. È solo una costola dell’Oms, del tutto indipendente, nata per volontà del presidente francese Charles de Gaulle. Non a caso ha sede a Lyone. L’Oms, tanto per dire, non può dire alcunché sul suo operato. Per giunta, chi produce monografie è solo una costola della costola. Una costola del cui coordinatore capo, Kurt Straif, sono note le simpatie e le vicinanze con i Verdi tedeschi”.
 

Intende dire che nella sua valutazione l’ideologia ambientalista ha pesato?
“Ma scusi sa, se il consulente esterno chiamato a fare da presidente è di un’associazione americana antipesticidi da anni. In più il capo del gruppo ha simpatie verdi, mi spiega con che serenità un erbicida come me può sottoporsi a giudizio? Ma secondo lei, in un derby Milan-Inter, l’Inter scenderebbe mai in campo se la terna arbitrale fosse stata selezionata fra i tifosi del Milan? Non credo. Né si presterebbero a tale situazione i milanisti a ruoli invertiti. Io sono stato giudicato da un gruppo di persone pesantemente gravate da conflitti di interessi, per lo meno dal punto di vista ideologico. Portier, come detto, s’è pure beccato 160mila dollari per fare da consulente contro di me. Mica bruscolini. Ma la gente pensa solo ai Monsanto papers…”
 
Ammetterà però che i “Monsanto papers” sono decisamente imbarazzanti, non trova?
“Ma certo che sì. Ogni volta che una multinazionale si avvicina al mondo di chi studia e valuta le molecole si apre sempre la strada al sospetto. A nessuno piace. Pensi, non piace nemmeno a me”.
 
Come nemmeno a Lei? Ma se alla fine i pareri di quelle persone in contatto con Monsanto spezzavano una lancia a Suo favore?
“Appunto! Tutti hanno puntato gli occhi su quei maledetti rapporti fra persone! E così nessuno si è preso la briga di controllare quegli studi che mi discolpavano. Se l’avessero fatto avrebbero scoperto che non è affatto vero che sono cancerogeno. Lo ha dimostrato anche il National Cancer Institute americano, il quale ha prodotto lo studio epidemiologico più esteso che sia mai stato fatto su di me: quasi 55mila persone coinvolte e zero. Io non causo proprio un bel nulla!”.
 
E allora perché la Iarc l’ha piazzata fra i probabili cancerogeni?
“Perché quello studio è stato pubblicato solo a fine 2017, a due anni e mezzo dalla monografia della Iarc. Peccato che quegli studi fossero già conclusi e pubblicabili nel 2015, prima che iniziasse la mia valutazione”.
 
Per quale ragione non sarebbero stati pubblicati allora?
“E lo chiede a me? Lo vada a chiedere ad Aaron Blair, il chairman del panel di lavoro della Iarc che mi ha valutato. Lui ci lavora al National Cancer Institute e quegli studi li conosceva bene. Peccato li abbia tenuti in un cassetto e dato che la Iarc valuta solo studi pubblicati, quelle prove non potevano essere usate nemmeno se Blair a quel punto le avesse citate al resto del gruppo. Un gruppo che ha lavorato su pubblicazioni, me lo lasci, dire, che se avessi i capelli mi ci avrebbero fatto metter dentro le mani. Ah già, non ho neanche le mani…”
 
A che studi si riferisce?
“Ricerche su spermatozoi di ostriche. Le sembrano normali? E su cellule di caimano e di anguilla? Non rida sa, che la vedo anche se non ho gli occhi! E poi gli studi epidemiologici basati su poche decine di persone, una volta solo sette. Ma lo sa che il linfoma non-Hodgkin colpisce in America una persona su 5.200 e ne uccide una ogni 17mila? E quelli fanno studi su sette persone? Oppure ricerche fatte somministrando dosi da cavallo a cellule e cavie indifese, magari usando Roundup anziché me e basta. E lei lo sa vero cosa facevano le ammine di sego? Moltiplicavano la mia efficacia, avendo loro stesse un’azione aggressiva sulle cellule. Dire a me che sono cancerogeno o mutageno dopo aver usato Roundup a dosi stellari e con le ammine di sego è un po’ come dire che la glicerina è esplosiva perché quando la si mette con acido nitrico diventa tale. Io sono io. Il vecchio Roundup è il vecchio Roundup. Lei mangia e beve me, mica Roundup diluito. Quello si adopera nei campi, mica sulle persone. Quando si capirà la differenza sarà sempre tardi”.
 
A onor del vero, in Argentina lo adoperano proprio sulla testa della gente…
“E la colpa sarebbe mia? Ma mi scusi, se Lei telefona anziché guidare e poi si schianta contro a un muro, la colpa di chi è? Dello smartphone? Dell’auto? Del muro? No, maledizione! La colpa è solo sua che usava uno strumento in un modo incosciente. E poi, finiamola un po’ di dire che spruzzano glifosate sulla testa della gente. È vero: è sulla testa della gente, maledetti fumigadores, ma mica ci sono solo io. Sa quante malattie fungine e insetti ha la soia? Ogni volta che spruzzano quella coltura fanno dei misceloni con tre o quattro diversi prodotti, tutti peggio di me. E poi le mazzate me le becco solo io? Ma state scherzando?”
 
La vedo un po’ inalberato. Si calmi…
“Si calmi un accidente! Nascono bambini malformati? La colpa è la mia perché lo dice uno studio argentino di laboratorio fatto, tanto per cambiare, col vecchio Roundup, a dosi pachidermiche su rane e polli. Aumentano i bambini autistici in America e la colpa è mia perché qualche malintenzionato mette sullo stesso grafico l’aumento dei miei usi con l’aumento dell’autismo. Poi uno va a vedere le statistiche sanitarie dei diversi Stati americani e scopre che in vetta all’incidenza dell’autismo ci sta il New Jersey che ne ha quattro volte tanto l’Alabama”.
 
E cosa c’entrano New Jersey e l’Alabama adesso?
“C’entrano eccome, perché l’Alabama ha otto volte la superficie agricola del New Jersey e ha quattro volte meno incidenza dell’autismo. Forse perché i prodotti per l’agricoltura, come pure gli Ogm, nulla c’entrano con quella patologia? E il linfoma non-Hodgkin? Parliamo anche di lui. In Iowa ci sono 65 acri di soia per chilometro quadrato, quasi tutta Ogm trattata con me addosso almeno 4-5 volte l’anno. Nel New Hampshire ce n’è quasi zero di soia e praticamente zero di me. E le incidenze di linfomi sono praticamente uguali. Niente, nessuna correlazione con questo tumore. Un tipo di tumore che peraltro è aumentato vistosamente dal 1975 al 1995, poi si è fermato, rimanendo costante. Peccato che sia proprio dal 1995 che io sia schizzato in vetta alle vendite grazie agli ibridi gm di soia, mais, cotone e colza. In soli dieci anni sono cresciuto di 15 volte nelle vendite, mica scherzi. E i tumori? Quelli sono rimasti stabili: calma piatta. Però in questo caso a nessun furbetto viene in mente di fare grafici di correlazione. Chissà perché…”
 
Mah, guardi, forse La stupirò, ma io un grafico circa la non correlabilità fra soia, glifosate e linfomi l’avrei anche fatto. Forse i suoi detrattori non la fanno solo perché non c’è?
“Esatto. Ogni correlazione con qualche malaccio è basata solo su trend temporali, non concausali. Quindi, se fra due variabili la crescita non c’è, il grafico non si fa. Semplice no? In quel modo correlerebbero anche le vendite di caschi per biciclette con quelle dei frullatori da cucina…”
 
E mica fanno solo correlazioni fra variabili, no?
“Infatti. Ricordo perfino un grafico che circolava nell’area del Prosecco già nel 2012 e che avrebbe dimostrato che in 15 anni avrebbero avuto tutti un tumore. Peccato fosse un grafico basato sui dati cumulati, non sui casi annui. In quella provincia stanno infatti molto meglio che nella maggior parte delle zone d’Italia, alla faccia dei grafici farlocchi. Ah, ma cosa crede? Io a quello là del grafico dei tumori lo vado a cercare sa? Aspetto ancora nove anni, giusto per arrivare a 15. E poi gli do una di quelle sbugiardate… Intanto io sono stato però sbattuto fuori con ignominia da alcuni protocolli e disciplinari di produzione, grazie all’allarmismo basato sul nulla. Ogni statistica locale dice che di problemi sanitari non ce ne sono, ma basta che salti fuori la Siora Clotilde de Trebaseleghe a dire che le è morto lo zio di tumore perché viveva vicino a un vigneto e io sono a bagno”.
 
Lei come molti altri prodotti, sia onesto.
“Sì, anche tutti gli altri. Mi scusi, mi son fatto trasportare. Ma si metta nei miei panni: degrado in poche settimane, quando va male pochi mesi. Nelle acque ci vado a nanogrammi, quando va male a microgrammi, cioè centinaia di volte meno di quanto è considerato sicuro in America o in Australia. Nei cibi quasi non ci sono, tranne che nella pasta o nella birra. Sono meno tossico dei limoni, non è vero che causo il cancro, né l’autismo, né la celiachia, né faccio morire gli olivi in Puglia. Eppure me le sono sentite dire tutte. Perderebbe la pazienza anche un monaco buddista, mi scusi!”
 
Comprendo. Ma ora in Italia pare che anche l’Istituto Ramazzini abbia scoperto che a 1,75 mg/kg Lei sarebbe risultato nocivo su delle cavie di laboratorio. Come la mettiamo?
“Primo: sarà sempre tardi quando si smetterà di annunciare in tv o sui media che si hanno in mano risultati eclatanti, prima ancora di averli pubblicati su riviste scientifiche. Uno come fa a contestare un dato se non è pubblicamente accessibile? Secondo, da quel poco che si sa, pare sia stato usato un vecchio Roundup, tanto per cambiare. Un modo di operare, quello del Ramazzini, già visto e criticato per esempio coi dolcificanti. Non a caso perfino il Comitato scientifico del Senato degli Stati Uniti si è ora mosso per ricostruire i flussi di certi finanziamenti pubblici a istituzioni americane che poi ne avrebbero girato parte al Ramazzini e affiliati vari. Ora staremo a vedere che succede, anche se dubito che ciò avrà mai un peso reale nell’opinione pubblica circa i famosi ricercatori indipendenti. E non mi faccia dire altro…”.
 
No, no. Ci mancherebbe, mi pare si sia già espresso chiaramente. Inoltre, il Comitato scientifico del Senato americano si è mosso pure contro la Iarc stessa, avendo notato una decina di cambiamenti peggiorativi nei giudizi preliminari. E pare anche che Christopher Wild, direttore della Iarc, non arriverà a fine del suo secondo mandato.
“E speriamo che il nuovo corso sia un po’ più neutrale, perché se a tutte le molecole che verranno analizzate dopo di me la Iarc applicherà il metodo glifosate, avete poco da stare allegri. Ma ora mi scusi. Devo andare. Ho solo cinque anni per raccattare prove della mia innocenza, sapendo già che i miei detrattori stanno già affilando le armi, studiando nuovi modi per farmi risultare un drago che sputa fuoco. Una gara impari, mi creda, ma che sono obbligato a combattere. E sperate tutti che la vinca, se ci tenete a parte del cibo che mangiate…”.
 
Già. Il “Metodo glifosate”: prendere una molecola fra le meno tossiche, cancerogena solo se somministrata a tonnellate, e accusarla di ogni nefandezza. Colonizzare i media, influenzare la politica, manipolare l’opinione pubblica. Fake news e junk science a profusione, come se non ci fosse un domani. Un metodo ormai rodato e che dà i sui frutti. Un metodo che se il mondo degli agrofarmaci non capirà quanto sia pericoloso, rischia di condannare ancora altre molecole in base a valutazioni che tutto appaiono tranne che complete e obiettive. Che quindi anche tutti gli altri portatori d’interessi si diano magari una mossa, altrimenti di molecola in molecola rischiano fra qualche anno di poter vendere solo qualche prodottino naturale dal grande consenso popolare, ma dall’efficacia spesso discutibile. Finché i professionisti dell’allarmismo non si decideranno ad attaccare anche quelli, ovviamente.  

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci fitosanitari Glifosate glifosate Le interviste impossibili

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