Corpo 8, in ginocchio eppur divisa

E' l'immagine di un'agricoltura incapace di aggregarsi, anche nella protesta. Dopo il latte anche olio e agrumi in difficoltà. Il made in Italy chiede aiuto. Questi alcuni degli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dall'1 al 7 marzo

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani

Torna nelle piazze la protesta degli agricoltori. Ma le sigle sindacali sono divise e ognuna va per proprio conto. Sperare in un'agricoltura coesa e vincente diventa così un'utopia.

Proseguono le trattative per giungere a una definizione del prezzo del latte ovino. Ma intanto si registrano nuovi fatti delittuosi che delegittimano ogni protesta.

Si torna a parlare delle multe latte. Congelata la riscossione da parte di Agea, la partita tornerebbe nelle mani dell'Agenzia delle entrate.

La crisi dell'agrumicoltura pugliese raggiunge picchi inaspettati. E si preferisce tagliare le piante piuttosto che raccogliere sottocosto i prodotti.

Preoccupazioni per le intese fra Spagna e Tunisia, che vogliono andare alla conquista dell'olio mondiale.

Prezzi in ripresa per il riso, dopo l'introduzione dei dazi sulle importazioni dell'Est asiatico.

I pirati del cibo imperversano e il falso made in Italy continua a destare problemi, e c'è chi chiede maggiore tutela per le nostre produzioni tipiche.

L'export agroalimentare rallenta, per rinvigorirlo c'è chi chiede di togliere le sanzioni alla Russia.

La Xylella ha colpito nel Salento 50mila ettari di uliveti e ha fatto perdere circa 30mila tonnellate di olio.

Assolto il glifosate. Non ha nulla a che vedere con la celiachia. Lo ha detto l'Ente europeo per la sicurezza alimentare.

In Friuli agricoltori sotto accusa per l'impiego di neonicotinoidi. Si contesta loro la moria delle api.

Carne prodotta in laboratorio? Più inquinante di quella proveniente dagli allevamenti.

Questi sono solo alcuni degli argomenti incontrati sui quotidiani in edicola in questi ultimi giorni. Vediamoli più in dettaglio di seguito.


Disagio crescente

Non si ferma la protesta dei pastori sardi alla quale si aggiunge quella degli agricoltori siciliani.
E in Puglia piuttosto che raccogliere agrumi si preferisce tagliare e vendere la legna.
Di nuovo l'allarme Xylella spinge gli agricoltori alla protesta, ma ancora una volta lo fanno divisi.

Questi alcuni degli argomenti incontrati sui quotidiani in edicola in questi giorni, ma andiamo con ordine, a iniziare appunto dalle proteste legate alla vicenda Xylella.
Se ne parla il 5 marzo sul “Quotidiano di Puglia” che commenta l'inascoltato appello all'unità sindacale per le manifestazioni di piazza in programma per sabato 9 marzo.
Ancora sul "Quotidiano di Puglia", del 7 marzo in questo caso, si torna sull'argomento con un nuovo invito a unificare la protesta. Sarà ascoltato? Ne dubito.

Ad alimentare le proteste si aggiunge il ritardo nelle risposte da dare agli olivicoltori, che si aspettavano interventi rapidi attraverso un decreto legge.
Stando alle anticipazioni della "Gazzetta del Mezzogiorno" del 7 marzo, le procedure potrebbero essere decise con un disegno di legge, dall'iter più lungo e incerto.

Tutta colpa, secondo "Italia Oggi", della necessità di risolvere con questo disegno di legge alcuni dei problemi mai risolti sulla riscossione delle multe latte.


Il latte in bilico

Nel frattempo i pastori sardi si interrogano su come proseguire nella lotta per ottenere una giusta remunerazione per il loro lavoro.
Così “La Nuova Sardegna” del primo marzo racconta le incertezze che assillano i produttori che tengono gli occhi puntati sull'andamento del prezzo del Pecorino romano, ancora fermo sotto la soglia dei 6 euro al chilo.

Dal presidente di "Formaggi sotto il cielo", Roberto Rubino, arriva allora l'invito, attraverso le pagine di “Unione Sarda” del 3 marzo, a diversificare la produzione e non indirizzare la gran parte del latte alla trasformazione in "Romano", con i risultati che si sono visti al primo accenno di surplus produttivi.

Il giorno seguente dalle pagine di “Libero” arriva una pesante critica alle politiche adottate da Bruxelles, che preferisce destinare gli aiuti agli agricoltori etiopi piuttosto che ai pastori della Sardegna.

Nel frattempo si avvicina un nuovo appuntamento fra allevatori e industrie per cercare un punto di incontro. Al tavolo, scrive “Unione Sarda” del 4 marzo, gli allevatori intendono presentarsi mantenendo ferma la loro richiesta di 80 centesimi al litro.

Ma già aleggiano le prime indiscrezioni, riportate il 6 marzo da “Nuova Sardegna”, sulla possibilità di un fallimento delle trattative per la possibile assenza della controparte industriale.

Condanna unanime intanto per l'ennesimo gesto ai danni di un'autocisterna di latte ovino. Un blitz violento, scrive "Avvenire" del 7 marzo che complica la lunga vertenza fra allevatori e industrie faticosamente incanalata verso normali trattative.

La tensione fra i pastori resta alta, si legge su "La Stampa", alimentata dalla preoccupazione che passate le elezioni ci si dimentichi del problema.
Cosa che in ogni caso non giustifica questi gesti, dai quali i pastori prendono le distanze.
 

Settori in affanno

Le emergenze non si fermano al latte ovino, ma coinvolgono in modo pesante l'agrumicoltura pugliese, tanto che in provincia di Taranto si preferisce tagliare gli alberi piuttosto che raccogliere arance e clementine.
I prezzi sono talmente bassi, scrive “Il Messaggero” del 6 marzo, che gli unici guadagni arrivano solo dalla vendita della legna.

Non va meglio in Sicilia, dove gli agricoltori sono pronti a scendere in piazza, come anticipa la “Gazzetta del Sud”.

Ad aumentare le preoccupazioni degli agricoltori, in questo caso dei produttori di olive, arriva la notizia dell'accordo fra Spagna e Tunisia per il controllo del settore.
In quattro anni, spiega “Italia Oggi” del 6 marzo, il nuovo asse produttivo potrebbe arrivare a controllare metà della produzione mondiale di olio di oliva.

Solo il riso sembra tirare un respiro di sollievo, grazie alla reintroduzione dei dazi sulle importazioni che hanno ridato tono al mercato. Rispetto a un anno fa, scrive la “Provincia Pavese” del 3 marzo, i prezzi sono saliti del 75%.
 

Difesa del made in Italy

Sui mercati internazionali si assiste ad una frenata dell'export agroalimentare, come riferisce una breve notizia de “Il Messaggero” del 3 marzo.
Fra le cause, oltre a quelle legate ai flussi di mercato, la concorrenza che deriva dai "pirati" del cibo, come li apostrofa “Repubblica” del 4 marzo, che sottraggono alle produzioni italiane ben 100 miliardi di euro.

Un problema trasversale, che non risparmia nessun settore agroalimentare, salumi compresi.
Ne parla “La Stampa” del 4 marzo dando la parola a Vittore Beretta, dell'omonima industria di trasformazione, che si dice preoccupato non solo delle imitazioni, ma anche delle possibili conseguenze della Brexit.
 

Le proposte

Per tutelare il made in Italy c'è chi chiede un maggiore impegno, che dovrebbe passare da normative più stringenti sulla difesa delle nostre tipicità. E' quanto chiede un nutrito drappello di imprenditori dell'agroalimentare che hanno firmato un documento-appello rivolto al legislatore europeo, notizia che si apprende il 6 marzo dal “Corriere della Sera”.

Ma da Bruxelles non arrivano a questo proposito segnali incoraggianti. Stando alle anticipazioni di “Libero” del primo marzo, è in campo una proposta di modifica al sistema di etichettatura che potrebbe cancellare la dichiarazione dell'origine della materia prima.

E' rivolto alle autorità comunitarie anche l'appello dei produttori agricoli cuneesi, che dalle pagine de “La Stampa” del 2 marzo chiedono a gran voce che siano rimosse le sanzioni alla Russia e il conseguente embargo alle importazioni dall'Europa, che hanno portato danni all'agricoltura per almeno 23 milioni di euro in questa provincia piemontese.
 

Il fronte fitosanitario

E' sempre alta l'attenzione sulla Xylella che nel Salento, stando alle valutazioni della “Gazzetta del Mezzogiorno” del primo marzo, ha devastato 50mila ettari di uliveti, facendo perdere quasi 30mila tonnellate di olio di oliva.
Lo conferma nello stesso giorno il “Quotidiano di Puglia” che parla di almeno quattro milioni di ulivi colpiti dalla malattia.

Libero” del 3 marzo torna a parlare del glifosate, citando una recente ricerca di Efsa, l'ente europeo per la sicurezza alimentare, che dimostra l'assenza di qualunque rapporto fra l'impiego di questo diserbante e l'insorgenza di celiachia.

Situazione opposta per le conseguenze sulle api dell'impiego di neonicotinoidi. In questo caso un nesso potrebbe esistere, tanto che per i danni subiti dagli alveari del Friuli sono ora nel mirino della giustizia 400 agricoltori.
I dettagli si possono leggere il 6 marzo su “Il Gazzettino”.
Di questa vicenda si occupa anche il "Messaggero Veneto" del 7 marzo, ma a quanto pare gli agricoltori coinvolti sarebbero assai meno, solo 152.

Anche il prosecco rischia di finire sul banco degli imputati per l'impiego di agrofarmaci. Lo scrive la “Tribuna di Treviso” del primo marzo.
Diversa la situazione delle vigne valdostane, dove si sta sperimentando un nuovo modello di interventi che utilizzando "internet delle cose" promette di dimezzare i trattamenti, questa almeno l'anticipazione riportata da “Italia Oggi” del 6 marzo.


Biodiversità da proteggere

A proposito di innovazioni, “Italia Oggi” del 6 marzo riporta gli estremi di una ricerca che dimostra come la carne prodotta in laboratorio sia in grado di arrecare più danni all'ambiente rispetto a quelli derivanti dagli allevamenti.

In tema di ambiente desta qualche preoccupazione la denuncia della Fao, pubblicata il 3 marzo su “La Stampa”, per la perdita di biodiversità. Un dato per tutti: il 66% della produzione agricola mondiale si ottiene da appena nove piante.
C'è però chi si muove in direzione opposta, come Fabiano Busdraghi, citato da "Il Manifesto" del 7 marzo, che nella sua azienda, un agriturismo a Suvereto nel livornese, coltiva 450 varietà di ortaggi e molte razze avicole ornamentali.

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