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Una Versailles fra le risaie

La tenuta Darola di Trino Vercellese entra a far parte del progetto Farm network di BASF. Sostenibilità e redditività insieme, anche nel settore del riso

Info aziende
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La Tenuta Darola di Trino Vercellese
Fonte foto: Donatello Sandroni

L’uscita infelice di Maria Antonietta di Francia sul dare brioches al popolo che non aveva pane è ormai noto essere una bufala. Forse, però, se la regina transalpina fosse stata vercellese avrebbe potuto dire che se il popolo non aveva pane gli si poteva benissimo dare riso.

E avrebbe avuto tutto il suo senso, soprattutto guardando a tenute come la Darola di Trino Vercellese, una realtà di estrazione nobiliare, antica, che per estensione, architettura e retaggio potrebbe essere considerata a pieno titolo una piccola Versailles fra le risaie piemontesi.

Del resto, se ne occupò perfino Napoleone in persona, quando requisì le due tenute, Darola e Lucedio, all’epoca unite, separandole poi in diverse grange assegnate ad alcuni nobili piemontesi.

Il riso, però, non è coltura strategica solo per le province di produzione, bensì avanza giuste rivendicazioni di realtà strategica a livello nazionale. Per tale ragione BASF ha investito su tale coltura mettendola al centro dei propri programmi incentrati sulla sostenibilità e sulla redditività delle attività agricole.

L’intensivizzazione sostenibile è infatti ormai una realtà concreta, dimostrando che è possibile incrementare le rese, nel rispetto della sicurezza per operatori e consumatori, diminuendo al contempo anche gli impatti sull’ambiente.

Oggi, con l’ingresso della tenuta Darola il progetto Farm Network di BASF abbraccia anche la coltura del riso e lo fa in grande stile, visto lo spessore del nuovo partner che si è aggiunto ai 30 preesistenti, distribuiti in sette diversi paesi europei.

Lo scopo di Farm Network è infatti quello di interconnettere un’eterogenea squadra di esperti per aiutare il comparto produttivo a rispondere con successo alla sfida ormai irrinunciabile della sostenibilità delle pratiche agricole.

Ad aprire l’evento di Trino Vercellese è stato compito di Alberto Ancora, responsabile divisione crop protection BASF in Sud Europa, ospite della famiglia Coppo Garione, la quale gestisce da tre generazioni i mille ettari della tenuta. Di questi circa 400 sono coltivati a riso, mentre i restanti 600 sono investiti a mais, soia e altre colture vocate ai più idonei piani rotazionali nei quali il riso gioca ovviamente la parte del leone in provincia di Vercelli.

Alberto Ancora, Responsabile Divisione Crop Protection BASF in Sud Europa

Nei primi due anni il progetto investirà soprattutto nelle attività di campo, al fine di raccogliere il maggior numero di evidenze e di dati, utilizzandoli poi per affinare ulteriormente metodi e soluzioni.

Nuove opportunità stanno infatti giungendo al servizio dei risicoltori, come le varietà di riso Provisia®, concepite analogamente a Clearfiled® per controllare infestanti divenute nel frattempo resistenti ad alcune famiglie di erbicidi.
Ma nella piattaforma tecnologica dedicata al riso trovano spazio anche le innovative tecniche di subirrigazione, come pure Vizura®, nuovo additivo per digestati atto a modulare il rilascio dell’azoto nel terreno migliorando la redditività per l’agricoltore e minimizzando le lisciviazioni del macroelemento.
Altre opportunità che stanno guadagnando consensi nel settore, i teli biodegradabili Ecovio® e il sistema Osmofilm®.

Un campo di riso seminato con CL 111 di BASF, con tecnologia Clearfield®

Anche secondo Aldo Ferrero, ordinario presso Disafa di Torino e intervenuto all’evento, è necessaria una visione tale da abbracciare più interessi, al fine di muovere passi che abbiano valenze economiche, ambientali e perfino sociali. Il soddisfacimento primario, cioè il cibo, deve essere infatti accessibile a tutti e la sostenibilità delle pratiche agricole va proprio in tale direzione. Un tema scottante, questo, visto che per la prima volta dopo anni di decrescita la Fao ha denunciato un aumento degli affamati nel mondo.

Aldo Ferrero, Ordinario presso Disafa di Torino

Ciò implica la necessità di innalzare ulteriormente le rese, le produzioni. E quindi intensificare le pratiche agricole, possibilmente adottando tutte le tecnologie più adeguate al settore produttivo per rendere tale intensificazione sostenibile nel lungo periodo. Una sfida ormai irrimandabile anche nell’ottica della prevista crescita della popolazione mondiale.

Fra le tecnologie disponibili e in via di sviluppo, quelle genetiche appaiono oggi quanto mai promettenti, consentendo di realizzare colture più resistenti, più produttive e più adattabili ai mutati scenari climatici mondiali. Fondamentale anche la figura dell’agronomo, il quale ha il compito di armonizzare l’uso di tutte le tecnologie che la ricerca mette a disposizione. Innanzitutto nella gestione della risorsa idrica, il cui uso razionale diviene ogni giorno sempre più impellente.

La sintesi dei messaggi lanciati presso la Tenuta Darola è stata infine espressa proprio da Alberto Ancora: "BASF conferma il proprio impegno nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni dedicate a questo prezioso cereale, sia a livello mondiale che in Italia. Grazie al progetto che lanciamo oggi, celebriamo la risicoltura di qualità made in Italy, con l’obiettivo di tutelarla e valorizzarla attraverso l’innovazione sostenibile".

"Auspico – ha ribadito Ancora – che, anche in questo contesto, mondo accademico, politica, istituzioni, produttori di qualità e industria possano muoversi nella medesima direzione, come una vera e propria squadra che tende ad un obiettivo comune. Ritengo infatti che il successo di questa iniziativa si giochi sulla condivisione di competenze, sul superamento di eventuali contrapposizioni ideologiche e sul sentirsi parte di un fronte comune, a diretto supporto della sostenibilità".

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