Social network ed eCommerce, i migliori alleati dei piccoli vignaioli

Marilena Barbera è una vignaiola di Menfi, in Sicilia, che utilizza i nuovi strumenti informatici per valorizzare il suo lavoro e la sua terra. Il segreto della comunicazione online è uno: non devi tentare di vendere nulla. AgroNotizie l'ha intervistata

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Per i piccoli vignaioli é difficile vendere all'estero a causa delle accise
Fonte foto: Agronotizie

Esperienze all'estero, una laurea in diritto internazionale, il sogno di una carriera diplomatica. Questa è la 'prima vita' di Marilena Barbera. La seconda inizia quando torna nell'azienda agricola di famiglia a Menfi, in Sicilia, dove suo padre ha piantato i primi filari di viti. La storia di Barbera, nonostante il nome suggerisca che il vino lo ha nel sangue, non è quella classica di un vignaiolo. E particolare è pure il suo rapporto con la tecnologia e soprattutto con i social network.

 

Marilena, cosa sono per te i social?

“Sono una protesi universale che ti permettere di raggiungere in un attimo chiunque sul Pianeta. Non sono strumenti semplici, bisogna lavorare per costruirsi le reti di relazioni, ma sono la più grande invenzione dopo la stampa”.

 

A che cosa servono i social?

“Permettono ad una piccola azienda come la mia di sopravvivere in un contesto che vorrebbe farci sparire. Non devono essere intesi come un canale di vendita, non immediato almeno. Servono a creare un legame con tutte quelle persone che sono interessate a quello che fai, il vino appunto”.

 

Se non servono per vendere, perchè li usi?

“La regola zero della comunicazione sui social è non parlare del tuo vino, perchè nel momento in cui l'utente capisce che stai cercando di vendergli qualcosa scappa. E' ovvio che poi l'acquisto succede, ma non è direttamente legato al messaggio che stai lanciando”.

 

Consiglieresti i social come strumento di promozione?

“Se si vuole solo vendere funzionano meglio i canali di advertisement tradizionali. Se si vuole creare anche una comunità e una rete di relazioni i social non hanno eguali. Questa distinzione non è chiara neppure alle grandi imprese che spesso sbagliano e usano i social come l'ennesimo canale su cui veicolare le loro pubblicità”.

 

Ad inizio anno hai lanciato un hashtag che ha avuto un buon seguito, #Questoèuncontadino. Qual era il tuo obiettivo?

“Nasce come spontanea reazione alla notizia che il Mipaaf si sarebbe chiamato Ministero dell'Agroalimentare. Una cosa che mi ha fatto venire la pelle d'oca. La politica sta andando in una direzione che non è la mia e neppure quella delle migliaia di piccole e medie aziende agricole italiane. Stiamo andando vero l'agroindustria, che è legittima, ma non rappresenta tutta l'agricoltura italiana. Volevo che la nostra voce si sentisse e i social erano lo strumento ideale per mobilitare le persone”.

 

Quali sono i social network che usi?

“Naturalmente Facebook, Instagram e Twitter. Ma anche Pinterest, Medium e Steller. Attenzione pero, non tutti i social sono uguali. Anche se non ho un piano editoriale, come quelli delle grandi società di comunicazione, ho bene in mente una strategia di comunicazione e le differenze tra i vari strumenti”.

 

A giudicare dal numero di video caricati uno dei canali che preferisci è YouTube. Come mai?

“Perchè ti permette letteralmente di fare vedere quello che fai. Ho alcuni video più istituzionali, in cui racconto me e la mia azienda. Ma molti altri riguardano il mestiere del vignaiolo: mostro come si torchia a mano o come si pulisce una barrique. Fare vedere, a chi è interessato al mondo del vino, ciò che fai, senza filtro, crea un legame forte. E' come se fossero lì in cantina con me”.

 

Servono troupe televisive o strumenti sofisticati?

“No, basta un iPhone e una connessione ad internet”.

 

Capitolo eCommerce, è un canale che funziona?

“Come strumento sarebbe una grande opportunità ma è praticamente impossibile esportare all'estero per un problema di accise. Di fatto, per complessità burocratiche, ci viene impedito di vendere legalmente a privati residenti all'estero. è uno dei problemi di cui la politica non si sta occupando”.

 

Qual è il tuo personale rapporto con l'eCommerce?

“Sono tre anni che vendo online in Italia e faccio il 22% del fatturato. Se potessi vendere all'estero sarebbe eccezionale. Vorrebbe dire accorciare la filiera e togliere peso agli intermediari. Più reddito per i vignaioli e prezzi più bassi per il consumatore. Avrebbe successo chi fa il vino buono e lo sa raccontare”.

 

Quale piattaforma utilizzi per vendere online?

“Vinix è un social network che raccogli le persone interessate al mondo del vino. Si possono condividere articoli, foto, video e poi c'è una sezione dedicata al market. Le aziende, selezionate da delle commissioni, possono vendere le proprie bottiglie, ma solo agli iscritti. Gli utenti possono unirsi in 'cordate' per comprare più bottiglie. Chi vende ci guadagna perchè ha un solo acquirente, una sola fattura, una sola spedizione. Chi acquista vede scendere il prezzo”.

 

Dal tablet alla terra. Che tipo di innovazioni utilizzi in vigna?

“Una delle cose stupende che la Sicilia fa per gli agricoltori è mettere a disposizione i dati delle centraline meteorologiche che forniscono informazioni via mail ogni giorno. Ogni settimana poi arriva una newsletter con le principali minacce fitosanitarie rilevate nella zona”.

 

Che tipo di agricoltura pratichi nella tua azienda?

“Abbiamo 15 ettari coltivati a biologico per una produzione di circa 70 mila bottiglie. Utilizziamo l'irrigazione a goccia, sopratutto d'estate, quando ci sono lunghi periodi siccitosi e temperature oltre i 40 gradi”.

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