Diventare perito agrario, un'opportunità in più con l'anno abilitante

Per accedere all'esame di abilitazione, ora non c'è solo la via del praticantato: l'iniziativa del Collegio dei periti agrari e periti agrari laureati di Milano

Ilenia Caleca di Ilenia Caleca

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Il perito agrario in tre parole: innovativo, compente e storico (Foto di archivio)
Fonte foto: © Goodluz - Fotolia

A tutti sarà capitato di ritrovarsi davanti alla fatidica domanda: "cosa vuoi fare da grande?"
C'è chi spera in una carriera tra le stelle con il sogno di diventare astronauta e chi sceglie la strada dell'economia oppure, perché no, calcare i palchi come una vera rock star.
Ma se la risposta fosse il perito agrario, quale sarebbe il percorso da fare?
 

Una professione chiamata perito agrario

Innanzi tutto il titolo di perito agrario spetta a coloro che abbiano conseguito il diploma di perito agrario o, nel nuovo ordinamento, il diploma di istruzione tecnica in un istituto tecnico agrario statale o parificato e l'abilitazione all'esercizio della professione. I periti agrari laureati hanno invece concluso il percorso universitario triennale negli ambiti agrari, agroalimentari ed ambientali.

Per coloro che hanno ottenuto il diploma di maturità e intendono diventare liberi professionisti è necessario svolgere un periodo di praticantato presso un dottore agronomo o un perito agrario già abilitati ed iscritti ai rispettivi albi, oppure presso un'azienda agricola con l'incarico di tecnico subordinato.
E' grazie al Collegio dei periti agrari e periti agrari laureati di Milano che, per accedere all'esame di abilitazione, ora non c'è solo la via del praticantato.

Il collegio ha infatti organizzato un corso da 800 ore, chiamato anche sesto anno abilitante, che consente di bypassare il tirocinio ed accedere all'esame di Stato abilitante. Un percorso formativo che si compone di 500 ore di teoria, 150 ore di attività tecnico professionali dei contesti lavorativi, 100 ore di auto formazione per la stesura di un elaborato finale e 50 ore di preparazione all'esame.
Una volta ammesso all'esame, il diplomato dovrà completare e superare due prove scritte per accedere al colloquio orale.

"Con questo percorso i ragazzi si diplomano a giugno e, a ottobre dello stesso anno, si possono iscrivere al corso - afferma Roberto Manna, perito agrario e docente di scuola superiore -. A novembre dell'anno successivo i ragazzi potranno conseguire l'abilitazione e iscriversi al collegio", l'organo che ha il compito di tutelare i suoi iscritti e di sorvegliare che gli stessi operino e si comportino secondo la legge e secondo il Codice deontologico.
"Abbiamo così ridotto di un terzo il tempo per completare la formazione, portandolo da 30 mesi a circa 18".

"Gli obiettivi di questo corso? - continua Manna - Qualificare la figura del perito agrario ma soprattutto incominciare a rivalutare la figura dei periti proprio come tecnici specifici legati al settore agricolo, che si differenziano dai colleghi agronomi che sono invece laureati".

Al collegio possono comunque accedere anche i laureati, i ragazzi usciti dagli Its, istituti tecnici superiori e tutti quelli che hanno svolto attività tecnico-subordinata per 18 mesi. Tra i percorsi possono essere riconosciuti anche i sei mesi di alternanza scuola lavoro.

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I periti agrari in tre parole

Il perito agrario è quindi un tecnico flessibile e polivalente che è spesso chiamato a svolgere un ampio numero di compiti correlati all'agricoltura e alla zootecnia.
Ma se si dovesse descrivere la professione in tre parole?

"Tradizione. Il primo uomo era contadino e io sono solito aggiungere - sottolinea Manna - che il secondo era un perito agrario". I corsi scolastici di indirizzo agrario, pianificati dallo Stato italiano, risalgono infatti alla seconda metà del 1800 quando erano chiamati periti agrimensori o periti agronomi.

"Innovazione. I periti agrari sono innovativi perché seguono la natura, l'ambiente, i processi agroalimentari e dell'industria agraria - specifica Elvezio Albanesi del Collegio di Roma, in una nota inviata alla redazione -. Stiamo cogliendo i tratti e le necessità di cambiamento del mondo che ci circonda. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dal forte cambiamento dello scenario lavorativo, tecnico e occupazionale".

"Competenza - aggiunge invece Daniele Ferri, in rappresentanza del Coordinamento toscano dei collegi dei periti agrari e periti agrari laureati -. I periti agrari sono figure dotate di competenze molto trasversali; dalla consulenza in campo agronomico a quella topografica; dai rami peritali presso i tribunali e le compagnie assicurative alla direzione delle aziende agroalimentari, fino alla sicurezza negli ambienti di lavoro o in campo ambientale".


Covid-19, la formazione via web

E se durante l'emergenza coronavirus, l'istruzione non si è fermata, "sia la formazione superiore sia i corsi per gli iscritti all'albo sono continuati" precisa Roberto Manna; non si sono fermate neanche le attività fondamentali di chi perito agrario già lo è, come la consulenza e il controllo. Attività che espongono i tecnici a rischi per loro stessi e per gli altri.

Leggi anche: "Coronavirus, i rischi a cui possono essere esposti i tecnici che si recano in azienda agricola"

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: formazione scuole

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