Certe volte sembra che il buon senso stenti a far breccia nella testa di alcuni soggetti economici e commerciali del settore dell'agricoltura. L'indiscreto fascino della furbizia spicciola contagia infatti più persone di quanto si creda.
La tentazione del prezzo stracciato o della rincorsa al risparmio, il più delle volte solo illusorio, fa cadere talvolta alcuni commercianti e agricoltori in trappole di tipo tecnico e spesso anche di tipo legale. Ben lo sa chi conosce le problematiche legate al commercio di agrofarmaci illegali, o di fertilizzanti di dubbia provenienza.
Anche la semente rappresenta uno dei fronti sui quali si sviluppa la battaglia per il buon senso e per la legalità. La tentazione di seminare partite di semente economica, non certificata, è infatti strisciante e ha obbligato Assosementi a prendere una posizione decisa a difesa della qualità delle merci utilizzate e del loro rispetto per la normativa vigente.
L'associazione delle società sementiere ha quindi ingaggiato una lotta senza quartiere al mercato parallelo di semente non certificata. Una lotta che va a favore di quegli agricoltori che conoscono bene il valore di una semente dalla qualità certificata, come pure che scelgono di operare nel campo della legalità anche se ciò costa loro qualcosa in più.
A chi sottovalutasse le conseguenze legali derivanti dall'uso di semente non certificata, è bene infatti ricordare come tutte le sementi commercializzate debbano essere ufficialmente certificate.
Sono escluse da tale obbligo solo le sementi di alcune specie agrarie minori e quelle delle specie ortive. Per tutti gli altri casi, e si sta parlando della maggior parte degli ettari coltivati in Italia, la vendita, l'acquisto e lo scambio di sementi non certificate è a tutti gli effetti illegale.
Anche  il servizio di lavorazione per conto terzi delle sementi, come per esempio la concia, è ammesso solo fra aziende titolari di licenza sementiera.
 
Sementi certificate, sementi sicure

 
La semente certificata è a tutti gli effetti il fulcro di un sistema produttivo orientato alla qualità e alla rintracciabilità delle produzioni, fattori ormai imprescindibili per chi voglia operare secondo le più moderne logiche di filiera.
I costi di questo circolo virtuoso sono poi molto inferiori a quanto si potrebbe pensare.


Il costo della certificazione incide, infatti, solo per l'1 % sul totale dei costi di produzione. Per un cerealicoltore la differenza di costo è infatti di circa una decina di euro. L'ingannevole illusione di risparmiare risiede nel costo all'origine: la granella aziendale apparentemente costa la metà di quella certificata. A questo costo iniziale però vanno aggiunti quelli di stoccaggio e disinfestazione in proprio, come pure le lavorazioni e la concia. Anche la dose per ettaro è spesso obbligatoriamente superiore, per compensare la minor germinazione.
Alla fine dei conti, cioè, riseminare granella aziendale illude di risparmiare quanto certe compagnie aeree che nei preventivi di un biglietto non includono le tasse aeroportuali e le assicurazioni per gabellare l'ingenuo viaggiatore con proposte economiche a prima vista inferiori a quelle della concorrenza.
A conti fatti, e per concludere, il costo della semente incide solo per circa l'8% del totale, a fronte di altre voci come la fertilizzazione, la difesa e le lavorazioni meccaniche e di raccolta che messe insieme incidono per oltre i tre quarti.
Appare quindi molto sciocco investire denaro per coltivare, diserbare e nutrire, se poi si rischia di rovinare tutto acquistando (o reimpiegando) una semente non conforme, la quale non assicura i ritorni economici dell'investimento e per giunta espone a conseguenze di tipo legale.


Il risparmio che si ricava dal riutilizzo di semente aziendale è solo illusorio