Cooperative agroalimentari, alti e bassi per l'Emilia Romagna

Il fatturato per il 2018 è stato tutto sommato positivo nonostante l'anomalo mercato del frumento e la crisi delle pesche e delle nettarine. Tre realtà del territorio spiegano l'andamento del comparto

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Nel 2018 i consorzi hanno registrato un importante aumento di fatturato portandolo a 9,76 miliardi di euro
Fonte foto: Fotolia

Nonostante alcune situazioni di difficoltà, l'agroalimentare dell'Emilia Romagna spinge sull'acceleratore trainando la crescita del sistema Confcooperative Emilia Romagna
Nel 2018 i consorzi hanno registrato un importante aumento di fatturato, incrementando il loro volume d'affari del 6,3% rispetto all'anno precedente, portandolo a 9,76 miliardi di euro.


Apo Conerpo, alla ricerca di nuove varietà

6mila aziende agricole e 50 cooperative socie distribuite nelle regioni ortofrutticole più vocate d'Italia. Sono questi i numeri di Apo Conerpo, il consorzio di cooperative che vanta oltre 1 milione di tonnellate di frutta e verdura commercializzate ogni anno.

"Nonostante la crisi che ha colpito il comparto delle pesche nettarine - afferma il presidente di Apo Conerpo Davide Vernocchi - il 2018 è stato caratterizzato da un andamento positivo per il consorzio. La coltura ha sì subito un calo, ma anche portato ad una crescita di altre varietà quali: ciliegio, susino, albicocco, kiwi, pero e nocciolo".

Apo Conerpo si impegna quindi a supportare i propri produttori in quelle che sono le scelte migliori per assicurargli una prospettiva positiva.
"Per raggiungere questo obiettivo il consorzio mette a disposizione degli agricoltori tecnologie e novità varietali; un team di collaboratori, in giro per il mondo, è sempre alla ricerca di nuove varietà adatte ai nostri areali" conclude Davide Vernocchi.
 

Agrintesa, catasto stabile con rinnovo varietale e sostegno ai propri soci

Anche Agrintesa, cooperativa di 4mila aziende socie con un giro d'affari che complessivamente raggiunge i 300milioni di euro e che vanta un organico di 200 occupati fissi e di 2200 stagionali, negli ultimi anni è stata interessata da una forte riconversione varietale motivata dalle difficoltà di redditività che hanno interessato pesche e nettarine, specie di riferimento dell'areale romagnolo sino ai primi anni 2000.

"A seguito dell'andamento di questi prodotti i nostri associati hanno indirizzato le superfici coltivate ad albicocco, susino, ciliegio e soprattutto a kiwi giallo; coltura che continua a crescere e che interessa, ad oggi, una superficie di 700 ettari" ha detto il direttore generale di Agrintesa Cristian Moretti.

"I soci vengono supportati dalla cooperativa nei processi di  riconversionedelle colture  attraverso le misure previste come ocm e progetti regionali di filiera di cui due approvati dalla Regione Emilia Romagna. Seguiamo costantemente i nostri soci con un'assistenza agronomica altamente qualificata per azienda e per coltura in maniera che possano essere sostenuti e affiancati in un miglioramento costante della reddittività, della qualità e della sostenibilità delle proprie produzioni" ha precisato il direttore.

"Per quanto riguarda l'andamento del 2018 dobbiamo dire chei quantitativi di ortofrutta sono stati in leggera contrazione in seguito all'andamento climatico dell'annata; a crescere invece è stato il settore viticolo che ha registrato il record di 1.928.000 quintali di uva conferita dai soci. Stabili le superfici a catasto con 8500 ettari destinati ad ortofrutta e 7mila ettari a vigneto" ha concluso Cristian Moretti.
 

Cesac, vino e cereali

Dopo un quadro generale che vede il comparto ortofrutticolo sofferente per la situazione di pesche e nettarine, a non convincere è stato anche l'anomalo mercato che non ha premiato il frumento, coltura di punta invece per Cesac.

La cooperativa agricola, che si colloca sul mercato come un'azienda multisettoriale con il settore cerealicolo e vitivinicolo e con la fornitura di agrofarmaci, concimi e sementi, sviluppa un fatturato annuo di circa 40 milioni di euro e vede un organigramma di 55 collaboratori e 1.200 soci conferenti.
"Tra i collaboratori della cooperativa c'è una parte femminile molto alta. Per quanto riguarda i soci è ancora un mondo di uomini anche se abbiamo assistito negli anni ad una nuova componente: giovane e con qualche donna in più" ha spiegato il presidente e amministratore delegato di Cesac Michele Filippini.

"Frumento a parte, in generale è stato un anno positivo per i cereali; abbiamo avuto una campagna buona per mais e sorgo, con un raccolto di ottima qualità".

"Per il settore vino invece la nostra cantina sociale, che vanta vini Igp, vinifica le uve locali conferite dai propri soci, caratterizzate prevalentemente da vitigni a bacca bianca. Stiamo però vivendo una situazione critica dove il vino non si vende se non a prezzi assolutamente non remunerativi. Vista l'annata difficile la decisione è stata quindi quella di stare fermi perché rischiamo, vendendo adesso, di rovinarci la liquidazione" ha continuato il presidente.

"Come cooperativa supportiamo l'agricoltore con una linea tecnica di alta sicurezza, fornito dall'assistenza agronomica, con lo scopo di ottenere produzioni corrispondenti alle richieste del mercato, redditizie per i soci e rispondenti alle norme sanitarie. Inoltre, offriamo supporto fornendo cereali di qualità che ripagano l'agricoltore che li ha scelti e che, con doti imprenditoriali, li coltiva. Per quanto riguarda i cereali coltivati, qui entra in gioco la parte dedicata allo stoccaggio, dove possiamo suddividere e ammassare il prodotto finito in base alla qualità dello stesso" conclude Michele Filippini.

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