Agricoltura 4.0, più efficiente e diffusa grazie ad Agridigit

Agridigit è un ambizioso programma di innovazione tecnologica dell'agricoltura italiana finanziato dal Mipaaf e messo in atto dal Crea. Abbiamo intervistato il responsabile del progetto Marcello Donatelli

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Agridigit condensa lo sforzo innovativo pubblico nel settore digitale
Fonte foto: Crea

Il futuro dell'agricoltura sarà digitale. Non è uno slogan, ma una realtà che (molto) lentamente si sta concretizzando in Italia e all'estero. Il settore primario sta attraversando oggi quel fermento innovativo che altre industrie hanno vissuto nei decenni passati, da quando internet e i primi computer si sono affacciati nelle imprese del settore secondario e terziario.

Digitale in agricoltura significa software gestionali per le aziende agricole, Sistemi di supporto alle decisioni (Dss) agronomiche, sensori in campo, piattaforme di tracciabilità (blockchain e non), macchine che si parlano e raccolgono dati in campo. E i dati sono al centro di questa rivoluzione. 'I dati sono il petrolio del futuro' è il refrain che si sente spesso dire. E oggi gli agricoltori che raccolgono dati e li analizzano per prendere le decisioni più corrette hanno una marcia in più (come abbiamo raccontato in questi articoli).
 
Come ogni rivoluzione che si rispetti anche quella digitale è caotica. Sul mercato ci sono migliaia di startup che sviluppano nuovi prodotti, ci sono le grandi aziende dell'agribusiness che provano ad innovarsi, giganti di altri comparti che entrano nel settore primario con le loro soluzioni e poi c'è il mondo della ricerca, pubblica e privata.

Su questo versante l'allora ministro Maurizio Martina decise di dare vita ad un ambizioso progetto per la digitalizzazione dell'agricoltura italiana denominato Agridigit. "L'obiettivo è quello di sviluppare infrastrutture flessibili che possono essere utilizzate per la creazione di applicazioni per l'agricoltura di precisione, la tracciabilità, la gestione amministrativa del settore e in generale tutti gli aspetti digitali del settore primario", spiega Marcello Donatelli, responsabile scientifico di Agridigit.
 
Marcello Donatelli, direttore del Centro di ricerca agricoltura e ambiente del Crea
Marcello Donatelli, direttore del Centro di ricerca agricoltura e ambiente del Crea

Il progetto si basa su infrastrutture cloud, una scelta innovativa per il settore pubblico che permette di avere una condivisione ed una accessibilità ai dati e ai software da qualunque dispositivo con accesso ad internet. Lo sviluppo di una infrastruttura ex novo, totalmente pubblica, permette poi di affrancare la Pubblica amministrazione dai fornitori esterni (con risparmi di costo e flessibilità delle soluzioni adottabili) e di avere una base dati comune (con l'obiettivo di accesso reciproco con le regioni) in modo da avere dati e statistiche utili a prendere più consapevolmente decisioni strategiche per il futuro del settore e poter rispondere tempestivamente alle richieste di informazioni che giungono dall'Unione europea.


Sei sottoprogetti per digitalizzare l'agricoltura

All'interno di Agridigit ci sono sei sottoprogetti (Agrofiliere, Agromodelli, Selvicoltura, Zootecnia, Viticoltura e Agriinfo) ognuno dei quali ha degli obiettivi specifici.

"Agrofiliere è il sottoprogetto più esteso tra quelli di Agridigit e vuole avere un impatto innovativo a livello dell'intero sistema agroalimentare fornendo strumenti, applicazioni meccatroniche e digitali a partire dall'azienda agricola fino ai settori della trasformazione industriale e logistica", spiega Donatelli.

Si va dalla mappatura prossimale e in remoto dei suoli e delle colture, all'interpretazione agronomica delle immagini fornite da diverse tipologie di sensori, fino allo sviluppo di prototipi per l'agricoltura di precisione. Inoltre, il progetto prevede lo sviluppo di sistemi meccatronici e di interfaccia digitale sulle macchine per l'agricoltura di precisione, nonché per il controllo e la tracciabilità della qualità e della sicurezza nell'intera filiera cerealicola.

Per la parte di trasformazione e logistica sono previste attività circa l'implementazione di sensoristica per lo sviluppo di sistemi per la qualità globale nei percorsi di filiera: dalla produzione, alla trasformazione e al consumo. Inoltre, è prevista la realizzazione di una piattaforma logistica per la tracciabilità integrata e di blockchain per il mantenimento della qualità dei prodotti di IV Gamma a base di ortaggi e per la tutela della qualità della filiera agrumicola.

"Agromodelli ha come obiettivo quello di sviluppare strumenti accessibili di modellistica previsionale con applicazioni specifiche ad esempio nel supporto costante all'agricoltore nella gestione agronomica del campo", racconta Donatelli. "Ma anche per lo sviluppo di 'analisi di scenario'. Vale a dire modelli previsionali che possono stimare impatto e possibile adattamento dell'agricoltura in futuro ad esempio a causa dei cambiamenti climatici".

Per avere strumenti coordinati e dati interoperabili il Crea si è interfacciato con undici regioni (ma l'idea per il futuro è quella di interfacciarsi con tutte e venti) per rilevare i dati, analizzarli e offrire servizi di modellistica previsionale comune sui patogeni delle colture.

"Selvicoltura mira invece alla gestione e valorizzazione del patrimonio forestale italiano attraverso strumenti digitali che permettano l'automazione di processi", sintetizza Donatelli. Ad esempio si sta lavorando all'aggiornamento automatico, tramite analisi delle immagini satellitari, dell'inventario forestale nazionale. Ma si vogliono sviluppare sistemi anche per supportare la Pubblica amministrazione nella gestione ottimale delle foreste e per garantire una tracciabilità del legname.

Per quanto riguarda la zootecnia destinata alla produzione di latte l'obiettivo è quello di realizzare infrastrutture digitali utili al cosiddetto precision-livestock-farming. E quindi raccolta dati da sensori applicati agli animali, termoscanner, telecamere e altro in allevamento per una analisi dei dati e un supporto delle decisioni dell'allevatore.

Anche nel comparto della viticoltura si vogliono sviluppare sistemi di analisi dei dati raccolti in campo (capannine meteo, tensiometri, immagini satellitari, etc...) per supportare il viticoltore nella gestione fitosanitaria e agronomica del campo. Si stanno sviluppando anche Strumenti di supporto alle decisioni per valutare pre-impianto l'andamento futuro di un vigneto e suggerire al viticoltore come realizzarlo.

"Il sesto progetto si chiama Agriinfo ed è trasversale agli altri cinque. In questo ambito ricade tutto lo sviluppo della piattaforma informatica in cloud, i sistemi di raccolta e gestione dati e lo sviluppo di software accessibili da remoto", spiega Donatelli.


Agridigit, il valore aggiunto del pubblico

Come abbiamo visto si tratta di un progetto molto ampio che tocca numerosi settori in cui già aziende private e startup, in Italia e all'estero, stanno lavorando con risorse anche ingenti. Non c'è dunque il rischio di fare concorrenza al mercato con il pericolo di sovrapposizioni e sprechi? "Assolutamente no, non ci mettiamo in competizione con i privati, anzi, talvolta forniamo a terzi, dietro un giusto compenso, accesso ai dati e a strumenti di simulazione per lo sviluppo di nuovi servizi", spiega Donatelli.

"L'infrastruttura che stiamo creando sarà utile alla Pubblica amministrazione per avere dati certi e interoperabili e per fornire servizi agli agricoltori. Ma servirà anche ad affrancarci dai fornitori privati a cui oggi siamo legati per vincoli tecnologici, legati a soluzioni proprietarie e chiuse, e che costano molto sia in termini economici che di flessibilità di lavoro".

In altre parole Agridigit costruirà le basi digitali per molti servizi in ambito agricolo che la Pubblica amministrazione fornisce e potrà fornire in futuro. Dialogherà con le regioni, condividendo dati e fornendo una base comune per garantire interoperabilità, in modo da elaborare statistiche (utili anche a livello Ue) e orientare le decisioni pubbliche, ad esempio di investimento. Sarà una architettura aperta, svincolata da fornitori terzi, che tuttavia adotta un approccio di open innovation, dialogando con il settore privato per lo sviluppo di nuove soluzioni.

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