Campania, vendemmia sotto i migliori auspici

Previsto un calo di appena il 6% rispetto allo scorso anno, ma la qualità si annuncia ottima

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Operazioni di raccolta in ritardo di circa 10 giorni un po' ovunque
Fonte foto: © Goodluz - Fotolia

La vendemmia 2019 in Campania non sta presentando particolari problemi, anche se non sono mancate le bizze del clima, e complessivamente si stima una produzione di vino in calo del 6%, meno della media nazionale, pari al 16%. Ad affermarlo in una nota la Coldiretti Campania in base ai dati prodotti dalla sezione regionale di Assoenologi.

Nel 2018 in Campania – secondo l’Istat - erano stati prodotti un milione e 376 mila ettolitri di vino, a fronte di un incremento delle superfici investite dell’1,3% che nello scorso anno avevano raggiunto i 24mila 610 ettari. Nella vendemmia 2018 le rese per ettaro avevano raggiunto i 79 quintali, crescendo dell’8%, mentre la produzione di uva da vino complessiva si era portata ad un milione e 956mila quintali, crescendo del 10%.

Dati che non devono meravigliare, poiché la produzione di vino in Campania è ancora per il 72,89% composta da vini comuni o da tavola, che hanno spinto ovviamente sulle rese per ettaro, mentre continua la crescita se pur lenta dei vigneti destinati alle produzioni Doc e Igt.

L’annata 2019 è stata caratterizzata da un inverno che “ha registrato temperature di poco più alte rispetto alla media stagionale e precipitazioni inferiori. Un andamento climatico che si è protratto nei mesi di marzo e aprile. A fine primavera un periodo di circa 15 giorni di freddo ha rallentato e riportato in linea con gli altri anni la fase fenologica del germogliamento – scrive la nota di Coldiretti-Assoenologi - Le abbondanti piogge primaverili, concentrate soprattutto nel mese di maggio, hanno garantito una importante riserva idrica per i suoli, fondamentale per fronteggiare le difficoltà dovute alle scarse precipitazioni dei successivi mesi di giugno e luglio”.
 
“Le temperature particolarmente basse – spiega Roberto Di Meo, presidente di Assoenologi Campania – rispetto alla media di questo periodo, hanno contenuto la crescita vegetativa, impedendo anche lo sviluppo di fitopatie. L’irregolare andamento termico da fine maggio ha influenzato la fioritura, che è iniziata con circa 10-15 giorni di ritardo, ed ostacolato l’allegagione che per alcune varietà è stata piuttosto irregolare, determinando numerosi fenomeni di acinellatura".

Per Di Meo inoltre "Ad oggi in generale la gestione delle vigne non ha evidenziato criticità, le uve sono tutte perfettamente sane. Le temperature degli ultimi giorni, con buone escursioni termiche giorno-notte, stanno favorendo la maturazione. In parte dei territori vitivinicoli della regione, la vendemmia sta cominciando in questi giorni con la raccolta delle uve destinate all’elaborazione delle basi spumante”. 

Ed ecco la situazione provincia per provincia per le principali aree a denominazione di origine secondo Assoenologi Campania.

In provincia di Avellino - nella patria del Taurasi Docg - si registrano rimarcate situazioni di eterogeneità che da sempre caratterizzano il territorio. I processi di maturazione delle uve riportano un ritardo di circa 10 giorni rispetto alla media degli ultimi anni. Al momento le condizioni climatiche sono molto favorevoli, con giornate soleggiate, ma non troppo calde e importanti escursioni termiche tra giorno e notte, facendo prevedere una vendemmia di ottima qualità. Si stima una produzione inferiore allo scorso anno di circa un 15%.
 
Nella provincia di Benevento è molto difficile stimare le quantità di uva prodotte, in quanto una zona di produzione importante nelle ultime vendemmie è stata colpita nel 2018 da gelate primaverili e violente grandinate che avevano in parte compromesso le produzioni dello scorso anno, con danni agli impianti che potrebbero ripercuotersi in parte anche sulla vendemmia in corso. Il resto della provincia vede invece un leggero calo rispetto all’annata precedente. Pertanto il bilancio produttivo risulta comunque essere più che positivo per il ritorno in produzione dei vigneti danneggiati nel 2018. Ciò fa stimare una produzione potenziale in linea con quella dell’annata passata. In questi giorni sta cominciando la raccolta della Falanghina, destinata all’elaborazione delle basi spumante, con un ritardo rispetto lo scorso anno di circa dieci giorni.

Nel napoletano tre le aree di pregio, che hanno però storie diverse. Nei Campi Flegrei le uve al momento sono tutte molto sane. Le temperature degli ultimi giorni, con buone escursioni termiche giorno/notte, stanno favorendo la maturazione. Per la Falanghina c’è più o meno un ritardo rispetto lo scorso anno di circa una settimana: in media si sta ritornando ai tempi di raccolta classici attorno alla terza decade di settembre. Anche se la raccolta non è ancora cominciata, le rese sono paragonabili a quelle dello scorso anno. Per il Piedirosso, che sta recuperando sui tempi di maturazione, se si protrarranno le attuali condizioni meteo, sarà raccolto nella prima decade di ottobre. Sul Piedirosso è prevista una resa del –15% a causa di diffusi fenomeni di acinellatura proprio a seguito dei disturbi climatici.
 
Nell’area del Vesuvio, la raccolta è cominciata con una decina di giorni di ritardo rispetto alla vendemmia 2018. Da qualche giorno infatti si è partiti con le uve a bacca bianca di Caprettone e Falanghina per le basi spumante, che stanno facendo registrare una resa più bassa del 10%.
 
Per quanto concerne la Penisola Sorrentina, per le uve di Gragnano e Lettere, la raccolta dovrebbe cominciare con qualche giorno di ritardo rispetto lo scorso anno - non prima di fine settembre o inizi di ottobre - con una resa di un –10%.
 
In provincia di Caserta, nell’agro di Aversa da qualche giorno è iniziata la raccolta dell’Asprinio, destinato alle basi spumante, con un ritardo di circa 8-10 giorni rispetto lo scorso anno. La resa si attesta su un –10% in media. Si prevedono comunque buoni risultati anche nell’alto casertano, nelle zone Doc del Falerno del Massico, del Casavecchia e del Galluccio.

In provincia di Salerno le uve hanno iniziato a vegetare precocemente, ma un maggio piovoso e freddo ha consentito l’incremento delle riserve idriche del suolo (indispensabile per la zona) facendo però ritardare la maturazione di circa 7 giorni. I picchi di caldo del mese di agosto hanno contribuito ad una buona maturazione con una riduzione della produzione di circa il 15 % rispetto lo scorso anno. Qui le uve bianche sono quasi tutti in cantina ed hanno manifestato acidità medio-basse rispetto lo scorso anno e resa di trasformazione diminuita del 5%. Si prospetta una ottima vendemmia anche per i rossi grazie alle escursioni termiche degli ultimi giorni.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Coldiretti Campania

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Tag: vitivinicoltura vendemmia vigneto

Temi caldi: Vendemmia 2019

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